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La valutazione di un amore

Attualità, Recensioni

29/12/2012

E’ difficile guardare ad una filmografia complessa e articolata come quella di Giuseppe Tornatore ed essere in grado di scegliere e parlare di suo film “migliore”. Eppure, per chi ama il cinema di questo grande regista, la pellicola con Geoffrey Rush incentrata sulla storia di un esperto d’arte alle prese con una donna misteriosa e una valutazione pressoché impossibile, rappresenta davvero un’opera preziosa, piena di sfaccettature, che parla d’amore, di passione, di arte e bellezza, ma anche di seduzione e inganno. Una pellicola seducente che rappresenta senza dubbio uno dei suoi lavori più importanti e, per certi versi, il più moderno e intenso.

La Migliore Offerta è un film che, come Una pura formalità e La sconosciuta, permette a Tornatore di utilizzare il cinema di genere per delle storie in grado di arrivare a tutti e di essere colte sul piano di una narrazione intrigante, così come su quello di uno sguardo autoriale originale su tematiche esistenziali rilevanti per ogni essere umano.

In questo senso, la storia segue Virgil Oldman nel suo percorso alla scoperta di una donna, una ragazza, che lo ha chiamato per fare valutare la casa dei suoi genitori scomparsi da qualche anno e tutto quello che l’antica dimora contiene allo scopo di una vendita. Lui meticoloso, maniaco, solitario, permaloso, incredibilmente ricco e solo, affronta con malcelata riluttanza la sfida di dovere avere a che fare con una persona sfuggente che resta nascosta tra le pareti di un piccolo appartamento ricavato nella villa perché malata di agorafobia. Lei, pian piano, lo attira a sé, seducendolo, trasformandolo e dando vita ad un’insolita storia d’amore tra due persone improbabili nella loro similitudine.

Elegante, raffinato, sensuale e pieno di un senso dell’umorismo illuminato da un’altra interpretazione straordinaria di Geoffrey Rush, La Migliore Offerta è un complesso gioco di rimandi tra arte e bellezza, tra vita vissuta e quella sognata.

Tornatore dà spazio ad una grande complessità emotiva e psicologica dei personaggi: Oldman, infatti, colleziona ritratti di donne di tutte le epoche e li appende ai muri di una stanza segreta, sublimando una sessualità negata da una timidezza all’eccesso e da un egocentrismo determinato da una disperata solitudine.

Seduto nella sua poltrona a guardare delle enormi pareti stracolme di quadri di immenso valore, l’uomo si abbandona ad una passione gentile per donne conosciute e dipinte da altri, che, invece, trova soddisfazione e gratificazione nella “migliore offerta fatta” per una donna bellissima che a lungo gli parla dall’altro lato di una parete o per telefono, prima di incontrarla attraverso un piccolo stratagemma. 

In questo senso, nel doppiaggio italiano, va encomiata la grande interpretazione di Miryam Catania che presta la sua voce sensuale per lungo tempo all’affascinante attrice olandese Sylvia Hoeks.

Giuseppe Tornatore prende per mano il pubblico e lo guida attraverso un crescendo emotivo che senza picchi o colpi di scena, si esplicita in un gioco discreto di sensualità ed emozioni sullo sfondo di un enigmatico gioco di rimandi a pezzi di automi costruiti pian piano e a quadri dalla bellezza insolente quanto quella della donna che trasforma Virgil in qualcun altro ad un prezzo di cui, fino alla fine, non viene ‘battuto’.

Ed è questo, forse, l’elemento più affascinante e seducente del film: Giuseppe Tornatore conquista lo spettatore attraverso una dinamica allegoria dell’amore in cui nessuno sa quale sia il prezzo giusto da pagare per ottenere se non la felicità, almeno, qualcosa che le assomigli.

Lo stile registico di Tornatore, le atmosfere senza tempo di un’Europa mittleuropea costituiscono una confezione perfetta per una storia intrigante in cui tutto è inaspettato o quasi e che quando, pian piano, si rivela nella sua inquietante totalità, lascia comunque spazio ad un filo narrativo più interessante che fa apprezzare fino alla fine la trasformazione di un uomo di successo, ma disperato, in un possibile sconfitto, ma che, finalmente, si è aperto in maniera inattesa alla speranza, avendo compreso fino in fondo la differenza tra ciò che è vero e quello che è falso, ma soprattutto, avendo confermato la sua teoria secondo cui in ogni mistificazione c’è sempre una base di autenticità.

Un grande finale per un grande film incentrato su una storia intrigante e commovente.

Scritto da Marco Spagnoli
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