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La Mostra dei veleni

Attualità

14/09/2010

Le polemiche fanno bene alla Mostra. Soprattutto quelle in anticipo e in corsa. Perché tengono accesa l'attenzione e smuovono le opinioni. Vedi il caso Avati, che ha regalato un assist a Muller con il suo sdegnoso e arrogante gran rifiuto, ma quelle 'a consuntivo' quest'anno sono più pesanti del solito. Anche se, va detto, nel nostro paese le polemiche contano solo quando possono essere strumentalizzate per altri fini. Altrimenti 'tiremo a campà'.

1. La premiazione

Quelle che hanno accompagnato, con fischi, la Premiazione ufficiale sono approdate anche nei principali siti stranieri. Dove l'autorevolezza della più antica Mostra del Cinema è andato a farsi benedire. Polemiche sacrosante, quelle relative alla assegnazione 'alla Tarantino' dei Premi, concessi dal vulcanico regista in esclusiva ai suoi amici e compari, senza nemmeno un osso al cinema italiano. Il quale evidentemente se vuole ottenere qualche riconoscimento deve andare a Cannes (o a Berlino), ed evitare accuratamente Venezia, dove è più facile vincere al superenalotto che un Leone.

2. Il Lido

Domenica scorsa Riccardo Tozzi, Presidente dei Produttori dell'Anica, in genere molto pacato, ha sparato a palle incrociate. In una lettera aperta al Messaggero Tozzi ha scritto che Il Lido non ha più strutture adeguate a ospitare la Mostra del Cinema di Venezia: alberghi carissimi, pochi ristoranti che alle 22 sono già chiusi, strutture obsolete, spostamenti con i taxi lagunari proibitivi ... Muller suggerisce di spostare urgentemente la Mostra dal Lido a Venezia, altrimenti l'ipotesi di una fine simile a quella del Mifed (che da Venezia fu spostato a Milano per poi essere chiuso) non è da escludere. Parole pesanti come macigni, visto che arrivano da un pulpito che dovrebbe flirtare piuttosto che sparare con la Mostra.

3. Il cantiere

C'è da dire che questi stessi, identici, discorsi si fanno a memoria d'uomo. La inadeguatezza del Lido è un fatto endemico, e irrisolvibile. Adesso poi il cantiere del nuovo faraonico Palazzo del Cinema, che tra l'altro ha reso ancora più inagibili e inadeguate le scarse strutture esistenti, ha complicato ulteriormente le cose. Su questo aspetto anche Muller ci fa giù duro. Quella del prossimo anno sarà la sua ultima direzione e lui punta i piedi dicendo che non può affrontarla con l'handicap di un cantiere che sarà ancora più invadente. Il Presidente della Biennale Baratta - anche lui in scadenza di mandato nel 2011 - getta acqua sul fuoco, ipotizzando qualche piccola soluzione (del tipo l'apertura di una ulteriore tensostruttura per ospitare una nuova sala da 450 accanto al Casinò). Ma intanto i lavori (140 milioni di euro) del Palazzo del Cinema vanno avanti e le possibilità di togliere la Mostra dall'abbraccio mortale del Lido si fanno sempre più esigue.

4. I risultati dei film veneziani

Altra nota dolente e ricorrente. I film presentati a Venezia ed usciti quasi contemporaneamente in sala sono stati clamorosamente snobbati dal pubblico. Compreso il Leone d'oro Somewhere. Unica relativa eccezione La solitudine dei numeri primi che viaggia sulla notorietà e la forza del romanzo da cui è tratto. E' un fatto pressoché costante. Che purtroppo dà la misura della distanza del pubblico cinematografico dalla manifestazione veneziana. Forse non è giusto imputare ad un Festival lo scarso successo (di critica e di pubblico) di un film, ma non è giusto nemmeno fare finta di niente, visto che il Festival, che pretende l'anteprima mondiale o giù di lì, si assume delle responsabilità. A questo proposito, metto il dito nella piaga, vale la pena ricordare il clamoroso insuccesso di critica e di pubblico di The Hurt Locker dopo la presentazione veneziana nel 2008, e vincitore di 6 Oscar nel 2010.

 

 

 

 

Scritto da Piero Cinelli
Tag: venezia 67
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