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La Storia (non) siamo noi

Attualità, Recensioni

31/03/2012

Presentato in anteprima europea al Bifest 2012 di Bari e tratto dal romanzo postumo e incompleto di Albert Camus, Il Primo Uomo è, forse, il capolavoro di Gianni Amelio.

Un film politico, intenso, importante e un’opera complessa ed emozionante, dove la perfezione estetica si accompagna ad una solenne declinazione di sentimenti sinceri e meditati, raccontati con il piglio e il fascino tipico dello stile cinematografico del grande regista calabrese.

Ambientato nell’Algeria prima della guerra che ha portato il paese nordafricano a “liberarsi” dalla secolare dominazione francese, Il Primo Uomo segue la povera infanzia di un ragazzino cresciuto senza padre e con una madre e una nonna, entrambe analfabete.

La sua intelligenza e vivacità, portano a conquistare l’affetto di un maestro che accompagnerà la crescita intellettuale del ragazzo che diventerà, ma nel film vi è solo una timida allusione al futuro, uno dei più grandi intellettuali francesi e uno degli scrittori più importanti del Novecento.

Con un montaggio alternato tra la povertà del passato e il presente costellato  attentati e della ricerca di un senso rispetto alla vita vissuta fino allora, Amelio guida lo spettatore alla scoperta della personalità di Camus, francese di Algeria, oppresso come gli Arabi che lo considerano, in qualche maniera, uno dei loro nemici e non certo uno di loro.

Diventato famoso il protagonista del film che non porta il nome di Camus, si schiera contro il terrorismo, in difesa degli oppressi, nel segno di sua madre e della sua sofferenza.

Il Primo Uomo restituisce allo spettatore il racconto di un mondo oramai distante: un percorso umano ed intellettuale eccezionale, attraverso cui puntellare valori come etica, forza di spirito, speranza.

Un viaggio nel passato alla scoperta delle radici del presente che ancora oggi vede lo scontro tra popoli in una terra insanguinata dalla sopraffazione della Storia perpetrata ai danni dei singoli.

Elegante, solenne e talora perfino razionalmente freddo nel non volere mai cercare scorciatoie o sconti che anche solo alludano al melò, Gianni Amelio interpreta Camus in maniera vivida e secca, lasciando spazio alla ricchezza della parola e a sentimenti figli della dignità e della consapevolezza del proprio ruolo e posto nella Storia.

Un’epopea degli umili vista attraverso l’occhio di uno scrittore che oltre ad essere stato testimone è rimasto vittima di un tempo e di una condizione.

La mirabile sintesi tra cinema e letteratura operata da Amelio sconvolge intimamente lo spettatore in un crescendo rarefatto di emozioni e ricordi, volgendo lo sguardo verso il presente e lanciando inevitabilmente e consapevolmente un messaggio nei confronti del futuro.

Un film di cui essere grati ad Amelio per avere saputo interpretare lo spirito di Camus in un mondo che oggi come non mai ha bisogno di uno sguardo nuovo e profondo per la comprensione della nostra identità lacerata in un tempo dove l’orrore delle bombe ha soffocato la bellezza del silenzio con cui si conclude un film intimo e perfetto.

Scritto da Marco Spagnoli
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