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La fine è il mio inizio ovvero il cerchio della vita

Attualità, Interviste

25/03/2011

E’ impossibile dare una definizione di Tiziano Terzani (1938/2004), dovremmo scrivere un’enciclopedia come enorme, profonda, illimitata è stata la sua esistenza e la sua scomparsa. La fine è il mio inizio è una pellicola tratta dall’omonimo libro su questo uomo, nato in un paesino vicino a Firenze che impara il cinese e vive quasi tutta la sua vita in Asia. Prima come giornalista, in seguito scrittore e poi la meditazione, la spiritualità e il ritiro. Quando gli viene diagnosticato un cancro chiama a sé il figlio Folco e tra domande e risposte Terzani racconta la sua incredibile avventura mentre il ragazzo ascolta e cerca di capire... ci sono tante cose da capire, per esempio – visto il grave dolore che li attende - se veramente suo padre non ha paura di andarsene.

Diretto da Jo Baier, interpretato da due magnifici attori che reggono tutta la storia Bruno Ganz ed Elio Germano, insieme ad Andrea Osvàrt ed Erika Pluhar, la sceneggiatura è stata scritta da Ulrich Limmer insieme a Folco Terzani. Alla presentazione del film che arriverà nelle sale il primo di aprile per Fandango in 60 copie, oltre a Ganz e Germano, tutta la famiglia Terzani: Folco, la sorella Saskia e la moglie Angela. In mezzo ai giornalisti si mimetizza anche il piccolo Novi, figlio di Folco e la sua mamma.

Chi sa chi è Tiziano Terzani, chi ha letto quello che ha scritto ritroverà quell’uomo, negli ultimi giorni della sua esistenza che confrontandosi con il figlio cerca di raccontargli e spiegargli la ‘meraviglia’ della vita. Perché la cosa più importante per quest’uomo è sempre stato buttarsi nella vita, la sua curiosità lo ha spinto in Vietnam, in Cambogia, nella sua amata Cina, nell’incompatibile – con lui – Giappone, in India, in Himalaya e moltissimi altri luoghi... Non ho paura di morire dice Tiziano al figlio, perché la mia vita è stata così sorprendente che l’unica sorpresa che mi rimane è la morte. La Terra è un grande cimitero sul quale camminiamo ogni giorno, da sempre gli esseri umani muoiono e nascono. Terzani che decise di passare i suoi ultimi giorni all’Orsigna in Toscana, ha come unico problema il corpo. Un corpo che sta marcendo e che lo tormenta. “Non sono più Tiziano Terzani – dice nel film – ora sono un ‘senza nome’, sono nessuno. E questa meraviglia mi permette di essere in comunione con l’universo, con il cosmo”. Ma la sua grandezza gli fa anche dire: “Folco quello che ti voglio trasmettere, di più importante in assoluto, è il messaggio che il mio cammino, il mio percorso non è l’unico. Io non sono un’eccezione. Ci vuole del tempo per capire chi sei ma quando lo sai e sai cosa devi fare la vita è fattibile. Ci vuole solo un po’ di coraggio”.

Bruno Ganz come si è avvicinato ad impersonare Terzani e a riuscire a renderlo come era. Un toscano, un uomo rinascimentale, che ha vissuto quasi tutta la sua esistenza dall’altra parte del mondo. Mostrando una spiritualità che non ha niente a che vedere con la new age ma con la consapevolezza... “Prima di tutto – afferma Ganz – ho letto il libro e poi la sceneggiatura di La fine è il mio inizio. E, sono d’accordo, Tiziano Terzani era l’Asia ma era anche l’Italia di Enrico Berlinguer. E’ rimasto sempre se stesso, evolvendosi, cambiando, imparando, ma senza diventare altro da sé. Era una mente aperta con una curiosità illimitata. Alla fine dei suoi giorni era separato da tutto e allo stesso tempo era un unico con il tutto. Poetico”.

“Mio padre – aggiunge Folco – era un pellegrino. Come diceva lui un pellegrino pagato, quindi molto fortunato. Un uomo che ha scelto di conoscere Paesi lontanissimi da dove era nato prima di tutto per se stesso, per la sua crescita. Un approccio alla vita che è riuscito a mettere in atto grazie al suo lavoro e alle sue capacità. Se c’era la guerra lui andava dove c’era, quindi in Vietnam, se c’erano ingiustizie sociali andava in Cambogia... il suo mito era la Cina e ha imparato il cinese per potere fare il giornalista da un luogo che difficilmente veniva aperto agli occidentali, infatti, ad un certo punto l’hanno espulso. I suoi miti erano gli esploratori, quelli erano i suoi modelli, lui era per una ‘vita epica’. Lui voleva vivere partecipando alla Storia, divertendosi e raccontando, attraverso i suoi articoli e ai suoi libri, ciò che aveva visto, imparato, conosciuto”.

