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La Notte dell’America di Lincoln e del mondo di oggi. The Conspirator di Robert Redford

Attualità, Recensioni

30/05/2011

E’ una storia non celebre, almeno non fuori dai confini statunitensi, quella che Robert Redford affronta come regista solo pochi anni dopo il comunque interessante Leoni per Agnelli.

The Conspirator prende le mosse dall’assassinio di Lincoln a teatro da parte di un attore, John Wilkes Booth, una vera star per l’epoca, e del complotto per rovesciare il governo del Nord che prevedeva l’assassinio simultaneo anche del Vicepresidente e del Segretario di Stato.

Il film, però, interpretato in maniera attenta da un cast su cui svetta il sempre perfetto James McAvoy, riguarda meno il passato e più il presente degli Stati Uniti e non solo. Redford insiste sulla necessità di garantire la Costituzione e i suoi diritti anche e soprattutto in tempo di guerra.

Il processo ai congiurati, infatti, che si tenne solo qualche settimana dopo l’omicidio di Lincoln era, infatti, una farsa, manovrata nell’ombra dal Ministro della Guerra Edwin Stanton interpretato da un sulfureo quanto elegante Kevin Kline.

Tra i tanti accusati presenti, infatti, era presente una donna, Mary Surratt interpretata da Robin Wright (non più Penn dopo il divorzio da Sean…) la cui unica colpa era quella di essere madre di uno degli accusati (peraltro contumace) e di avere ospitato nella sua pensione le riunioni del gruppo di fuoco contro Lincoln & Co, di cui, però, diceva di non sapere nulla.

The Conspirator è la storia di un giovane avvocato, eroe di guerra, che pur riluttante nell’accettare il patrocinio di una donna che egli stesso non è del tutto convinto essere innocente, entra in aula per difendere i diritti di una nazione, in un’era oscurata dal desiderio di vendetta e dalla rabbia.

James McAvoy, quindi, mostra come, con intelligente ostinazione e dubbiosa riluttanza, l’avvocato Frederick Aiken fece di tutto per difendere una donna la cui condanna era già stata scritta altrove, al di fuori di quel tribunale militare dove tutto e tutti congiuravano contro di lui.

Ed è questa la forza e la bellezza di questo film: il dramma di un uomo ostinato pronto suo malgrado a rinnegare tutta la sua vita e perdere qualsiasi possibile onore (dalla fidanzata all’ingresso al Country Club…) pur di difendere valori più alti di lui.

In questo senso, The Conspirator è un dramma perfetto che pur guardando al passato narra di un presente dove nessuno è sicuro se non si garantisce al presunto colpevole il diritto di difendersi. Ad un certo punto del film, l’avvocato dell’accusa portato sullo schermo da Danny Huston, cita il motto latino secondo cui ‘durante la guerra tacciono le leggi’. Un’affermazione sconvolgente in un mondo eternamente in guerra contro questo o contro quell’altro in cui la giustificazione del conflitto non può equivalere ad una sospensione dei diritti civili e dove la condanna a morte di un’innocente non può essere considerato come un elemento ‘accessorio’ della giustizia contro i colpevoli.

Il cinema civile di Robert Redford, uno degli ultimi grandi attori engagé , quindi trova una celebrazione naturale in questa storia che gli consente di utilizzare un grande cast per raccontare un momento buio della storia americana in cui la violenza del conflitto ha oscurato le ragioni dei più.

L’unico limite di The Conspirator è il suo timore reverenziale nel raccontare i personaggi che sono più delle icone letterarie che delle figure modernamente umane con pregi e difetti, nonché un andamento un po’ “televisivo” quando Redford si sofferma a lungo nell’aula per l’ennesimo processo celebrato dall’entertainment americano. Un tipo di impostazione che, per noi, sembra avere ‘tirato un po’ la corda’ visto e considerato l’eccesso di thriller che entrano nelle aule giudiziarie.

Un peccato, tutto sommato, veniale per un film non partigiano, ma mosso da un afflato civile molto elevato, la cui materia è certamente più interessante e importante della sua forma e che tutti dovrebbero vedere per comprenderne il suo messaggio importante e il suo avvertimento sincero per il futuro della democrazia. Qualsiasi democrazia dove il governo vuole influenzare o prova a controllare il lavoro dei giudici.

Scritto da Marco Spagnoli
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