questo sito contribuisce all'audience diiVid.it
Caricamento pagina in corso...

La Nostra Vita a Cannes

Attualità, Recensioni

20/05/2010

Una grande interpretazione di Elio Germano è quella che caratterizza La Nostra Vita unico film italiano in concorso al Festival di Cannes, diretto da Daniele Luchetti.

Una pellicola che si offre immediatamente ad una doppia lettura: da un lato celebrazione del coraggio di un giovane padre, lasciato solo con tre figli piccoli dalla moglie in circostanze improvvise e drammatiche. Dall’altro piccola saga personale di un muratore che decide di diventare, a tutti i costi, imprenditore, sfruttando un favore che gli deve il suo ex datore di lavoro.

Un duplice percorso portato avanti con testardaggine e incoscienza da un protagonista che sembra essere l’emblema di un’Italia dominata dall’assenza di valori: nel vuoto pneumatico derivato dalla latitanza delle istituzioni e di qualsiasi altra certezza, l’unico cuore pulsante resta quello della famiglia.

Dinamico e addolorato, realista, ma mai eccessivo, La Nostra Vita segue costantemente il punto di vista del protagonista per raccontare una storia senza moralismo. Un film trascinante e molto coinvolgente sul piano emotivo in cui Luchetti utilizza interpreti italiani e stranieri per un cinema ricco di sfaccettature, dove perfino il ladro in sedia a rotelle diventato spacciatore può risultare simpatico.

Merito della grande umanità e del talento di Luca Zingaretti per la sua interpretazione, ma – al tempo stesso – bravo Luchetti a creare una piccola epopea dove ogni personaggio è credibile e aggiunge qualcosa di insostituibile alla storia che viene raccontata. Come, ad esempio, nel caso di Raoul Bova che, finalmente, vediamo in un ruolo diverso di persona sensibile e, al tempo stesso, timorosa riguardo alla possibilità di aprirsi nuovamente alla vita.

Oltre all’elemento psicologico del protagonista, al suo reagire provando ad “avere”, laddove non riesce più ad “essere”, Luchetti si sofferma in maniera intelligente su un piccolo ritratto dell’imprenditorialità edilizia romana.

Quella che nasce dal lavoro nero, dagli accordi sottobanco, dalla mancanza di controlli seri e che, al tempo stesso, vive le mille inquietudini di un mondo del lavoro sempre più precario e in sofferenza, a causa della crisi economica, ma anche dell’intero sistema.

La nostra vita è un film fortemente politico, ma tutt’altro che ideologico.

La sua presentazione di una realtà cruda e incerta, debole ma al tempo stesso capace di una qualche generosità sorprende lo spettatore coinvolto progressivamente in un percorso narrativo asciutto e tutt’altro che roboante in cui valori e vizi si confondono nell’ottica di una prospettiva fragile e incerta.

L’unico Nirvana o simil tale, è rappresentato dalle vacanze al mare e dagli acquisti nei centri commerciali: avere soldi sembra essere, di fatto, diventata l’unica vera scala di valori rimasta. Quella in base cui giudicare le persone e su cui calibrare il riscontro della ‘qualità’ della “nostra vita” o almeno della vita in Italia in questo primo decennio del ventunesimo secolo.

 

Scritto da Marco Spagnoli
VOTO
 

NOTIZIE CORRELATE

LA PROSSIMA SETTIMANA