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Kim Rossi Stuart

02/05/2006

Kim Rossi Stuart esordisce alla regia con un film secco e complesso. Una pellicola toccante che parte dalla vita di un ragazzino figlio di genitori problematici, per uno sguardo sul mondo degli adulti tra stupore e malinconia. Interpretato dallo stesso attore romano insieme a Barbora Bobulova e ai giovani Alessandro Morace e Marta Nobili, Anche libero va bene (nelle sale dal 5 maggio) rappresenta una vera e propria sorpresa per la sua qualità stilistica e narrativa al punto da essere stato selezionato per la Quinzaine al prossimo Festival di Cannes.

Questo è un film che sfugge tutti gli stereotipi e che non scivola mai nel melò: come ha trovato questo punto di equilibrio?
Ho cercato di volare alto. Ho tentato di pormi degli obiettivi ambiziosi tra cui c'era quello di essere originale, genuino e sincero. Non volevo dare vita ad un lavoro che si appoggiasse ad altri film e – di conseguenza – abbiamo cercato di costruire dei personaggi 'veri'. Se un personaggio è vero, allora non ci può essere nessun cliché o stereotipo.
Come ne Le chiavi di casa di Gianni Amelio lei interpreta un padre lacerato…
Si tratta, però, di due padri molto differenti tra loro, quasi all'opposto. Il primo era l'archetipo della fragilità espressa, quello del mio film, invece, è un uomo che ha un concetto di sé ai limiti del machismo: insegue un'immagine di forza assoluta. Sono molto diversi…
Da dove è nata l'esigenza di raccontare questa storia?
Sia io che i mie co-sceneggiatori volevamo tornare ad esplorare il periodo dell'infanzia. Un'epoca della vita di ciascuno di noi che non andrebbe mai dimenticata. Questa è una storia d'amore tra un padre e un figlio. La storia di due uomini – in un certo senso – innamorati della stessa donna. Credo che noi adulti dovremmo tentare di recuperare lo sguardo dei bambini nei confronti della vita.
Qual è stata la genesi della trama?
Abbiamo, innanzitutto, messo a fuoco che tipo di bambino volevamo raccontare. Non abbiamo voluto occuparci di un'infanzia particolarmente agiata o spensierata, ma – al tempo stesso – non desideravamo nemmeno descrivere un'infanzia 'tragica'. Questo bambino vive sicuramente una vita dura, ma – al tempo stesso – non priva di una qualche leggerezza. In più abbiamo voluto descrivere due genitori che in qualche modo rendessero problematica la giovinezza del piccolo protagonista: sono venuti fuori un padre e una madre complessi e abbiamo cercato di fare un film senza buoni, né cattivi.

Scritto da ADMIN
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