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La strage di Marzabotto attraverso gli occhi di una bimba - intervista a Giorgio Diritti

Attualità, Interviste

19/01/2010

“Non è un film storico, né tantomeno bellico, anche se mi sono avvicinato a una pagina cruenta della ‘grande Storia’”.

Nel realizzare L’uomo che verrà Giorgio Diritti aveva le idee ben chiare: non doveva trattarsi di un saggio storico, ma di uno sguardo prima di tutto umano su una terribile vicenda. Quella della strage di Marzabotto, scatenata dalle SS il 29 settembre 1944 come rappresaglia contro le azioni dei partigiani della zona; l’eccidio, che portò alla morte circa 770 tra bambini, donne e anziani, si prolungò per giorni nell’area di Monte Sole.

La storia che ha scelto di raccontare Diritti, però, mette al centro la famiglia di Martina, una ragazzina di 8 anni che, anni prima, aveva scelto il mutismo dopo la morte del fratellino, e che ora aspetta con ansia la nascita di un altro bimbo che la mamma porta in grembo. Il piccolo verrà alla luce proprio nella notte che precede la strage. “Ho cercato le persone normali nella dimensione del conflitto, puntando l’attenzione sul martirio che subiscono i civili in tempi di guerra, quando vengono negate loro alcune cose fondamentali della vita, come il diritto di crescere una famiglia. L’evolversi dei racconti è l’evolversi di quei tempi, dove la grande “Storia”, quella che troviamo nei libri e negli studi accademici, entra nelle case, sui sagrati, nelle chiese, ed uccide”. Parlato in stretto dialetto emiliano (e quindi sottotitolato in italiano) il film ha per protagoniste Maya Sansa, Alba Rohrwacher e Claudio Casadio, nei panni rispettivamente della mamma, della zia e del papà della piccola Martina, attorno a cui ruotano gli abitanti della zona di Monte Sole, interpretati per lo più da attori non professionisti. “Maya Sansa è il volto a cui ho pensato subito, anche se inizialmente sembrava non fosse disponibile" – racconta Diritti. "Con Alba Rohrwacher ho condiviso un lungo percorso di preparazione del film: è venuta a Monte Sole e ha partecipato con passione, cioè adesione e dolore, alla costruzione di questa storia”.

La sceneggiatura è frutto di approfondite ricerche bibliografiche, interviste ai partigiani, ai sopravvissuti e agli storici: “Il progetto di L’uomo che verrà è partito diversi anni fa, il che mi ha permesso di far sedimentare a dovere l’immenso materiale scaturito dalle ricerche. Ho cercato di fare in modo che il film fosse vero e storicamente corretto, pur nell’ambito di una vicenda di finzione. Ho inventato una famiglia e l’ho inserita in un contesto di eventi davvero accaduti, stando attento alla dimensione realistica ma senza calcare la mano e cadere in una facile strumentalizzazione”. Il rischio polemiche, in effetti, è alto, come sempre quando si tratta di rileggere artisticamente fatti drammatici realmente accaduti. Ma il regista si dice tranquillo: “Qualcuno sicuramente cercherà di sollevare polemiche… ogni tanto scatta qualche meccanismo revisionista, ma spero e penso che il film non offra questa occasione. Non si può discutere sul fatto che le SS abbiano messo in atto un’operazione sistematica di sterminio in cui hanno ucciso donne e bambini come fossero topi. Questo è chiaro nel film e lo è storicamente. La loro logica era quella della sopraffazione ariana sulle altre razze, e noi eravamo considerati inferiori anche in quanto ‘traditori’”.

Girato in 11 settimane per la maggior parte vicino a Bologna – “due colline più in là rispetto ai luoghi reali” L’uomo che verrà è stato prodotto con un budget di 3 milioni e mezzo di euro da AranciaFilm e Rai Cinema, e sarà nelle sale con Mikado da questo venerdì (22 gennaio). Un bel salto in avanti rispetto alle vicissitudini produttive e distributive di Il vento fa il suo giro, opera prima di Giorgio Diritti che fu protagonista di un vero e proprio exploit: ignorato dal circuito “ufficiale” della distribuzione, il film vinse decine di festival in Italia e all’estero e, pur essendo programmato in poche sale sparse per la penisola (il Cinema Mexico di Milano lo ha tenuto per più di un anno e mezzo), grazie al passaparola raggiunse tantissimi spettatori.

 

Scritto da Michela Greco
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