questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

La pelle che abito: Entra nel Castello del Dottor Frankestein di Pedro Almodóvar!

Attualità, Interviste

21/09/2011

Presentato in concorso all’ultimo Festival di Cannes, La pelle che abito è sicuramente il film più inquietante e complesso scritto, diretto e prodotto da Pedro Almodóvar. Dopo 21 anni ritrova il suo attore Antonio Banderas e gli affida un ruolo da incubo. Quello di un noto chirurgo plastico che perde la moglie rimasta carbonizzata in un incidente stradale, di una figlia che si getta dalla finestra in seguito di un presunto stupro e di una, vendetta, – tremenda vendetta – che l’uomo mette in atto su un disgraziato che diventa la cavia dei suoi esperimenti. Un film denso, sia a livello di trama, che di suggestioni e, soprattutto che pone molte domande, sull’umanità, la scienza e l’identità.

Arrivato a Roma insieme a Antonio Banderas ed Elena Anaya, l’altra protagonista del film che aveva già lavorato con il regista in Parla con lei, Almodóvar risponde in maniera approfondita, chiara, lucida e consapevole sui temi principali di questa sua nuova creazione. “E’ una pellicola – afferma il regista – alla quale lavoro da dieci anni. Può sembrare molto diversa da tutto quello che ho fatto fino ad ora, ed in parte lo è, anche perché è un libero adattamento del libro Tarantola di Thierry Jonquet. Ci sono vari temi portanti. Ne indicherei tre: l’enorme abuso di potere messo nelle mani di una sola persona; lo straordinario istinto di sopravvivenza che contraddistingue la specie umana e il tema dell’identità. Per sviluppare questi concetti ho scelto uno stile austero, sobrio, niente splatter o gore, sarebbero state scelte nocive all’impatto che deve avere sul pubblico la pellicola. Di questi tre temi direi che quello sull’identità è il più forte”.

Ci può spiegare meglio in che senso intende che il concetto di identità è il cuore della storia? “Lo è nel bene e nel male. – approfondisce Almodóvar – A prima vista il film può sembrare gelido e senza speranza ma non è così... La scienza sta facendo progressi continui ma l’identità di una persona è qualcosa che non si potrà mai manipolare perché va oltre il nostro aspetto. Allo stesso tempo, essendo il mio protagonista un chirurgo plastico/estetico, cambia identità ad una persona, e questo oggi è possibile. Mia nonna mi diceva sempre: “Il viso è lo specchio dell’anima”. Attualmente non vale più dato che attraverso la chirurgia puoi cambiare i tuoi connotati e quindi quello che vedi non dice chi sei. La domanda di fondo del film è : Qual è il futuro dell’umanità? E questo chiaramente trascende dalla chirurgia che è una metafora per porre questa domanda all’interno della storia che racconto. Io so che la scienza non si fermerà e l’umanità la seguirà. Presto ci sarà un nuovo concetto di umanità! Entro la fine di questo secolo. Non so che nome avrà ma ci sarà. Non vorrei però che questo discorso vi facesse pensare che ho una visione negativa, pessimistica del futuro. Direi complessa. Bisogna sempre vedere come l’umanità userà la sua intelligenza perché è chiaro che la scienza non va fermata. Mai”.

Antonio Banderas, dopo vent’anni, esattamente da Lègami torna a lavorare con Almodóvar, cosa ci vuole dire al proposito? “Sarebbe una risposta infinita – ci dice l’attore – perché parlare di Pedro è parlare della mia vita. Il tempo non vuole dire nulla quando si ha un rapporto come il nostro, è l’unico regista al mondo al quale io mi affido senza rete. Mi fido di lui completamente. L’ho trovato maturato, migliorato a livello professionale, dovrebbe andare in questo modo per ogni essere umano e, in particolare, per un artista... La pelle che abito è un’esperienza, non solamente un film. E per quanto mi riguarda è stata un’esperienza magnifica. Non è facile lavorare con lui perché grazie a Dio è una persona molto esigente. E’ per questo che lui rimarrà per sempre nel mio cuore”.

Anche Elena Anaya sottolinea quanto: “Più che un regalo – dice la bella attrice – è stato un altro sogno che si avverava quando Pedro mi ha chiamato e mi ha chiesto di lavorare di nuovo insieme. Il mio ruolo è complesso, coraggioso, drammatico, tragico, sconvolgente... una sfida enorme per un interprete. Come non essergli grata di avere pensato a me”.

La pelle che abito uscirà venerdì 23 settembre, in 300 copie per Warner Bros. E’ uno dei film candidati all’Oscar per la Spagna ed è un ‘almodramma’ dove si innestano thriller, horror, nel quale il lavoro di Almodóvar va sotto la cute della sua opera sollevando il tessuto del proprio cinema per metterne a nudo ossessioni e identità. Non abbiate paura di entrare e lasciarvi andare alla nuova ‘Creatura’ del regista spagnolo, alla fine del tunnel c’è sempre lui ad accogliervi!

Scritto da Nicoletta Gemmi
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA