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La recensione di District 9

24/09/2009

Se gli alieni atterrano in Sudafrica non sparargli, dagli lo sfratto.

Non è una parodia dei film di fantascienza, ma '
District 9' sa far sorridere con un protagonista che ricorda la cretineria di 'Borat', sullo sfondo di una Johannesburg che è una ventata di novità per il genere. Dal 25 settembre al cinema.

Johannesburg, Sudafrica, agosto 2010: un milione e ottocentomila 'non umani', alloggiati nel quartiere chiamato Distretto 9, devono essere trasferiti nel nuovo Distretto 10, tanto accogliente quanto il filo spinato che lo delimita, 240 chilometri fuori città. Gli alieni, soprannominati dagli esseri umani 'gamberi' per la loro anatomia tutta chele e tentacoli, si trovano lì da 28 anni, da quando nel 1982 la loro astronave andò ad arenarsi nel cielo della capitale sudafricana, impossibilitata a ripartire per il distacco del modulo di controllo, finito chissà dove. La gente è stufa, vuole che i 'gamberi' se ne vadano; ma a trattenerli sono proprio gli uomini della MNU (Multi-national United), la corporation che sotto una patina di efficienza e legalità conduce sugli extraterrestri esperimenti da Terzo Reich per cercare di carpirne i segreti della tecnologia bellica. Wikus (Sharlto Copley), l'uomo a capo delle operazioni, si fa bello davanti alle telecamere per la mogliettina (Vanessa Haywood). Tutto procede più o meno bene finché, in una delle tante baracche perquisite, Wikus rinviene una singolare capsula di metallo... Non fidatevi del trailer: il film è meglio. Perché District 9 è una piacevole sorpresa per chi pensa che la fantascienza al cinema debba, in un modo o nell'altro, tenersi sempre alla larga dai toni lievi dell'umorismo e dell'ironia. La commistione che già in letteratura venne sperimentata con successo alla fine degli anni '70 dal Douglas Adams di Guida galattica per gli autostoppisti (trasposto per il grande schermo nel 2005, con esito non felicissimo, da Garth Jennings), ma che al cinema non si vede affatto spesso (forse bisogna riandare addirittura ai Men in black del 1997 e del 2003, regia di Barry Sonnenfeld, per produrre un esempio degno di nota), trova invece in District 9 una coniugazione inedita e felice, soprattutto nel primo tempo. Sia chiaro, non ci troviamo di fronte a una parodia alla Mel Brooks o all'equivalente sf di ciò che L'alba dei morti dementi (Edgar Wright, 2004) rappresentò qualche anno fa per l'horror; ma quelle spruzzatine di humour con cui Neill Blomkamp, regista e sceneggiatore del film, ha saputo insaporire District 9 sono forse l'asso nella manica della pellicola.

 

 

Scritto da ADMIN
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