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La sorgente dell’amore di Radu Mihaleanu celebra le donne nella settimana dell’8 marzo!

Attualità, Clip, Personaggi

06/03/2012

In principio fu Lisistrata. Narrava Aristofane che ai tempi della Guerra del Peloponneso, le donne Ateniesi capeggiate appunto dalla furba greca, idearono lo ‘sciopero del sesso’, strategia volta ad attirare le attenzioni dei loro mariti, troppo impegnati a combattere per stare con le loro famiglie.

Secoli dopo a riprendere il tema è Radu Mihaleanu, che con La sorgente dell’amore, omaggia il genere femminile proprio nella settimana ad esso dedicata, quella dell’8 Marzo. Distribuito da Bim, il film sarà nelle sale Venerdì.

In un piccolo villaggio del Maghreb, Leila, una giovane ventenne, porta avanti una campagna contro lo sfruttamento delle donne per il trasporto dell'acqua. Gli uomini non si danno da fare, e così le donne sono costrette ad assumere la totalità dei compiti. Leila propone allora di fare lo sciopero dell'amore. Niente più sesso finché gli uomini non costruiranno un tubo per portare l'acqua al villaggio.

La sceneggiatura si ispira ad una storia vera avvenuta in Turchia nel 2001, che il regista aveva letto nel trafiletto di un giornale locale. Divertito dalla faccenda ha poi riflettuto sull'enorme sacrificio e forza di volontà di quelle mogli. Inizialmente l’idea di parlare di una cultura che non gli apparteneva (Radu è in parte francese, in parte ebreo), lo spaventava, avrebbe voluto affidare l’incarico ad un regista arabo, ritagliandosi un ruolo come sceneggiatore o produttore, per poi decidere di girarlo lui stesso. La pellicola è una dichiarazione d’amore verso le donne ed ha un particolare significato proprio per quelle arabe, in seguito alla nota ‘Primavera’.

Era stata in realtà concepita profeticamente prima dei movimenti di protesta del 2010. Mihaileanu ha spiegato di averci pensato già nel 2006, sentendo nell'aria il cambiamento che il mondo arabo avrebbe di lì a poco attraversato . Le donne sono state grandi protagoniste delle agitazioni che hanno coinvolto l'Algeria, il Bahrein, l'Egitto, la Tunisia, lo Yemen, la Giordania, il Gibuti, la Libia e la Siria. "Era evidente il desiderio di molte donne arabe di avere sempre più accesso alla cultura a posizioni decisionali. Non avrei ma immaginato che tutto questo sarebbe avvenuto così rapidamente - spiega il regista - Oggi, proprio attraverso la situazione delle donne in quei paesi, possiamo vedere dove il bisogno di democrazia sia stato mantenuto o tradito".

“La mia speranza è che siano le donne a promuovere la nascita di un un nuovo ciclo – conclude - loro sono il barometro della democrazia. In questo film racconto la solidarietà delle donne che può cambiare il mondo. Donne che smettono di amare per trovare una nuova forma di amore”.

Oggi vi proponiamo una clip in esclusiva per Primissima, che potete vedere cliccando a questo link!

Buona visione!

 

 

Scritto da Manuela Blonna
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