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La rivelazione di sé La solitudine dei numeri primi

Attualità, Recensioni

09/09/2010

Il bestseller di Paolo Giordano si sublima in un film inquietante e visionario diretto da Saverio Costanzo. Una produzione interessante che usa i tempi sospesi dell’thriller per una storia profondamente personale in cui il carico di angoscia e di solitudine di due persone, viene raccontato attraverso una pellicola densa di emozioni in cui due adolescenti diventati adulti, proseguono lentamente un laconico ed incontenibile dialogo fatto di sguardi e complicità, piuttosto che di parole.

Come scrive Leonard Cohen “I bambini mostrano in maniera orgogliosa le loro cicatrici. Gli amanti lo fanno a letto per rivelare segreti. Le cicatrici sono ciò che accade alle parole quando diventano carne". In questo senso, le cicatrici e le ferite, metaforiche e fisiche dei due protagonisti, conosciutisi teen agers in una scuola di Torino degli anni Novanta vengono rilette seguendo la suggestione matematica dei numeri primi, destinati ad essere divisi da loro stessi o da il numero uno.

Il loro incontro in un’atmosfera che oggi appare vintage, è quello di due persone destinate a seguire un percorso parallelo, un viaggio di complicità e amore inespresso che solo loro, in maniera quasi esclusiva, possono comprendere per modalità e forma.

Un film in cui i corpi e le anime di un giovane uomo e di una giovane donna, le loro storie, paure ed incidenti vengono mostrati in tutta la loro scarna fragilità, mentre la colonna sonora scelta da Costanzo tra pop e house music commenta tutti i momenti più goffi e significativi della vita non solo sentimentale dei due ragazzi.

Lei, bambina in settimana bianca, si è rotta una gamba e l’incidente l’ha resa zoppa. Lui, ad otto anni, invece, per evitare la vergogna di presentarla ai compagni di scuola, anziché portarla ad una festa, ha abbandonato la sorellina al parco senza mai più ritrovarla. Sono questi due segreti a segnare l’esistenza di bambini normali, trasformandoli in qualcos’altro. E’ la loro “diversità emotiva” rispetto a gruppi precostituiti a trasformarli in outsiders perfetti, incapaci e probabilmente anche non interessati ad avere amici, a fare parte di comitive, a quell’omologazione e condivisione impossibili per la loro stessa natura.

Elegante e freddo, frammentato e giocato sul filo di una simpatetica commozione, mai ostentata o abusata, La Solitudine dei Numeri Primi è il miglior film di Saverio Costanzo, realizzato in un crescendo emotivo dove un composto e meditato silenzio domina la scena.

Un risultato notevole raggiunto anche tramite la perfetta alchimia dei due protagonisti: una grande conferma per Alba Rohrwacher che a Venezia dovrebbe conquistare la Coppa Volpi come migliore interprete e la grande rivelazione dell’esordiente Luca Marinelli.

Scritto da Marco Spagnoli
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