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La recensione di Giustizia privata

Attualità, Recensioni

26/08/2010

Di vendicatori è piena la storia del cinema. Ingombranti e indigesti, continuano ad ammucchiarsi in storie similari, girate con quattro soldi, ma condite con dosi massicce di sadismo. Storie inutili e violente che servono solamente ad accendere, tra una coca cola ed un secchio di pop corn, un pò di adrenalina, prima di andare a letto e cercare di digerire tutto con inerzia apparente. Giustizia privata sulla carta prometteva di essere una storia molto più ambiziosa, un thriller che 'mette in evidenza il malfunzionamento della macchina della giustizia americana'. Su questa ambiguità di fondo si gioca invece la storia psicotica di un uomo che, dopo aver assistito impotente all'uccisione (naturalmente sadica) di moglie e figlia da parte di due balordi, e ancora più umiliato dai patteggiamenti legali che gli vengono offerti da una giustizia caricaturale, si scatena in un delirio di uccisioni, dichiarando guerra agli assassini della sua famiglia ed all'intero sistema giudiziario. "Ci sono lezioni che si imparano col sangue" dice ad un certo punto il protagonista, che nel fanta-mattatoio dove mette alla prova le fantasie più sanguinarie dello spettatore, trova il tempo di giocare al gatto col topo con il suo ambizioso e inaffidabile ex avvocato. Se volete impararle, accomodatevi.

Prodotto e interpretato da Gerard Butler, il protagonista di 300, che si candida a erede di Charles Bronson, vede Jamie Foxx nel ruolo di un ambiguo avvocato destinato a rivalutare la sua opinione sulla giustizia.

Scritto da Piero Cinelli
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