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La felicità non costa niente… è un istinto naturale!

Attualità, Interviste

12/12/2011

E’ arrivato al decimo film Leonardo Pieraccioni ed è molto felice, almeno così appare vedendolo in conferenza stampa presentare la sua ultima pellicola, il cui titolo, conferma il suo stato d’animo: Finalmente la felicità.

La felicità per Benedetto, insegnante di controfagotto nella città di Lucca, è data soprattutto dal suo amore per la musica, nel suo essere una persona profondamente buona e rispettosa e da una sorpresa. Un giorno ‘C’è posta per Benedetto!”, sì proprio quello che pensate, alla sua porta suona una bella signorina dai capelli lunghi e pieni di boccoli e gli consegna un invito a partecipare alla trasmissione di Maria De Filippi. In quell’occasione l’uomo scoprirà che la madre aveva, a sua insaputa, adottato a distanza una bambina in Brasile di nome Lula. Ora la bambina è una modella bellissima che, una volta scomparsa la sua benefattrice, vuole conoscere il suo ‘fratellastro’. Da lì partiranno per un viaggio alla scoperta di se stessi tra la Toscana e la Sardegna accompagnati dall’inseparabile amico Sandrino.

Come sua abitudine Pieraccioni ci presenta la bellezza di turno – che è davvero mozzafiato – ovvero Ariadna Romero, oltre al fedele Rocco Papaleo, Andrea Buscemi, Shel Shapiro, una comparsata di Massimo Ceccherini e Thyago Alves (noto per la sua partecipazione all’Isola dei Famosi).

Pieraccioni che ha scritto la sceneggiatura insieme al sodale Giovanni Veronesi e Domenico Costanzo, con un fiume di parole racconta: “Una volta stavo guardando in tv il programma di Maria De Filippi con il mio amico e autore Domenico Costanzo, e lui inizia a raccontarmi di avere scoperto che sua madre aveva adottato a distanza una bambina brasiliana e che lui sognava per un duplice motivo che un giorno lei lo andasse a cercare... Da quel momento mi si è accesa una lampadina, ho raccontato tutto a Veronesi e siamo partiti a scrivere il film. Quello che mi interessava era trovare un escamotage per raccontare un amore ‘d’inciampo’ e non come era spesso accaduto nei miei film precedenti – un amore ‘travolgente’. Sarà che ho 46 anni e sono marito e padre e comincio a pensare sempre di più a quelle persone che non ci sono più ma che resteranno eterne nella mia vita. Una cosa che capita ad ogni essere umano e che sia io, che Giovanni e Domenico, volevamo però raccontare in maniera molto comica, proprio per non cadere in sentimentalismi ridicoli. Quindi Finalmente la felicità si può dire che è un film tratto da ‘un fatto vero’...”.

Il film si apre con il volto meraviglioso di Ariadna Romero e si chiude con il sorriso di sua figlia Martina... un grande omaggio alle donne? “Come sempre. – afferma Pieraccioni – Io ho un enorme rispetto ed ammirazione per l’universo femminile e mi viene naturale mettere in risalto la bellezza interiore ed esteriore delle donne. In questo film gli altri amori a cui faccio una dichiarazione universale sono: la musica e la consapevolezza che se fai del bene ti verrà tutto restituito, a volte serve solo aspettare. La musica è fondamentale nella mia vita, l’adoro, volevo fare il musicista e penso sia un motore del mondo. Ho scritto anche sessanta canzoni, sono una più brutta dell’altra, ma le ho scritte. Per me i poeti, oggi, sono i cantautori: Guccini, De André ecc... E penso sia anche fondamentale per la crescita dei bambini. Chi ascolta musica fin da piccolo avrà un istinto e un buon umore maggiore di altri, è stato provato, non è una mia invenzione”.

Il discorso sul bene è senz’altro molto interessante ma cosa risponde a chi ‘l’accusa’ di eccessivo buonismo e di essere dipendente dall’ ‘happy end’... “Rispondo che sono ben contento sia di essere definito buonista, sia di amare i lieto fine. Non mi sono mai posto questi problemi, io sono così e i miei film rispecchiano chi sono. Non so fare altro. Nonostante sia sempre stato un grandissimo amico ed estimatore di un Maestro come Mario Monicelli – che ho avuto l’onore di avere, anche se solo attraverso la sua voce ne Il Ciclone - io non sono in grado – o non mi vengono – le commedie graffianti, come erano le sue. Ci sono altri autori come Paolo Virzì o Gabriele Salvatores che hanno queste caratteristiche. Io nasco e morirò con la ‘sindrome del cabarettista’, voglio far ridere il pubblico. Questa è la mia missione!”.

“Aggiungo anche – continua l’attore/regista – che io sono una persona che è stata estremamente baciata dalla fortuna nella vita. Nasco come magazziniere, l’ho fatto per cinque anni e ora mi ritrovo al mio decimo film, con alle spalle anche – non tutti – dei grandi successi. Ora sono sposato con una donna che amo, ho una splendida figlia, che voglio di più... Magari sono un sereno scervellato ma non mi offende essere ritenuto un inguaribile ottimista. Anche se, ho scritto svariati libri, e sono tutti terribili, non vi è nulla da ridere... come tutti ho i miei luoghi oscuri. Ma non mi interessa raccontarli al cinema. Al cinema voglio fare stare bene gli spettatori, farli divertire ed emozionare. Spero di esserci riuscito anche questa volta”.

Da anni, Leonardo Pieraccioni, si ripete che vuole portare sul grande schermo l’adattamento di un romanzo che ha adorato ‘Sette uomini d’oro’ di Lorenzo Licalzi e Papaleo gli dice: “Lo farai, lo farai, ti tornerà indietro anche questo progetto”.

Nel frattempo il 16 dicembre con 600 copie e la distribuzione di Medusa Film sarà impegnato a vedere come va il suo Finalmente la felicità! I concorrenti non mancano, ma il ‘saltimbanco Leonardo’ – così ama definirsi lui -, non perde il sorriso e si ripete: “Ogni due anni, quando esce un mio film, gli avversari sono sempre terrificanti ma poi a guardali bene non sono cattivi come sembrano...”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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