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La vita difficile (ma non troppo) dell’ottimista Checco Zalone

Attualità, Personaggi

29/10/2013

Checco Zalone colpisce ancora e fa centro di nuovo.

Se, fino a ieri, la sua comicità nuova, sovversiva e un po’ volgare ricordava come suggestioni di quella originale e più delicata di Massimo Troisi, oggi, l’orizzonte sociale e politico di Sole a Catinelle è quello della commedia all’italiana, del cinema di Alberto Sordi ‘contagiato’ con la fiaba e con l’ingenuità di un personaggio buffo e sempre sopra le righe.

La storia è quella di Checco Zalone, un “italiano medio” contagiato dal sogno della partita IVA e della piccola imprenditoria che si mettere a vendere aspirapolveri e che sembra avere un qualche successo. Quando tutto il suo mondo crollerà e la moglie chiederà la separazione, ecco vederlo fare i conti con la realtà drammatica di un paese in crisi e pieno di problemi. Ovviamente a modo suo, con quell’ottimismo diventato fede cieca cui solo lui sembra credere. Il rapporto con il figlio studente modello lo obbliga a fare una scommessa con quest’ultimo: Se avrà tutti dieci alla pagella finale, lo porterà a fare una vacanza da sogno. Ovviamente il ragazzino otterrà il massimo dei voti e Checco si ricorderà di una vecchia zia in un paesino sperduto del Molise per una vacanza terrificante. Una serie di circostanze, però, porteranno padre e figlio ad entrare nelle grazie di una famiglia molto ricca che si prenderà cura dei due, con Zalone in grado di fare tanti danni, da riuscire a fare – sorprendentemente – perfino del bene.

Ed è questo l’elemento interessante del film la cui sceneggiatura scritta da Gennaro Nunziante, in maniera molto buffa e irriverente, parla dell’Italia di oggi senza fare sconti a nessuno di noi.

Ci sono tutti: politici, sindacalisti, giornalisti, registi, benpensanti e perfino il Festival di Venezia in questo circo caleidoscopico di cialtronaggine di cui il personaggio Checco Zalone è l’emblema tanto divertito quanto “fallato” .

Sole a catinelle è senza dubbio il migliore dei tre film interpretati dal comico pugliese che pur nella sua semplicità e schiettezza costruisce una storia da capogiro in cui il cinema comico diventa cartina di tornasole per idiosincrasie e follie.

Il film più che una fiaba diventa un apologo sulla necessità dell’ottimismo e su un certo rifiuto di un’assuefazione alla sfiga: in questo senso il cinema di Zalone è, non a caso, vicino a quello di Preston Sturgess che nell’epoca della crisi del ’29 dava vita ad una cinematografia molto simile tanto apparentemente ingenua e semplice quanto raffinata nella sua follia.

Detto questo, poi, Sole a Catinelle resta un film differente e con un’onestà e una pulizia di fondo che lo fa distinguere da quanto vediamo altrove. Il suo antieroe docile e folle, fragile e presuntuoso è specchio della nostra modernità, ma anche suo figlio ed espressione più interessante in quanto costruita e studiata.

Checco Zalone è il peggio di tutti noi in termini di personaggio, ma anche il meglio sotto il profilo della lezione legata all’ottimismo come rifiuto perfino scaramantico di un presente dove il peggio, spesso, fa comodo a tanti per colpire soprattutto sempre gli stessi.

Bravi Pietro Valsecchi e anche il regista e co sceneggiatore Gennaro Nunziante a credere che oggi si può fare un cinema coraggioso in termini comici giocando a divertirsi, ma anche a spiegare l’economia e il mondo di oggi. Si può ridere in maniera diretta e semplice, ma si può anche pensare. La base del grande cinema, commerciale quanto si vuole, ma anche sorprendentemente utile e interessante.

Pur lasciando intravedere una realtà comunque lontana e deformata, pur offrendo un inevitabile lieto fine, Sole a catinelle  è il film che ci voleva, perché consegna a tutti noi un ‘messaggio pesante in una busta leggera’, in cui dalla crisi (di qualsiasi genere) si esce con ottimismo e senza mai prendersi troppo sul serio. Nemmeno quando si canta una canzone strappalacrime in cui la moglie con “letizia getta l’immondizia”: da non perdere.

Scritto da Marco Spagnoli
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