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La fine della grande paura

Attualità, Recensioni

11/02/2013

Viva la Libertà di Roberto Andò

E’ un titolo di chiara ispirazione zavattiniana quello che il regista Roberto Andò ha scelto per il film tratto dal suo romanzo Il Trono Vuoto. Una storia che mescola le suggestioni di Oltre il giardino, de Il Prigioniero di Zenda, della lezione pirandelliana per un racconto originale ispirato dal nostro presente politico, ma che – soprattutto – guarda oltre, alla possibilità di una nuova stagione.

Toni Servillo, infatti, interpreta il segretario del principale partito di opposizione italiano che, preso da una forma depressiva prima delle elezioni, decide di scappare in Francia da un’ex fiamma mai dimenticata sposata ad un grande regista.

Nel frattempo il suo assistente, portato sullo schermo da Valerio Mastandrea è in crisi perché non sa cosa fare. Preso dalla disperazione, dopo avere scoperto che il segretario ha un fratello gemello finito per oltre vent’anni in manicomio, decide di fare uno scambio di persona e manda l’ex pazzo incontro alla stampa.

Il risultato è una vera sorpresa: la lucidità dell’uomo che dice la verità e parla di sentimenti e di passioni, conquista gli Italiani che hanno bisogno di credere nei sogni.

I sondaggi danno per vincente l’opposizione e tutto diventa possibile…

Apologo sul coraggio della (veramente) buona politica, Viva la lbertà è un esempio interessante di quanto il cinema italiano possa essere grande ed unico, mescolando suggestioni differenti in un’unica narrazione insolita e sorprendente in cui il tema del doppio si mescola a quelle di un paese in crisi, di un’opposizione in scacco, di uomini e donne che non sono in grado di dimenticarsi e per i quali la passione è qualcosa di costante nelle loro esistenze.  

Un grande Toni Servillo è al centro di questa narrazione elegante e sottile che nel suo finale aperto chiede allo spettatore di operare una scelta attiva rispetto a quanto accade: tale decisioni comporterà per il pubblico una riflessione insolita, perché quello che appare uno scherzo, ovvero dare il proprio voto ad un pazzo certificato, potrebbe, forse, rappresentare la migliore via d’uscita dall’empasse di una nazione senza sogni e dalle speranze dimenticate.

Un film semplice nella sua drammaturgia che, però, al tempo stesso diverte e interessa,citando Brecht e soprattutto l’idea rooseveltiana che l’unica cosa di cui dobbiamo davvero avere paura è ‘la paura stessa’.

Da non perdere, soprattutto, sperando che i politici siano in grado di guardare questo film senza cinismo, ma – soprattutto – con la consapevolezza che molto di quanto viene detto possa essere di vera ispirazione per quel cambiamento e rinnovamento che, altrimenti, rischia di rimanere lettera morta.

Scritto da Marco Spagnoli
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