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La conquista del (Mid) West: Nebraska di Alexander Payne

Recensioni

15/01/2014

Anche se l'utilizzo del colore nel cinema di Alexander Payne potrebbe lasciare perplessi (dai toni spenti di About Schmidt al triste desaturato di Paradiso Amaro fino al bianco e nero non del tutto giustificabile di Nebraska) la qualità della narrazione del regista americano è sempre molto elevata e coinvolgente.

La storia di un padre e di un figlio che inseguono un premio fantasma di un milione di dollari arrivato per posta, diventa sorprendentemente l'occasione per un viaggio fianco a fianco nell'America del Midwest dal Michigan al Nebraska.

Un film che, visivamente, ricorda le suggestioni di The Road, romanzo capolavoro di Cormac McCarthy in cui un altro padre e un altro figlio intraprendono un altro viaggio negli Stati Uniti distrutti, sperando di trovare una via di fuga al di là dell'Oceano.

E se una misteriosa guerra atomica forniva la base della fine dell'America di McCarthy, qui è la ben nota crisi economica ad avere fatto degli USA attraversati da padre e figlio un deserto umano, fatto di orizzonti infiniti, di città vuote e di bar sempre pieni.

Nebraska che con il suo titolo dal sapore Springsteeniano conquista lo spettatore sin dalle prime immagini è la storia di un padre silenzioso e recalcitrante di cui lo stesso figlio sa molto poco e di cui, pian piano, scoprirà segreti e fragilità durante un percorso che porterà i due ad affrontare un viaggio molto più lungo

e significativo di quanto atteso all'inizio.

Nella lettera 'vincente', infatti, si racchiudono molte più speranze e frustrazioni di quanto si possa pensare inizialmente e quella che appare a tutti come una 'follia', l'ultima baggianta di un vecchio alcolizzato diventa, invece, la cosa più sensata e giusta che ci sia con lo spettatore che sul finale, inevitabilmente,

applaudirà alla scelta del figlio di portare a tutti i costi il padre a ritirare il fantomatico milione di dollari.

Un film interessante e importante, impreziosito dall'interpretazione di Bruce Dern nei panni del vecchio Woody (vincitore della Palma d'Oro a Cannes per la migliore interpretazione maschile) che domina su una famiglia composta da attori straordinari: June Forte è la vivace moglie petulante e determinata che

pian piano scopriremo non essere solo una grande rompiscatole, ma anche una vera donna che la sa sempre più lunga degli altri. Sorprendente anche l'interpretazione di Will Forte nei panni del figlio che accompagna il papà nel viaggio strampalato e che, al tempo stesso, ha dei dubbi riguardo le scelte della sua vita.

Da menzionare anche la presenza di Bob Odenkirk che il grande pubblico conosce già e apprezza per il ruolo dell'avvocato Saul nella serie Breaking Bad.  

Attori di talento che rendono al meglio le relazioni umane tra genitori e figli, tra un uomo e una donna e che danno a questo viaggio fisico, ma anche metaforico un sapore universale.

Tutt'altro che drammatico, Nebraska è un film dove si ride molto e dove il dramma è sempre imbrigliato in un percorso di memoria che rendono questo film un gioiello sentimentale, da vedere e apprezzare per la sua qualità narrativa, per il sapore letterario di un racconto mai scontato in cui scena dopo scena, lo spettatore

scopre una narrazione profonda e ipnotica, nonostante l'apparente superficialità delle situazioni. Il miglior film di Payne dai tempi di Sideways.

Scritto da Marco Spagnoli
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