Elio Germano lei interpreta Folco. Come avete lavorato insieme e che esperienza è stata girare questa storia? “Folco – afferma il giovane e bravissimo attore – è stato un magnifico compagno di viaggio. Partecipare a questo film un grande privilegio, cosa che dico veramente raramente del mio mestiere. E non ho mai pensato ad essere bravo perché i discorsi che ascoltavo, la dimensione nella quale mi ero calato vanno ben al di là di un lavoro, di noi stessi... Quello di cui si discuteva sono problematiche aperte e non si danno soluzioni. Vi dico solo che ero talmente entrato dentro al ruolo che ogni giorno raccoglievo castagne che erano piene di vermicelli. Io li raccoglievo con un cucchiaino e li buttavo fuori dalla finestra. Poi arrivavano gli uccelli... mi sentivo un po’ San Francesco. Fino a quando mi sono accorto che gli uccelli venivano per mangiarsi i vermicelli. E li capisci che è la natura a dettare la legge!”.

Folco Terzani è stato difficile avere un padre così impegnativo? “No. Perché era sì ingombrante a volte, dato che bisognava sempre fare come voleva lui, ma è anche la persona più interessante che abbia mai incontrato. Quindi non posso che sentirmi un privilegiato. Tutto ciò che è difficile ti insegna molto di più di ciò che è facile. Mio padre era un pacifista, ma un pacifista incazzato, non ha mai tollerato le ingiustizie e non si è mai dato per vinto. Non ha mai capito come l’uomo possa essere così egoista, ingiusto, avido nei confronti dei suoi simili. In tutta la sua vita ha accumulato miliardi di cose: tappeti che si portava sulle spalle nei confini tra un Paese ed un altro; libri – abbiamo case invase da libri; oggetti di vario tipo ma tutto questo non era per senso del possesso. Anche perché prima di morire mi disse: ‘La bara con il portabagagli non l’hanno ancora inventata. Quindi a che serve accumulare tanto per poi alla fine accorgerti che non hai bisogno di niente’. Ci siamo arrabbiati a volte, abbiamo discusso, ma gli ultimi mesi all’Orsigna ad ascoltarlo per scrivere il libro sono i più belli, divertenti ed indimenticabili passati insieme”.

Signora Angela Terzani lei è stata il bastone, il punto di riferimento della vita di suo marito. Nonostante se ne andasse da solo, via, per lunghi periodi, lei c’era sempre. Dice Terzani nel libro: ‘Angela è come l’elefante che è legato con un filo di seta. Se vuole l’elefante può strappare il filo ed andarsene ma, se l’amore è forte, rimarrà legato a quel filo prezioso’... “Vivere con un uomo come Tiziano – afferma la moglie – è una scelta che devi fare da subito. Appena l’ho conosciuto ho capito chi era e l’ho sempre amato proprio per questo. Certo la sfida era non soccombere, io non sono una vittima, le vittime le trovo insopportabili. Non ho mai gareggiato con lui, anche perché sono convinta che, ognuno di noi nel ciclo dell’esistenza, ha il suo momento. E poi abbiamo sempre preso tutte le decisioni insieme, tutto è sempre stato condiviso, anche quando ci lasciava e se ne andava via per parecchio tempo. Ma questa non è una mancanza di amore o di rispetto, anzi, l’amore e il rispetto reciproco nascono proprio dalla libertà di lasciare all’altro la possibilità di seguire il suo destino. Anche io sono una gran privilegiata, avere vissuto quasi tutta la mia vita al fianco di un uomo come Tiziano, è un regalo. E la vita non regala molto, ci sono tante persone alle quali non viene proprio regalato nulla”.

La fine è il mio inizio è una pellicola dedicata all’ascolto, aspetto che è in via di estinzione nella nostra società. Un film su un padre e un figlio interpretati da due attori di generazioni diverse che formano lo stesso corto circuito. Germano non nasconde, giustamente, la sua grande ammirazione per Ganz.

Un film molto fedele al libro, chi lo ha letto e lo ha amato si ritroverà in pieno.
Per tutti gli altri, non è mai troppo tardi...

Scritto da Nicoletta Gemmi
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