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La Palma d’oro a Sorrentino?

25/05/2006
L'amico di famiglia rappresenta una grande sorpresa. E non solo per la sua qualità. L'evoluzione sul piano della narrazione, la forza immaginifica e paradossalmente – al tempo stesso - iconoclasta della sceneggiatura, ma anche della regia di Paolo Sorrentino, spiazzano lo spettatore con un film elegante, ma anche profondamente insolito nel suo non essere né consolatorio, né – in un certo senso – 'per tutti'. Applaudito con convinzione alla prima proiezione stampa a Cannes, il film esplora i meandri della nostra 'cattiva coscienza', dando vita ad una pellicola molto diversa dal pluripremiato Le conseguenze dell'amore. Come Matteo Garrone con L'imbalsamatore, anche Sorrentino prende spunto dalle storie di cronaca per scandagliare con un grande senso dello humour i recessi più segreti e contorti dell'animo umano. La vita di un piccolo usuraio viene esposta al ludibrio e al disprezzo dello spettatore in un crescendo inatteso di colpi di scena che toccano sia il piano della narrazione, che quello psicologico. Giacomo Rizzo, attore di teatro napoletano, interpreta un piccolo strozzino che vive con sua madre immobilizzata a letto, in un appartamento fatiscente. Quando facciamo la sua conoscenza, scopriamo un uomo gretto e meschino, che supplisce grazie ad un eloquio forbito, alla mancanza di fascino. Tirchio fino all'inverosimile e – ovviamente – avido, è chiamato 'Cuore d'oro' e lui è, addirittura, convinto di fare del bene agli abitanti della piccola provincia dell'Agro Pontino al punto di rivolgersi a loro chiamandoli 'fratello caro' e 'sorella cara'. Suo 'dipendente' è il personaggio interpretato da Fabrizio Bentivoglio: un maniaco del country, apparentemente ossessionato dal dovere conquistare l'amicizia dell'usuraio.
Scritto da ADMIN
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