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La fine del capitalismo e altre storie Wall Street 2 sulla Croisette

Attualità, Recensioni

14/05/2010

(Cannes) – Oliver Stone torna a raccontare la storia di Gordon Gekko due decadi dopo il grande successo di Wall Street. E lo fa attraverso un film complesso e ‘controverso’ che riprendendo il personaggio interpretato da Michael Douglas, mostra come quest’ultimo, sia in fondo, un ‘pesce piccolo’ rispetto ai tanti grandi squali che popolano la finanza di oggi. Al di là dello scontro tra gli speculatori e l’Euro, Stone a Cannes con tutto il cast che annovera Shia LeBouf, Josh Brolin, Carey Mulligan e Frank Langella, insiste sui motivi che lo hanno spinto a riprendere i personaggi del film originale e portarli nel contesto del dopo 11 settembre e del post salvataggio varato solo un paio di anni fa per salvare Wall Street da quella che è stata definita frettolosamente come la fine del capitalismo così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi. “Ventitré anni dopo posso dire che l’avidità di Gekko si è addirittura moltiplicata". Spiega Oliver Stone “Il film inizia con lui che esce di prigione e che si trova solo senza famiglia e senza soldi, pronto a ricominciare la sua vita. Sarebbe stata una pessima idea tornare indietro alla fine dell’originale. L’avrei trovato molto noioso". Wall Street – Il Denaro non Dorme Mai in uscita in Italia a ottobre è un film dall’impostazione molto classica che, sebbene, rispetto all’originale ceda, forse, un po’ troppo spazio al sentimentalismo hollywoodiano, è semplicemente straordinario nel semplificare e raccontare al grande pubblico la crisi finanziaria, analizzando le speculazioni dei grandi gruppi bancari.

Due ore e un quarto di un film che da un lato è un po’ una tragedia shakespeariana con un ragazzo senza padre in balia di diversi mentori che vogliono attrarlo verso il lato oscuro del capitalismo; dall’altro un atto di accusa nei confronti del sistema in cui viviamo, molto chiaro e lucido. “All’uscita di Wall Street la cosa che ha stupito di più Oliver e me è stata quella di scoprire come molti studenti di economia considerassero Gekko un genio, un’icona, un modello da seguire, mentre per noi era una sorta di mostro". Dice Michael Douglas “Gli studenti di allora, oggi, hanno fatto carriera e guidano delle grandi corporations. E’ un pensiero che – in un certo senso – spiega tutto quello che è accaduto in questi ultimi anni".

Il ritorno di Gordon Gekko alla libertà non è per nulla facile. Il fidanzato di sua figlia (Shia LeBouf), un broker di grande talento con il pallino idealistico delle energie rinnovabili, fa di tutto per farlo incontrare con la ragazza di cui è innamorato, nonostante lei lo avverta che, alla fine, “lui li distruggerà”.

“Non volevo ripetere quello che avevamo già visto". Spiega Stone “Intendevo mostrare i cambiamenti di un uomo distrutto dinanzi alle enormi difficoltà della vita e che nonostante tutto sapeva come riprendersi. Questa, infatti, è una storia di una famiglia su persone che provano a bilanciare l’amore per il potere con le cose che contano davvero nella vita. Gekko dice che la cosa più importante non sono i soldi, ma il tempo. Una considerazione che più si invecchia, più consideriamo vera". In un mondo di uomini è la figlia di Gekko a tenere la scena “Carey Mulligan è il centro morale di questo film". Nota Stone “E’ lei che ha una chiara visione di quello che accade. E’ una ragazza che è cresciuta senza padre, ma cui non manca quell’integrità che, pian piano, inizia a difettare al suo fidanzato”. Pian piano, infatti, il potere del denaro sembra sedurre il giovane idealista alle prese con dei talenti della finanza in grado di schiacciare per sempre le sue ambizioni.

Parlando del senso ultimo del film rispetto al denaro al centro della trama di entrambe le pellicole, Oliver Stone conclude “Sono molto confuso rispetto al Capitalismo. E’ davvero una forma che può ancora durare e funzionare per tutti noi?” Dice il regista che a Venezia ha presentato il documentario su Hugo Chavez e che continua a produrre lungometraggi scomodi in grado di sollevare i quesiti importanti che solo il grande cinema è in grado di proporre “Penso che il Capitalismo possa funzionare solo se regolato e mi piacerebbe vedere delle riforme molto serie in questo senso. Quello che è successo negli Stati Uniti e che sta accadendo in queste ore in Spagna, Portogallo e Grecia ci fa pensare che siamo tutti ubriachi. Nel 1987 ero convinto che avremmo saputo rimediare ai nostri errori. Il sistema non ha corretto nulla e le cose sono peggiorate per i lavoratori e migliorate per gli amministratori delegati. E’ un’ingiustizia tremenda che vi sia questa disuguaglianza ed è una questione cui va posto rimedio”.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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