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La Pecora Nera: E voi che siete ‘normali’ da quale parte del cancello state?!

Attualità, Interviste, Personaggi

02/09/2010

VENEZIA. La Pecora Nera di Ascanio Celestini è un film veramente ‘a parte’, ‘altro’, alcuni lo hanno definito un ‘Ufo’, ma indubbiamente un’opera di grande fascino e profondità proprio per la sua forma e il suo contenuto. Primo film italiano in concorso e unica opera prima in concorso. Un bel debutto per Celestini che ha portato La Pecora Nera a teatro e poi l’ha riadattata per il grande schermo.

Capello corto, barbetta, Ascanio Celestini si presenta molto più affascinante di quanto ce lo aspettavamo. E, invece, come già sapevamo, è estremamente intelligente ed acuto. “Per prima cosa vorrei dirvi – afferma Celestini che La Pecora Nera non parla della pazzia e dei manicomi come solitamente sono stati rappresentati, ovvero raccontando le brutture che avvengono dentro questi Istituti, poi l’intervento di Basaglia ecc… ecc… E’ chiaro che tutto questo è fondamentale ma io mi sono occupato del disagio. Disagio che prova l’essere umano oggi in manicomio ma anche in un supermercato. Mi interessano i luoghi ma per raccontarli dal punto di vista di come sono visti – per l’appunto – dall’individuo. Quello che voglio dire è che La Pecora Nera non è un film di denuncia perché non credo che il problema sia quello”.

Siamo d’accordo con lei ma dato che nel film si vede come riducono un individuo in questi istituti, ci può spiegare meglio che cosa intende quando afferma che le interessano i luoghi…

“Dentro un manicomio – ci dice Celestini – una persona prova consolazione. Perché vieni trattato come un neonato con il pannolone. Ti tolgono tutto: vestiti, oggetti personali e chiaramente la tua identità. In compenso si prendono cura loro di te trattando una persona adulta come un bambino cerebroleso. Quindi ti tolgono la vita. Ti tolgono ogni responsabilità e in cambio tu rinunci a tutto. Quindi io non denuncio il manicomio - per me è criminale l’idea stessa che esista un luogo così -, come pure le carceri. Non perché non ci siano delinquenti ma per come l’individuo è trattato da chi gestisce questi luoghi. Scuola, famiglia, manicomio, carceri, supermercati tutti gli ambienti nei quali passiamo la nostra vita mi interessano. In particolare in La Pecora Nera ho cercato di narrare il meglio del manicomio, non il bello, perché il bello non esiste in quel luogo. E’ solo terrificante. Punto e basta. E anche il supermercato è altrettanto alienante”.

E anche per quanto riguarda il supermercato lei non si riferisce alla società dei consumi nella quale viviamo ma come ognuno di noi diventa dipendente dal centro commerciale…

“Esattamente. Non mi interessa fare un trattato sociologico su quanto siamo diventati consumisti ma mi interessa moltissimo la bulimia individuale verso l’acquisto che è insito in ognuno di noi. Questo lo dico perché se c’è una speranza è nell’individuo non certo nella società”.

Come set per La Pecora Nera Celestini ha usato anche un manicomio vero, naturalmente chiuso: il Padiglione 18, quello che era riservato ai malati criminali, del Santa Maria della Pietà di Roma.

“Abbiamo girato senza fare una ricostruzione, ma una rispettosa ristrutturazione”. Celestini si occupa da anni di malattie mentali, di disagio, ha attinto moltissimo dai suoi studi e dalle sue ricerche per questo lavoro. Celestini come si è sentito dentro quel padiglione? “Come tra le braccia di una mamma. – ci dice – Una mamma che ti coccola per poi accorgerti che sei finito in un film horror. E la trama è che hai trent’anni e ti lavano, ti mettono il borotalco, ti vestono, ti imboccano… Tu non devi fare niente perché ti hanno già tolto tutto e ci pensano loro a te. Attenzione però, le chiavi in mano ce le hanno loro e con quelle si chiude. Tre giri nella serratura e la tua vita è finita. Così come diceva il grande Giorgio Gaber voi che avete le chiavi, e che siete normali, da quale parte del cancello state…?”.

La Pecora Nera che vede nel cast oltre a Celestini anche Maya Sansa e Giorgio Tirabassi è distribuito dalla BIM e arriverà nei cinema il 15 ottobre.

 

Scritto da Nicoletta Gemmi
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