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L’età dello schermo - Intervista a Peter Greenaway

16/09/2009

A Venezia per presentare il suo ultimo lavoro dedicato alle Nozze di Cana di Paolo Veronese conservato proprio nella città lagunare, Peter Greenaway racconta la sua ultima passione dedicata alle installazioni d'arte e - in particolare -nel rileggere tramite la tecnologia digitale i capolavori della pittura del passato. The Marriage rappresenta il il primo prototipo del lavoro del regista de I misteri del giardino di Compton House e de L'Ultima Tempesta. Quando gli facciamo notare che al Festival di Venezia c'era in sala, durante la proiezione, il suo ex amico e ex compositore Michael Nyman, Greenaway risponde piccato di non avere in programma di tornare a collaborare (o a parlare...) con lui "Io e Mr.Nyman non lavoreremo mai più insieme. Questo è quanto." Spiega.

Perché si interessa, oggi, così tanto alla pittura?

Perché la pittura ha ottomila anni di storia, mentre il cinema solo centoquattordici. Sono stato educato come pittore e oggi sconto i miei peccati di regista tornando a fare il Vee-Jay occupandomi di arte. Credo che il cinema di oggi sia soprattutto una passeggiata in libreria e si basi troppo sul testo così come la pittura, fino all'Impressionismo, è stata soprattutto un'illustrazione di testi. E' arrivato il momento in cui dobbiamo liberare il cinema dalle storie e concentrarci sulle immagini. La frammentazione del pubblico sta cambiando il modo in cui, grazie alle tecnologie, fruiamo delle immagini, ed è in atto una rivoluzione culturale di cui dobbiamo tenere conto. Il cinema, così come lo conosciamo, è morto per sempre. Oggi gli autori sono più vicini che mai al loro pubblico. In questo senso io lavoro ad una sorta di cinema dal vivo in cui il regista mette la propria faccia sul lavoro che sta presentando. Come funzionerà tutto questo? E' ancora presto per dirlo.

Cosa la interessa di più?

Fare in modo che il mio lavoro sia non illustrativo. Se guardiamo al Ventesimo secolo nel suo complesso notiamo che la musica ha abbandonato l'armonia e la pittura la necessità di illustrare. Penso sia arrivato il momento in cui il cinema lasci perdere la narrazione anche se il pubblico va a vedere un film soprattutto per sentirsi raccontare delle storie.

 

 

Scritto da ADMIN
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