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La meraviglia di Terrence Malick

Attualità, Interviste, Personaggi

02/09/2012

(Venezia) E’ arrivato anche il giorno di To the Wonder, film in concorso del regista più misterioso del mondo, ovvero Mister Terrence Malick. Lui non si è fatto vedere, molto probabilmente è qui al Lido e questa sera entrerà alla proiezione del suo film, una volta che è iniziato, si siederà in incognito e se ne andrà prima della fine. Purtroppo per parlarci di To The Wonder, che arriverà il 13 dicembre 2012 in Italia per 01 Distribution, mancano anche gli attori.

Ben Affleck è al Festival di Toronto per presentare Argo di cui ha curato la regia oltre ad interpretarlo, Javier Bardem è impegnato a Londra sul set di Ridley Scott, Rachel McAdams che è co-protagonista del film di Brian De Palma, Passion, che passerà in concorso l’ultimo giorno del festival non arriverà che in quel momento… e quindi l’arduo compito di parlare di un’altra opera di Terrence Malick (terribilmente fischiato alla proiezione della stampa) spetta alla sua produttrice di una vita, Sarah Green, alla protagonista principale – insieme ad Affleck – l’ex-Bond Girl, Olga Kurylenko e alla nostra Romina Mondello che ha un piccolo ruolo nel film.

Se non vi è piaciuto The Tree of Life non vi piacerà nemmeno To the Wonder. I due film sono girati assolutamente nello stesso modo, sono le immagini subilimi che gira Malick con la consueta collaborazione di Emmanuel Lubezki, il suo direttore della fotografia, a parlare di una storia – che non ha la parte della creazione dell’universo – ma che si concentra sull’amore. Altro tema da niente direte… E, infatti, Malick è uno che non si lascia di certo spaventare dalle sfide.

Ben Affleck è Neil che viene dall’Oklahoma e che incontra in un viaggio in Francia Marina, Olga Kurylenko, i due si innamorano e decidono di vivere tutti insieme in America. Tutti insieme perché Marina ha una figlia avuta da una relazione precedente. Nella storia entrerà ad un certo punto anche Jane, Rachel McAdams, amica di infanzia di Neil, e tra i due nascerà un’attrazione. Poi c’è Padre Quintana, Javier Bardem, che ha perso la fede e non sa più chi è, e Anna, Romina Mondello, che spinge Marina ad andarsene via, lontano, da un uomo apatico come Neil e da un posto desolato come la piccola cittadina dell’Oklahoma dove vivono. Il centro del film come dicevamo è l’amore, ogni personaggio prova amore per l’altro ma gli è completamente impossibile vivere insieme a lui. Principalmente Neil e Marina si amano molto ma non riescono a reggere una quotidianità. Come non ci riesce il prete che non sa più cosa sta facendo e come aiutare la gente. Il tutto è sempre intervallato da immagini stupefacenti della natura: acqua, animali, campi infiniti, primi piani su fiori, nuvole, sole, pioggia… e Mont Saint Michel e Versailles. I personaggi non parlano quasi mai tra di loro ma si rivolgono in continuazione a Cristo, a chi ci ha creato, chiedendo: perché? Perché non riusciamo ad amarci e stare insieme? Perché non siamo felici? Perché sentiamo questo vuoto assillante nelle nostre esistenze? E ogni personaggio parla nella sua lingua. Quindi in To the Wonder abbiamo il francese/russo di Marina, l’inglese di Affleck e McAdams, lo spagnolo di Bardem e l’italiano della Mondello. Se il film sarà doppiato, sarà un vero e proprio delitto.

“Quello su cui ha voluto ragionare e vivere Terrence realizzando questo film – dice Sarah Green – è l’amore, sotto tutte le sue forme. L’emozione, il sentimento, un modo di vivere, in ogni modo il mistero più grande per noi esseri umani. Però è grazie all’amore che tutti noi andiamo avanti nella vita! E questo anche se di fatto moltissime volte non siamo in grado di vivere quotidianamente con la persona o le persone che amiamo”.

