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La Patria ci guarda

Anteprime, Attualità

18/02/2015

Tre operai di estrazione diversa si trovano di fronte alla chiusura della fabbrica dove lavorano ed al licenziamento. Un trauma che condurrà uno di loro a salire sulla torre della fabbrica, minacciando di buttarsi, dove varrà raggiunto da due suoi colleghi. Tre persone diversissime, uno populista e berlusconiano, l’altro rappresentante sindacale con aspirazioni da intellettuale ed il terzo, disabile, si scontreranno, e sfogheranno, tra litigi e solidarietà, per una notte lunghissima e a suo modo magica dove rivivranno trent’anni della storia d'Italia.  

Dopo la presentazione all’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Patria di Felice Farina è stato presentato alla stampa in una conferenza stampa, in occasione della prossima uscita (26 febbraio). A metà strada tra documentario e fiction il film intreccia la vicenda dei tre operai sulla torre,  interpretati da Francesco Pannofino, Roberto Citran, Carlo Giuseppe Gabardini, con materiali d’archivio che riportano alla luce i fatti più eclatanti degli ultimi trent’anni di storia ‘patria’, quelli che hanno attraversato e condizionato le vite dei tre poveracci arrampicati a sessanta metri d’altezza. Il sequestro Moro e le manifestazioni a Mirafori, l'affare Sindona, l'Italicus e la strage di Bologna, il maxiprocesso di Palermo e Tangentopoli, la discesa in campo di Berlusconi, passando per i mondiali di calcio dell'82 e il rigore sbagliato da Roberto Baggio nel '94. “Il copione racconta di gente che sta nella Storia ma ne è inconsapevole - Ha dichiarato Felice Farina -. E’ in sintonia con il momento in cui a mio parere c’è maggior disponibilità a riflettersi verso l’altro. Sono contento che esca ora.”

Il film è tratto dal monumentale romanzo omonimo di Enrico Deaglio, che in un contributo video ha espresso il suo apprezzamento per il lavoro di Farina e per il film “un film 'popolare italiano' come non se ne facevano più da parecchio tempo.” Deaglio non si sente tradito dal taglio ‘ottimista’ che Farina volutamente ha dato al suo libro decisamente più pessimista sul futuro dell’Italia. Nel finale gli operai si riprendono la fabbrica; simbolicamente si indica una possibile soluzione. Non bisogna essere pessimisti come Deaglio, anche se la questione morale nel Paese non è risolta”. Ha commentato Farina. 

Scritto da Piero Cinelli
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