questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

La solitudine dei numeri primi: binari paralleli di dolore che non si uniranno mai

Attualità, Interviste, Personaggi

09/09/2010

Saverio Costanzo, quarto film italiano in concorso, è un regista con uno stile, un linguaggio cinematografico davvero molto, molto personale. Non so se avete visto In memoria di me, ma quella è una pellicola che vi fa capire immediatamente che siamo davanti ad un realizzatore che è cresciuto a pane e Robert Bresson.

E’ uno che ama le sfide perché non era affatto facile portare sullo schermo questo bestseller di Paolo Giordano (un milione di copie vendute per il suo romanzo di debutto e qui co-sceneggatore del film), La solitudine dei numeri primi, e, soprattutto farlo, senza scadere mai nella banalità. Costanzo ci riesce in pieno e evita ogni luogo comune. Il suo è un film horror – tanto che si apre con la musica dei Goblin – pochissimi dialoghi, nebbia, freddo, cattiverie, dolore, genitori stanchi, disattenti, e convinti che i loro figli gli abbiano rovinato le loro vite, disgrazie, un grande amore.

Alice è una bambina il cui padre adora sciare mentre lei adora Lady Oscar. Un giorno la porta in montagna, Alice ha la pipì, si ferma, e perde il gruppo. Piccola e inesperta, tra la fitta nebbia che avvolge la montagna, si perde e cade. Si rompe una gamba, rimarrà zoppa a vita. Mattia ha una sorellina Michela che è un po’ mentalmente ritardata, mentre lui è un genio. Sempre ottimi voti a scuola e una mente straordinariamente dotata per la fisica. Ad una festa di compleanno – dove un Filippo Timi in versione Carmelo Bene racconta la favola di Biancaneve – Mattia ha vergogna di portare la sorella, così la lascia su una panchina e gli dice di aspettarlo lì. Mattia si perde nella festa, quando esce Michela non c’è più. E’ scomparsa per sempre. 

Alice e Mattia sono due numeri primi divisibili solo per se stessi. Rimarranno in contatto per tutta la vita ma non riusciranno mai a superare le tragedie che il destino gli ha riservato fin da piccoli. Il film è una commovente meditazione sulla solitudine, sull’amore e sulle conseguenze dell’infanzia. Tutti presenti al Festival chiediamo ad Alba Rohwacher che è Alice adulta, - mentre l’esordiente Luca Marinelli è Mattia da grande – cosa le è piaciuto di questa storia? “E’ la storia – ci dice Albadei corpi di Alice e Mattia, del loro stravolgimento nel corso di un ventennio. Due corpi martoriati, una è zoppa e anoressica; l’altro si infligge automutilazioni ed è bulimico. Credo che il film di Saverio sia un horror sentimentale sulla famiglia e sulla sua impossibile emancipazione, accompagnato dalle note blu elettrico di un synt analogico e da una colonna sonora strabiliante”.

Cosa ha pensato quando hanno scelto lei per dare un volto ad un personaggio che milioni di lettori conoscono e magari si erano già fatti un’idea della loro Alice ideale? “Più che una responsabilità – dice la Rohrwacher – è stata una grande fortuna. Ho amato sia il romanzo che il personaggio, interpretare Alice mi ha regalato l’emozione di conoscerla meglio. Ho lavorato con la gioia di diventare lei, piuttosto che con la paura di essere lei”.

Come si è preparata, anche fisicamente, visto che nel film deve fare una anoressica e vediamo il suo corpo cambiare oltre al dovere zoppicare… e poi psicologicamente? “Saverio ha voluto che partissimo da un lavoro proprio sul corpo, molto profondo e molto radicale. Io sono dimagrita di un buon dieci chili e Luca è ingrassato di circa quindici. E’ chiaro che un attore deve essere disposto a tutto se crede nel progetto, quindi, non è stato semplicissimo ma era ovvio che dovevamo partire da lì per sentirci due esseri diversi quali sono i nostri protagonisti. E’ sempre dal cambiamento che fai sul tuo corpo che arrivi ad un cambiamento della tua psiche, del tuo carattere fino alla tua anima. Non funziona mai se fai il processo inverso. Quindi è stato molto stimolante perché l’immedesimazione corporea con i personaggi ci ha permesso di capire la loro interiorità”.

“Sono davvero felice di essere di nuovo qui a Venezia. – ci dice salutandoci Alba – Sono emozionata, chissà come andrà il film e questa sera il tappeto rosso, che è il momento per me, più difficile. In certe cose assomiglio ad Alice, per esempio, sarò una eterna timida. E non lo dico per fare la umile, mi piacerebbe a volte essere più esuberante, istrionica, come sono la maggior parte degli attori. Colgo l’occasione per dire che sono anche qui per una particina che ho fatto in Sorelle Mai di Marco Bellocchio, per lui farei anche una parte di un minuto”.

 La solitudine dei numeri primi esce domani, 10 settembre nei cinema, distribuito da Medusa.

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA