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La Grande Bellezza sulla Croisette

Attualità, Conferenze stampa

22/05/2013

(Cannes) “Roma è una città che non finisce mai di stupirmi e di sorprendermi nella sua scoperta mi sono lasciato guidare da quello che più mi piaceva: nel film c’è una battuta che dice come ‘la povertà, non possa essere raccontata, bensì solo vissuta’ La Grande Bellezza è un film sulla povertà non intesa dal punto di vista materiale, bensì spirituale.” Paolo Sorrentino racconta così a Cannes il senso del suo ultimo lavoro che lo vede per la quinta volta in concorso al Festival cinematografico più importante del mondo “Io non volevo raccontare qualcosa di negativo, ma mostrare la condizione attuale del nostro paese sul piano esistenziale, ma soprattutto parlare della ‘grande bellezza’ della vita.” Continua il regista che a proposito della collaborazione con Toni Servillo spiega “Nonostante sia la quarta volta che lavoriamo insieme Toni riesce sempre a sorprendermi diventando imprevedibile e inedito. Lavorare è un’esperienza gioiosa, nonostante le difficoltà di produzioni lunghe e fatte di tanti giorni e di molte ore di lavoro, è piacevole passare tanto tempo divertendosi un po’. Lui è anche il mio critico cinematografico di riferimento, l’unico che riesce a tradurre in concetti quelle che sono le mie intuizioni.”   Oltre a Servillo e a tantissimi grandi nomi del teatro italiano da Galatea Ranzi a Roberto Herlitzka, da Pamela Villoresi a Iaia Forte, nel film spicca la prima interpretazione di Carlo Verdone in un ruolo fortemente drammatico che l’attore e regista romano ha saputo rendere quasi patetico, grazie ad un tocco di disperata e struggente malinconia “Per me Paolo Sorrentino è un grande regista, ma soprattutto un artista dallo sguardo personale e peculiare.” Osserva Verdone “Ne La Grande Bellezza ha filmato il sogno di tutti romani ovvero quello di una città metafisica e notturna. Irreale, perché non ci sono macchine, né la vita delle persone normali, ma anche splendida perché Sorrentino le ha risparmiato le tante mortificazioni che vive durante il giorno. Questo è il mio primo film drammatico e ringrazio Sorrentino di avermi dato la possibilità di fare una prima incursione cui probabilmente seguiranno altre, perché oggi ho l’età e la faccia giuste per determinati personaggi. Mi auguro che ci siano altri autori che magari mi vorranno per film più intimi e drammatici.” A proposito del primo confronto cinematografico con Toni Servillo, Verdone dice: “Recitare con lui è come giocare a tennis contro un grande campione che la palla te la serve sempre perfettamente e ti obbliga a dare sempre il meglio. E’ così che, alla fine, la partita diventa piacevole anche per chi la vede e non solo per chi la gioca.” 

Ne La Grande Bellezza, Sabrina Ferilli offre un’interpretazione matura e sorprendente sul piano della sensualità e dell’intima disperazione. “E’ un lavoro straordinario: è cinema nel senso più profondo e dà qualcosa di grande ed enorme. Non è un film su Roma, ma sulla bellezza della vita e sul rischio di vederla deprivata e vuota.  Sono fiera di averne fatto parte.“

Lo sceneggiatore Umberto Contarello aggiunge “La nostra è la storia di una rinascita: il racconto di un uomo che nonostante sia sommerso dal “blah blah quotidiano” per sua stessa scelta, pian piano inizia a ritrovare le parole e ricomincia perfino a sceglierle. Inconsapevolmente riscopre la passione di potere dire certe cose. Anche se non sembra è un film che, nonostante non sembri in maniera evidente, ha un lieto fine: riconosce che il protagonista, infatti, alla fine non ha perso la possibilità di parlare.” 

A proposito dell’ispirazione legata al film Sorrentino conclude: “Il lavoro è quello di osservare la realtà e di reinventarla, sperando che questo lavoro riesca a restituire la realtà in maniera trasfigurata, ma anche più coerente riguardo quella che è la vita vera, tenendoci alla larga da un resoconto cronachistico che, nel mio modo di vedere i film, invece, non funziona.” Nel personaggio di Jep Gambardella c’è, forse, un riflesso del celebre playboy mondano, il principe napoletano Pupetto di Sirignano autore, negli anni Ottanta, di un libro molto popolare intitolato Memorie di un uomo inutile ? “E’ un libro che ho amato molto e che ricordo con piacere: forse inconsapevolmente qualcosa di lui è entrato nel mio film.”

Marco Spagnoli

Scritto da Patrizia Morfù
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