“In To the Wonder continua la Green – la storia centrale è quella di Marina e Neil. Sono giovani, belli, sono gentili e teneri tra di loro. Si amano moltissimo, ma sono molto diversi. Neil si fa trasportare completamente dalla vita, Marina reagisce un po’ di più, almeno nei confronti di lui, fa delle richieste. Si vuole sposare, e si sposeranno… Ma tutto ciò non cambierà nulla. Sono due persone completamente incapaci di gestire la quotidianità, non ce la fanno a vivere insieme, diventa tutto troppo pesante, troppo soffocante. Così si lasciano, poi si riprendono, poi si intromette un’altra persona e, alla fine, si dividono. E penso che sia la soluzione migliore per loro, perché nonostante facciano due vite separate il loro amore si rafforza e diventa eterno”.

Olga Kurylenko racconta il suo incontro con Malick e come si lavora con lui: “Ho fatto un provino, ero molto emozionata perché amo i suoi film da sempre, Terrence è rimasto quasi tutto il tempo in un angolo. Alla fine dell’audizione mi è venuto a parlare è ho capito che c’era una connessione molto forte tra di noi. Lui che non mi aveva mai visto prima sapeva già tutto di me e, io ho capito, che mi avrebbe presa per il film. E così è andata… Terrence Malick è una persona generosa e apparentemente ti dona molta libertà, anche se lui ha già in testa quello che vuole… E’ un uomo e un regista profondo, curioso e anche leggero nella sua profondità. E’ estremamente intelligente, sensibile, e con me è stato come un ‘veggente’”.

“Infatti – continua la Kurylenko - la prima cosa che mi ha detto sul set è pensa non parlare. Saranno le immagini a parlare. Il silenzio è più importante delle parole e quelle che dirai saranno quelle che servono per sottolineare il tuo stato d’animo. Come avrete visto nel film io lavoro quasi solo con il corpo, con i movimenti, gli sguardi, i gesti, la danza, le corse. Le parole sono quelle della mia voce off, sono i miei pensieri espressi ad alta voce e rivolti a colui che ci ha creati per chiedere spiegazione di questo dolore, di questa felicità, di questa apatia, di questa lacerazione che mi porto dentro per amore”.

“Una cosa che mi ha chiesto, prima di iniziare il film, è stato di rileggere I Fratelli Karamazov e L’Idiota di Fëdor Dostoevskij e Anna Karenina di Lev Tolstoj. – aggiunge Olga Kurylenko - Io sono di origine ucraina ma vivo in Francia da anni e sono cittadina francese, per questo motivo parlo francese nel film e anche russo. Credo anche che Terrence abbia voluto utilizzare Mont Saint Michel come primo luogo di felicità per il mio personaggio e quello di Neil, anche per questo mio legame con la Francia oltre al fatto che è chiamata ‘La Meraviglia’, come il titolo del film”.

Romina Mondello, che negli ultimi anni ha lavorato molto più per la televisione che per il cinema, afferma di poterci raccontare come è stata scritturata dato che il film non lo ha ancora visto. Lo vedrà alla proiezione di gala qui a Venezia. “Anche io ho fatto un provino in Italia per il film – ci dice la Mondello – poi con mia grande sorpresa Malick mi ha chiamato e sono andata in Texas, dove lui vive, e abbiamo parlato a lungo del mio personaggio. Mi ha detto che si chiamava Anna e voleva sapere se io trovavo giusta la scelta di questo nome. Confermo quello che ha detto Olga, anche nel mio caso mi è sembrato che Terrence sapesse tutto di me. Sono tornata in Italia e mi ha inviato un copione solo sul mio personaggio, dove raccontava chi era questa donna e che vita aveva. Tutte cose che non ci sono nel film ma che mi sono servite a capire chi era Anna e come dovevo interpretarla”.

In To the Wonder Malick si sofferma in maniera molto realistica anche a raccontare la comunità che vive veramente nel paese dove hanno girato. Registro che mantiene solo per questo aspetto del racconto. Ci sono scene di carcerati, anziani, malati, famiglie numerose e disastrate, senzatetto, il tutto mostrato in maniera quasi documentaristica. Questo è un aspetto nuovo, che non si era mai visto prima nel suo cinema, ma del resto il Signore del Mistero continua sempre a stupirci.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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