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La mia droga si chiama Amore

15/09/2008
E' emozionato, felice, impaurito Silvio Muccino. E' due anni che aspetta queste giornate, ovvero di presentare alla stampa, e dal 14 febbraio (San Valentino) al pubblico, il suo primo film da regista: Parlami d'amore. Prodotto da Cattleya, distribuito da 01 Distribution, sbarcherà nei cinema con 500 copie.

Due anni di lavoro, tanto impegno e un bel coraggio. Parlami d'amore non è un film solo per gli adolescenti e non segue il filone Ho voglia di te o Scusa ma ti chiamo amore. Silvio Muccino si è buttato, come un kamikazen, nel raccontare una storia che parla di amore a 360° e quindi di vita. Tratto dal romanzo che il giovane Muccino, 26 anni il 14 aprile, ha scritto insieme a Carla Vangelista, Parlami d'amore porta dentro di sé tanti argomenti: l'amore di un giovane ragazzo, cresciuto in una comunità per tossico dipendenti, per una giovane ragazza che da sempre pensa sia l'amore della sua vita e poi, l'incontro, con una donna più grande, un'anima gemella che riconosce e che non vuole perdere. Un film ricco, soprattutto dal punto di vista della regia, con un'ottima fotografia di Arnaldo Catinari, scenografie importanti, che danno al tutto un'estetica liberty, e come dice Muccino: "da cinema francese". C'è anche molto dolore nel film, rimpianti, paura di essere un perdente, e soprattutto la paura primordiale dell'uomo per eccellenza: l'abbandono. Quello che Sasha ha vissuto fin dall'infanzia essendo cresciuto senza i genitori. Partiamo da questa citazione del cinema francese, in particolare degli autori della Nouvelle Vegue (uno su tutti Jean-Luc Godard) e chiediamo a Silvio Muccino - viste le tante citazioni cinematografiche che si possono riscontrare nel film - a quali autori ha pensato e a quali ha voluto rendere omaggio? "Il film - afferma Muccino - è un film sull'amore nel senso più pieno della parola, quindi anche e soprattutto un grande amore per il cinema. Attraverso il cinema ho imparato ad amare. Il cinema che amo di più è quello della Nouvelle Vague e, per Parlami d'amore, senza sembrare arrogante e irrispettoso, ho pensato molto ad A bout de souffle di Jean-Luc Godard a cui rendo omaggio in particolare nella scena in cui Sasha e Nicole parlano sul ponte. Ma poi faccio vedere una scena di L'Atalante di Jean Vigo, ho inserito la canzone Que rest'il de nos amour di Charles Trenet oppure a Il conformista di Bernardo Bertolucci. Sono suggestioni fotografiche, visive, soprattutto che, attraverso il lavoro del direttore della fotografia Arnaldo Catinari e dello scenografo Tonino Zera, abbiamo creato. E' un film molto estetizzante, lo volevo così, e sono soddisfatto di come è venuto".
Scritto da ADMIN
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