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La fine del mondo e l’ultimo uomo

Attualità, Recensioni

10/09/2011

GianAlfonso Pacinotti, fumettista italiano di grande talento, esordisce al cinema con una pellicola interessante presentata in anteprima mondiale al Festival di Venezia. L’Ultimo Terrestre racconta la storia dell’ultima settimana prima dell’invasione aliena di un’Italia di provincia, incolore ed attutita quanto la vita del protagonista del film.

Interpretato da uno straordinario Gabriele Spinelli, un attore che costituisce una vera rivelazione per talento e capacità di immedesimazione, il protagonista della storia è un giovane cameriere misogino che vive una vita fatta di sesso a pagamento, di visite al padre depresso e di una sorta di spionaggio su scala industriale della piacente vicina. Vite di provincia, che Gipi racconta seguendo il punto di vista della tranquilla disperazione di persone alla ricerca di qualcosa che trascenda una quotidianità un po’ grigia e del tutto insoddisfacente. L’arrivo degli Alieni potrebbe far finire tutto, o, forse, perfino cambiarlo per il meglio, perché peggio di così…

Tra sogni premonitori e scorribande notturne in locali dalla musica troppo alta, insieme all’amico travestito, il giovane si scontra con una realtà ostile, specchio deformato del mondo che ci circonda dove le notizie dell’invasione aliena vengono riportate dai mezzi di informazione con ossessiva attenzione.

Potranno l’incontro con la vicina ammirata in silenzio e una serie di eventi più o meno cruenti cambiare la sua visione del mondo e perfino a migliorare la sua vita?

L’Ultimo Terrestre è un film diverso nel panorama del cinema italiano, che ha il grande pregio di utilizzare giovani attori di grande fascino per raccontare una storia in cui l’anonimità della narrazione determina un clima da fine del mondo facilmente comprensibile da tutti.

Una pellicola che promette molto e che pian piano, anche per colpa di una sceneggiatura non adeguata e talora fallata, perde progressivamente consistenza sorvolando, forse, con troppa nonchalance su fatti anche molto gravi che non possono o che, almeno, non dovrebbero essere lasciati solo al giudizio finale degli Alieni.

Un crescendo di situazioni talora gentili altre paradossali che si sublima in un finale troppo simile per forma e contenuti a quello di A Serious Man dei Fratelli Coen.

Anche lì un evento catastrofico dalla vocazione biblica costringeva i protagonisti a fare i conti con il bene e con il male, in uno sguardo qui divertito e lì spaventato rispetto a quanto sarebbe accaduto di lì a poco.

Pur risultando interessante sotto il profilo delle scelte visive, e richiamando inevitabilmente le suggestioni underground del mondo dei fumetti (lo stesso protagonista è sempre vestito uguale ingrigito nella sua divisa da antieroe) L’Ultimo Terrestre non coglie pienamente l’occasione di sfruttare la fantascienza per andare oltre rispetto quanto viene narrato, facendo piazza pulita, nel bene o nel male, di ogni pulsione come, ad esempio, accadeva ne Il Disco Volante di Tinto Brass in cui gli extraterrestri diventavano, invece, le vittime di una società estremamente crudele.

Gli Alieni di Gipi sono, invece, solo un alibi per mettere la parola fine ad un mondo dove altrimenti è impensabile invocare qualsiasi speranza di cambiamento e di novità. Lo stesso personaggio principale è la personificazione di un’intelligenza repressa in una passività che Spinelli (un attore da cui non si riescono a staccare gli occhi da dosso anche per l’ossessivo sguardo della macchina da presa) restituisce allo spettatore in maniera sorprendente proprio in quanto irritante e, ad un certo punto, perfino fastidiosa e repulsiva.

Pur lasciando perplessi e, alla fine, tutt’altro che convinti di quanto si è visto, L’Ultimo Terrestre resta in ogni caso una pellicola interessante proprio per il suo essere insolita, in cui gli errori vanno ascritti ad un’acerbità del talento di Pacinotti. Il regista dimostra, in compenso, una sensibilità e un gusto per l’ironia notevoli, sebbene sarebbe stato lecito attendersi anche altrettanta cura per il testo e l’introspezione di alcuni momenti e situazioni.

Scritto da Marco Spagnoli
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