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L’Altra Domenica - Intervista a Paolo Virzì

15/05/2006

4-4-2, il gioco più bello è il divertentissimo film collettivo di quattro registi usciti dalla scuola nazionale di cinema (Roan Johnson, Francesco Lagi, Michele Carrillo, Claudio Cupellini) prodotto da Paolo Virzì insieme allo sceneggiatore Francesco Bruni ed interpretato - tra gli altri - da Valerio Mastandrea, Francesca Inaudi, Rolando Ravello, Gigio Alberti. Una commedia esilarante ed innocente che esce in un periodo nero per il mondo del calcio, travolto dallo scandalo legato alle intercettazioni di Luciano Moggi.


4-4-2 arriva in un periodo 'nero' per il calcio: cosa ne pensa?
Quello che ha fatto particolarmente male è leggere l'arroganza di certi direttori sportivi che rispondevano ai giornalisti con 'sorrisetti arroganti' forieri di messaggi e avvertimenti. I giornalisti sportivi intorno se ne stavano inginocchiati e sorridenti…
La domanda che mi facevo spesso era "Qual è il mestiere di Moggi? Perché lo stanno intervistando?" Vorremmo un calcio fatto meno dai Luciano Moggi, più dagli eroi di questo film…
In che senso?
Sono stato abbonato al Livorno quando giocava in C1 e giocava contro il Casarano. Ricordo che c'era lo striscione "Forza e volontà andremo in serie B" La A non era nemmeno immaginata come sogno 'vocale' possibile. La passione per il calcio è puerile, irragionevole e struggente. So che può sembrare ingiustificabile. La vita è fatta anche di passioni e non solo di ragionevolezza. D'altro canto anche la poesia ha qualcosa di "stupido"…
Come ci si sente nel ruolo di produttore?
Sono commosso e orgoglioso di presentare il primo film di quattro registi che con Francesco Bruni abbiamo selezionato qualche anno fa alla Scuola nazionale di cinema. Un'esperienza interessante quella di produrre un cinema popolare che potrebbe fortificare un nuovo linguaggio con nuovi autori di cui in Italia c'è sempre bisogno, togliendo il lavoro a noi "vecchi tromboni."
Perché un film ad episodi?
Era un po' di tempo che la commedia italiana trascurava il film a episodi. Speriamo di avere tirato fuori dal cappello un modello in grado di aprire la strada ad altri film collettivi su temi che riguardano il costume nazionale e la cultura popolare. I grandi autori hanno coltivato un orticello personale e - a differenza degli anni Sessanta - è stato difficile metterli insieme rispetto ad un'epoca in cui gli autori erano legati da qualcosa di più grande del cinema stesso, ovvero la passione politica e civile. Non è detto che con le nuove generazioni non rinasca. Speriamo che questo film dia inizio ad una nuova tendenza.

Scritto da ADMIN
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