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La vita che vorrei: Avatar di James Cameron

29/07/2009

Fin dai primi movimenti della macchina da presa, Avatar ricorda allo spettatore perché e come James Cameron sia diventato uno dei principali registi della storia del cinema e, soprattutto, che cosa significhi per un film la visione personale di un grande cineasta, già autore di pellicole indimenticabili come Alien, Terminator, Terminator 2 e film significativi come True Lies e The Abyss. A tredici anni da Titanic, che resta il maggiore incasso della storia del cinema, Cameron sceglie di tornare ad occuparsi di fantascienza con una storia concepita per sfruttare al meglio la tecnologia tridimensionale resa possibile dalla motion capture già sperimentata da Robert Zemeckis in Polar Express. E' l'incontro tra il 3D e il live action che potrebbe rendere Avatar un film in grado di cambiare la storia del cinema non solo dal punto di vista della sua realizzazione, ma, soprattutto, sotto il profilo di una narrazione fantascientifica ambiziosa e innovativa.

 

Produttore di Strange Days diretto dalla sua compagna di allora, la regista Kathryn Bigelow, James Cameron affronta ancora una volta il tema della realtà virtuale riproponendo l'idea di una persona che resa handicappata nella realtà, riconquista la sua mobilità grazie alla tecnologia. Jack Sully interpretato da Sam Worthington è quindi il nuovo eroe in grado di varcare un mondo fantastico dove l'impossibile, diventa reale. Come il Neo di Matrix e come Bruce Willis in Surrogates diretto dal Jonathan Mostow, già regista di Terminator 3, gli uomini si muovono in mondi virtuali o reali, attraverso delle loro proiezioni ovvero degli Avatar. Ma se in Strange Days il mondo virtuale era derivato dall'uso di una droga sintetica e in Matrix era una rete, in Avatar e in Surrogates, è la realtà ad essere esplorata attraverso un essere frutto della fusione del DNA umano con quello di creature autoctone chiamate Na'Vi in Avatar e un mondo di cloni nel film con Bruce Willis. In Avatar, però, il gioco è duplice: al di là della storia, è anche lo spettatore a seguire Jack sul pianeta Pandora grazie alla tecnologia di proiezione tridimensionale. I movimenti prima impacciati eppoi perfetti del marine paralizzato che diventa la guida dell'Avatar sul terreno altrimenti ostile sono gli stessi dello spettatore che, in prima persone, esperisce la visione di insieme del protagonista. Lo spettatore vede il mondo così come lo percepisce il protagonista del film circondato e avvolto dalla foresta pluviale che copre la luna di Polifemo dove è ambientata l'azione.

 

Avatar, come in tanta fantascienza anche di matrice letteraria, riflette sulla possibilità di un'altra vita per un essere umano costretto dagli eventi ad altro. Il regista, autore anche della sceneggiatura, insiste sulla suadente possibilità di diventare qualcun altro e rompere, così, la barriera fisica dei limiti dell'esistenza. Cameron, non a caso, sceglie un cast di attori di talento: Sam Worthington , Michelle Rodriguez, Zoe Saldana, Giovanni Ribisi e la grande amica Sigourney Weaver per renderli protagonisti di una storia di fantascienza, che, però, sembra essere il riflesso non soltanto di tanto cinema SFX portato alle sue massime conseguenze, ma anche del mondo moderno in cui Internet e Videogames hanno cambiato in maniera significativa la vita delle persone.

 

James Cameron, quindi, torna al cinema con un progetto, come sempre, coraggioso e complesso, in cui lo spettatore è proiettato all'interno di qualcosa di insolito e avvolgente, così come accade ai protagonisti su un pianeta lontano in uno scontro destinato a cambiare le sorti degli esseri che lo popolano. Anche se è difficile dare un giudizio definitivo, in quanto si dice che la versione finale del film dovrebbe arrivare a superare le tre ore, Avatar potrebbe probabilmente segnare davvero un nuovo pezzo di storia del cinema. Il futuro di quest'arte potrebbe partire da qui grazie alla visione di Cameron che - insieme a pochi altri registi come Steven Spielberg, Peter Jackson, Robert Zemeckis, Martin Scorsese, Ridley Scott solo per citarne alcuni ha influenzato, più di tanti, il cinema d'azione e di fantascienza degli ultimi trenta anni. Avatar da quello che è stato anticipato ai principali media di tutto il mondo, sembra essere davvero nel suo complesso un kolossal innovativo per la sua capacità immaginifica, ma soprattutto per la straordinaria qualità della sua produzione. E' molto probabile che Cameron, ancora una volta, abbia vinto la sua scommessa artistica in grado di alzare ancora una volta l'assicella ideale della crescita artistica, tecnologica e culturale dell'arte cinematografica. Per esserne certi, basterà attendere il 18 dicembre, quando Avatar uscirà contemporaneamente in tutto il mondo in 3D. Oltre gli occhialini polarizzati necessari alla visione, forse, potremo intravedere non solo un altro grande capolavoro, ma anche il capostipite di una serie di film che costituiranno il futuro che ci aspetta al cinema nei prossimi anni.

di Marco Spagnoli

 

Scritto da ADMIN
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