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L’America di Spike

18/04/2003
Intervista a Spike Lee
Caustico, diretto e sintetico, Spike Lee è uno che ha le idee chiare e parla chiaro e senza fronzoli. Così i suoi film, in specie l'ultimo La 25esima ora passato a Berlino con grande successo esce oggi nelle sale. Tratto dall'omonimo romanzo di David Benioff, il film racconta le ultime ventiquattro ore di uno spacciatore newyorkese prima d'affrontare sette anni di prigione: qualcuno lo ha tradito e per una soffiata andrà dentro. Intorno a lui si muovono gli amici, il padre, la ragazza: "questa è la storia di molte storie, i punti di vista sono diversi e tutti i personaggi non sono solo funzionali, di servizio alle vicende del protagonista ma vivi, veri. E' il bello del romanzo e spero di essere riuscito a renderlo nel mio film". In scena c'è Edward Norton nei panni del 'dealer' con i minuti contati, Philip Seymour Hoffman e Barry Pepper (la grande rivelazione del film) in quelli degli amici di sempre, mentre Rosario Dawson è la lei del film.
-Come in Fa' la cosa giusta, Spike Lee torna a raccontare una vicenda concentrata in una giornata. Cosa le piace di questa forma narrativa?
"Concentrare una storia in tempi brevi aumenta la tensione drammatica. In questo caso è inevitabile, l'idea del tempo è già tutta nel titolo. Io ho fatto tantissimi film, solo due con queste caratteristiche, dunque non è un mio modello preferenziale, solo un caso: è la storia che mi interessa, non tanto gli espedienti con cui la si racconta".
-Inevitabile parlare della scena del film dove, sullo sfondo, campeggia il Ground Zero. La New York che vediamo è inequivocabilmente 'post eleven'. Come ha affrontato la questione?
"Penso fosse assurdo fare finta di niente, girare un film a New York, per certi versi su New York, ignorando la questione. Desideravo che alcune immagini rendessero il senso di questa tragedia e la priorità era: non devono risultare accessorie, un condimento di contorno, devono entrare nel film, far parte del film. Non è stato facile, anche perché quando manovri questi argomenti sei inibito dalla possibilità di mancare, senza volerlo, di rispetto a qualcuno".
-A proposito di rispetto, il rap-invettiva che il protagonista dedica a vizi, vezzi e tic dei suoi concittadini, che è anche una delle scene più a effetto del film, non era materia a rischio da questo punto di vista?
"No. Quando te la prendi con tutti nessuno si offende".
-Molto si è detto sul fatto che questo è il primo film 'bianco' di Spike Lee. I neri in scena sono pochi e quelli che ci sono non fanno una gran bella figura...
"Era così il romanzo e io lo ho seguito alla lettera".
Scritto da ADMIN
Tag: spike lee
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