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La Siae ai tempi del web

Trade

24/11/2011

Come ormai tutti sanno, anche perché la vicenda si è ingigantita grazie alla mobilitazione del web, la Siae nei mesi scorsi ha inviato centinaia di lettere ai siti internet italiani che si occupano di cinema per chiedere
il pagamento di una cosiddetta 'licenza' di 1800 euro + una percentuale sul fatturato lordo del sito per il pagamento di presunti diritti musicali sui trailer, detti anche Piccoli diritti musicali. Molto piccoli in verità, visto che come si può facilmente verificare nei trailer si tratta di piccolissime sequenze musicali di pochi secondi, che servono esclusivamente di raccordo tra le scene con pezzi di dialogo. Considerando che un trailer dura mediamente 2 minuti, le musiche presenti sono nell'ordine di 10-15 secondi complessivi, e sempre spezzettati. Con questo non vogliamo certo dire che le musiche, brevissime che siano, non debbano essere pagate e non debbano essere versati alla Siae i legittimi diritti d'autore. Cosa che viene fatta a monte dai produttori stessi del film, che nel momento in cui montano il trailer, acquistano la musica e pagano i diritti. Finito? Evidentemente no, perché la Siae vuole che questi piccoli diritti musicali vengano pagati ogni volta che vengono proposti, anche semplicemente in embed da altro publisher. Un'assurdità che sta creando una forte reazione da parte di tutti i siti web che minacciano di togliere i trailer, o quantomeno togliere l'audio dai trailer. Anche perché, va aggiunto, i siti non si fanno pagare per tenerli online, ma li propongono come notizia e come elemento informativo.
Perché riteniamo questa richiesta assurda? Perché i trailer sono semplicemente degli strumenti promozionali, non esattamente delle 'opere' come i film, come i libri o come le canzoni su cui è necessario pagare i diritti d'autore ogni qualvolta vengano consumati. E' come richiedere il pagamento di una licenza sui diritti d'autore letterari a tutti i giornali che si occupano di libri, o magari il pagamento di un ulteriore diritto ogni volta che viene citata la frase di un romanzo.


Inoltre visto che la Siae fa leva sulla definizione di 'siti commerciali' a proposito dei nostri siti informativi e ahimé non così commerciali come ci vorrebbero far apparire, bisognerebbe spezzare almeno una lancia sul ruolo effettivo giocato dall'informazione online a favore del cinema. Noi non vendiamo suonerie o brani musicali, facciamo informazione che è tutta un'altra storia. E grazie al nostro impegno, anche sul piano tecnologico, ci siamo conquistati un ruolo decisivo nella 'economia' del mercato cinematografico, perché nella varietà di proposte e contenuti riusciamo a raggiungere la quasi totalità del pubblico con una incidenza minima nei confronti dei budget.
La stragrande maggioranza dei siti non tiene i trailer nei propri server, ma semplicemente li re-indirizza (in gergo embedda) nel senso che la fonte del trailer è la Distribuzione del film oppure Youtube, i quali già pagano i diritti musicali alla Siae. Ma la Siae non si accontenta.


L'embed viene considerato un 'valore aggiunto' che porta traffico al sito e quindi deve essere pagato, mentre se si accetta di mettere solo un link senza embed, allora si è esentati dal pagamento. Roba da medioevo. Non posso utilizzare l'embed che è una evoluzione tecnologica del linguaggio della rete perché accresce il valore della mia pagina e quindi devo pagare la tassa Siae? Attenzione, non stiamo più parlando di contenuti, ma di linguaggio. Il linguaggio del web che è di per sé ipertestuale e quindi ridondante di riferimenti audiovisivi.
Qualcuno dice che la Siae ha bisogno di far cassa, e forse solo così si potrebbe spiegare un tentativo così maldestro di mettere in ginocchio un settore dell'informazione online cresciuto con grandi sacrifici e difficoltà, e che sta rendendo un servizio fondamentale a tutto il mercato. Le principali Associazioni: Anica, Agis, Anem, Produttori e Distributori hanno espressamente chiesto alla Siae di fare un passo indietro, e stanno facendo pressioni perché
si arrivi a più miti pretese. Ma il problema non può essere affrontato semplicemente sulla base delle miti pretese. E' necessaria, a mio parere, una discussione preventiva su quanto sia lecita la richiesta Siae. Per una ridefinizione dei vari strumenti alla luce degli sviluppi diretti ed indiretti del web.

Scritto da Piero Cinelli
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