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Claudio Amendola presenta La Mossa del Pinguino, il suo debutto alla regia

Attualità, Conferenze stampa

05/03/2014

Il 6 Marzo arriva nelle sale La Mossa del Pinguino, il debutto alla regia di Claudio Amendola, che è stato presentato in anteprima alla scorsa edizione del Torino Film Festival. Il film, interpretato da Edoardo Leo, Ennio Fantastichini, Antonello Fassari e Richy Memphis, con la partecipazione femminile di Francesca Inaudi, racconta l’esilarante ed emozionante avventura di quattro uomini qualunque, delusi dalla vita, che decidono di sognare qualcosa di diverso. Infatti, si convincono di poter organizzare una squadra di curling e partecipare alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 ed è facile immaginare che si tratta di un ottimo soggetto per la commedia italiana più sincera e divertente.

Il soggetto era stato scritto diversi anni fa da Michele Alberico e Giulio Di Martino, ma Claudio Amendola ci si è imbattuto, ritenendolo perfetto per il suo primo film dietro la macchina da presa. “Edoardo sapeva che cercavo una storia con la quale debuttare. Ha letto la sceneggiatura, l'ha trovata adatta e me l'ha portata. Poi l'abbiamo trasformata insieme, rendendola vicino alla nostra idea di cinema. Il soggetto comunque non è farina del nostro sacco, ma è stata una spinta per permetterci di realizzare questo progetto”. Edoardo Leo, giovane attore e regista romano, è ultimamente il re della commedia italiana, con numerose presenze che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico, soprattutto l’ultimo successo Smetto quando Voglio di Sydney Sibilia. Grande amico di Amendola da tanti anni, ha raccontato in conferenza stampa le origini di questo film, così leggero e comico, ma anche costellato da alcuni momenti di amara consapevolezza e malinconia. Questo progetto è nato da Di Martino e Alberico nel 2005, quindi esiste da molto tempo. Ma non ho pensato mai che fosse giusto per me come regista. Poi parlandone con Claudio, ho pensato che fosse giusto per lui. Per me era più la voglia di trovare qualcuno che mi dirigesse in questo ruolo di Bruno. Conosco bene Claudio, la sua parte più intima e romantica (il suo candore, citando Virzì) e sono partiti due anni di riscrittura notturna” ha detto Leo.

Francesca Inaudi veste i panni della moglie di Bruno, il ‘leader’ dell’ipotetica squadra, un giovane marito e padre che non si rassegna a crescere e diventare responsabile di se stesso e della sua famiglia. Si sente frustrato a svolgere lavori umili e crede fermamente nell’importanza di sognare un futuro migliore. Eva lo ama molto, ma ha i piedi per terra rispetto al marito e desidera una stabilità per dare serenità al figlio di nove anni e a se stessa. “Lei mette ordine nei sogni degli altri. E' una sognatrice ma si mette la sveglia, mantenendo il contatto con la realtà” ha spiegato la Inaudi. Amendola ha dichiarato di avere da molto tempo il sogno nel cassetto di diventare regista, ma non è mai riuscito a sviluppare un progetto fino in fondo. Tante idee, la maggior parte bocciate dai produttori o poco adatte al momento storico in cui le aveva proposte. Però, La Mossa del Pinguino ha segnato finalmente la svolta, è stata la giusta occasione per mettersi alla prova e l’attore romano ha dimostrato di aver imparato bene dai grandi professionisti che lo hanno diretto nella sua carriera. “Quando hai la fortuna di lavorare per tanti anni con tanti registi diversi, anche grandi, impari molto. Mi ha sempre affascinato la parte tecnica e artigianale di questo mestiere. Erano tanti anni che provavo a scrivere cose che mi sono sempre piaciute, ma non era il momento giusto. Questa, proprio forse perchè non è una mia idea, è cresciuta. E’ stato come se avessi fatto 30 anni di tirocinio. Fare il regista è stata un’ esperienza professionalmente importante, ma anche umanamente stupenda. Tanti anni fa Steno mi prese per un suo sceneggiato e alle tante cene insieme mi raccontò: "Quando i pupazzi funzionano, non ti devi inventare niente!". Poi ho imparato anche tante cose da non fare mai da altri registi. Per il futuro ho tante storie sul tavolo da far leggere, ma vedremo come andrà”.

Questa commedia, con una certa componente di melò, parla di amicizia, di rapporti umani, ma soprattutto di un’idea nobile dello sport, quello che respira sudore e sacrificio per una soddisfazione e una sana competizione, che non ha niente a che fare con il business o il tifo violento del calcio di oggi, come sottolinea Amendola: “C'è tanto di me nel film e nei vari personaggi. Sono un grande tifoso della Roma e del calcio. Ma ora non lo amo più…il calcio business, la violenza, nulla se non il fatto di essere tifoso. Non vedo le partite se non quelle della Roma. Non credo che il calcio meriti più la passione di prima. La fatica dello sport, sentirsi felicemente stanchi dopo che lo hai fatto”. Ennio Fantastichini e Antonello Fassari sono poi la parte senior del cast, che interpretano due uomini di una certa età, soli, e con delle vite particolari e prive di poesia. Hanno bisogno di una scintilla nuova per tornare ad avere uno scopo e ritrovare la gioia e l’entusiasmo, che gli vengono da questa bizzarra e inaspettata esperienza. “Il film parla dell’abbandonarsi ad un sogno in un paese che ha rinunciato ai suoi sogni già da tempo. Si presenta una situazione realistica, i personaggi vivono in case umili, hanno problemi di soldi. Si sorride, ma ci sono anche calci nelle parti basse che riportano alla realtà. Tutto questo poi arriva alla mossa del pinguino che Edoardo è riuscito a farlo al primo ciak". 

Antonello Fassari che ha lavorato molto con Amendola, basti ricordare la fiction I Cesaroni, ha aggiunto: “Il mio personaggio è border line, ha un'identità imprecisata. La sua immagine mi viene dai ricordi anni '70, questi tipi delle bische, un sopravvissuto. Oggi nelle borgate ancora le vedi queste persone davanti a certi locali. Ma…il problema è stato il curling. L'approccio per noi vecchietti con questo sport per la prima volta è stato tosto. Il curling è uno sport opposto all'idea che abbiamo noi italiani dello sport, con il tifo etc... Non  si fa il tifo, e quando vinci il giocatore fa un unico timido gesto (stile scandinavo). Per la solidarietà, il progetto, l’ amicizia è vicino a noi romani, ma per il resto è lontano”. In conclusione della conferenza stampa di presentazione del film a Roma, Amendola ha poi precisato quanto sia importante, come regista, avere nel cast degli attori collaborativi e propositivi e, a tal proposito ha raccontato di come Ricky Memphis gli abbia fatto notare la mancanza di dolore del suo personaggio. Egli interpreta Salvatore, un semplice addetto alle pulizie notturne di un museo, che vive con il padre anziano e malato e ogni giorno deve fare i conti con la triste realtà. Insieme al confronto tra Eva e Bruno, la componente melodrammatica del film è proprio la situazione di Salvatore, e tutto ha permesso di raccontare una storia interessante, simpatica, curiosa e coinvolgente. Amendola, alla sua prima esperienza di regia, convince e riesce nell’impresa dei grandi commediografi del cinema, saper far convivere la lacrima e il sorriso in circa un’ora e mezzo di proiezione.

Scritto da Letizia Rogolino
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