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La cucina dell’anima di Fatih Akin

11/09/2009

Dopo La sposa turca e Ai confini del paradiso torna il turco nato ad Amburgo Fatih Akin con Soul Kitchen, film in concorso qui a Venezia, che verrà distribuito dalla Bim, come le sue pellicole precedenti. Nonostante rifiuti l'etichetta di regista dell'immigrazione, Akin ha saputo disegnare nel suo cinema toccanti storie di stranieri in terre straniere. Il suo stile fonde passioni forti e momenti satirici al limite del grottesco. In questa sua ultima fatica il piatto della bilancia pende decisamente dalla parte della commedia. Mettendo tra parentesi gli aspetti tragici delle opere precedenti, il regista turco-tedesco preferisce oggi scegliere la necessità di sorridere in tempi assai cupi. "Far ridere le persone - ci dice il regista - è molto più complicato che farle piangere. Ma ridere incoraggia l'ottimismo e di questi tempi mi sembra una missione più che mai indispensabile".


Ad Amburgo Zinos è un mago dei fornelli di origine greca. Nonostante la sua attività commerciale sta fallendo, il cuoco, con l'aiuto di una schiera di amici, cerca in tutti i modi di riuscire a far quadrare i conti. Soul Kitchen è una commedia in cui le vicende dei personaggi si intrecciano all'interno del ristorante, un microcosmo pieno di vitalità e musica. Nel cast Adam Bousdouko, l'attore tedesco Moritz Bleibtreu (Le particelle elementari) e Birol Uenel.


"Era da un po' di tempo - continua il regista - che avevo in mente di fare un film come Soul Kitchen. Pensavo spesso al mio vecchio amico Adam Bousdoukos e alla sua 'Taverna Greca' nel rione Ottensen di Amburgo. Per noi era più di un ristorante: era un luogo di avventura, un serbatoio di raccolta, un posto dove festeggiare, una casa. Volevo catturare l'atmosfera e lo stile di vita che ho sempre associato alla 'Taverna' e non sarei riuscito a farlo se avessi aspettato ancora qualche anno. Non potrò andare alle feste o stare in giro fino alle ore piccole cinque sere alla settimana per sempre. Arriverà il momento in cui inizierà a venirmi il mal di testa, troverò la musica troppo forte, mi darà fastidio il fumo, come è giusto che sia. Invecchiamo tutti e a un certo punto quello stile di vita semplicemente scompare. Eppure, fare un film che lo racconta è importante, perché in fondo si tratta di un sistema esistenziale. E' una storia che parla di bevute, di mangiate, di feste, di balli e di casa. Avevo voglia di realizzare un film sul concetto di casa, non come luogo definito da una nazionalità, tedesca o turca che sia, non come un luogo geografico, ma come condizione esistenziale e come stato mentale".

Scritto da ADMIN
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