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La Francia in concorso al 36. Festival des films du monde con COMME UN HOMME

Attualità

04/09/2012

   MONTREAL. Finalmente la Francia in concorso al 36. Festival des films du monde, ma il film delude. COMME UN HOMME (Come un uomo), ribattezzato in inglese Bad seeds, è opera d’un regista nato nel 1968, Safy Nebbou, al suo quarto film. Si apre col sequestro di una giovane professoressa d’inglese. É stata aggredita da un allievo, Greg, che rischia l’espulsione. Amico di Louis, ambedue sedicenni, Greg lo coinvolge nel rapimento della professoressa che viene nascosta in una fatiscente casa di campagna di Louis. Figlio di un importante rappresentante del liceo, Louis chiede a Greg di rilasciare la ragazza. ‘Si é vendicato abbastanza, dice, ‘ora puo’, lasciarla andare.’ Senonché Greg ha un incidente d’auto. In coma, lascia tutta la responsabilita’ al coetaneo. Il disorientamento e le tergiversazioni di Louis diventano il perno del racconto. Che fare? Greg muore e Louis va nel pallone. Trova persino una pistola con la quale vorrebbe liberarsi della donna, ma ha sedici anni e preferisce portarle del cibo. I tormenti dello studente occupano tutta la seconda parte del film che mette a nudo anche i rapporti tra padre e figlio. Niente di nuovo, diremmo, durante i 95 minuti di proiezione.
   Altre pretese, invece, ha il film del famoso regista svedese Jan Troell, 81 anni e una lunga filmografia coronata di premi. DOM OVER DOD MAN, che si potrebbe tradurre Sentenza su un uomo morto, e che in inglese é stato tradotto The last Sentence, dura 124 minuti. Girato in bianco e nero, é imperniato sulla vita di uno dei piu’ grandi giornalisti svedesi del secolo scorso, Torgny Segerstedt, redattore capo del quotidiano economico Handelstidningen di Goteborg.  Sceneggiato dal regista insieme col romanziere Klaus Rifbjerg, il film si svolge tra il 1933 e il 1945, anno della morte di Segerstedt. Si apre con immagini di repertorio dell’avvento di Hitler, e con la ferma opposizione del giornalista che pubblica un articolo manifesto nel quale dichiara che Hitler al potere é un insulto. E sostiene la sua battaglia fino alla morte. Il suo atteggiamento, pero’, pone problemi al governo svedese quando la Russia invade la Finlandia, ma soprattutto quando i nazisti occupano Danimarca e Norvegia. I suoi articoli, infatti, venivano letti dai tedeschi che non mancarono di protestare col governo svedese.
La sua lotta viene messa in relazione anche al fatto che la moglie era norvegese, che la proprietaria del giornale era ebrea e sua amante, che il presidente del consiglio d’amministrazione del giornale era suo amico. Di tutto questo, Jan Troell fa un film essenziale, serrato ed elegante, che mostra gli incontri del giornalista  con i ministri e col re. Tuttavia, il profilo di Segerstedt che si batte per la liberta’ contro la dittatura, appare quello di un personaggio egocentrico ed egoista. Non solo trascura la moglie per intrattenersi con l’amante, ma dedica molto piu’ tempo e affetto ai suoi cani. La moglie ne morra’. Lui continua la sua battaglia contro Hitler, anche mettendo a rischio le sorti del suo paese, perché il suo problema oltre all’impegno politico sociale é quello di sentirsi a posto con la propria coscienza.      
   Un accenno meritano i due film del regista argentino Eliseo Subiela che non girava film da quattro anni: REHEN DE ILUSIONES (Ostaggio di un’illusione), PAISAJES DEVORADOS (Paesaggi sfuggenti), presentati fuori concorso. Nel primo, 80 minuti, Subiela (68 anni) narra una breve relazione tra un anziano professore e un’ex allieva. Lei appare e scompare. Suo padre informa l’insegnante che la ragazza é instabile e in cura. Mistero! No, follia. Lei uccide il padre e torna dal professore. Riprendono la relazione, ma un collega informa il professore del delitto. Che fare?  Poco piu’ di una fantasia di Subiela che tra l’altro ha insegnato nella scuola di cinema. Curioso, invece, il secondo film di 75 minuti. Protagonista  il regista Fernando Birri, nei panni di un regista anni Sessanta, internato da allora in un ospedale psichiatrico sotto altro nome. Lo scoprono tre studenti di cinema di Buenos Aires e decidono di intervistarlo. Lui sostiene di essere un altro, ma le sue conoscenze professionali lo tradiscono. Risposte sagaci e spiazzanti sorprendono i giovani che tuttavia riescono a conquistare la sua fiducia e che riportano una vittoria quando riescono a farlo uscire dall’ospizio dopo quarant’anni di isolamento. A Buenos Aires lo portano a vedere un film in 3D.  Anche questa é un’altra fantasia di Subiela, ma s’impone il personaggio divertito e spesso divertente di Fernando Birri.

Renzo Fegatelli

Scritto da Piero Cinelli
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