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Keanu Reeves parla di 47 Ronin: “Lavorare con gli attori giapponesi è fantastico!”

Attualità, Interviste

13/03/2014

Lo scorso giugno 2011 la rivista Screen Rant ha avuto la possibilità di mandare un gruppo di giornalisti a Londra, sul set del film dell’Universal Pictures, 47 Ronin con Keanu Reeves che, dopo alcuni anni, torna finalmente sul grande schermo. Così, sono riusciti a realizzare un’interessante intervista all’attore, parlando della sua passione per il mondo orientale, per il Giappone, le arti marziali, e chiedendo alcune curiosità sul film, nelle sale italiane dal 13 Marzo 2014.

Sapevi già il giapponese o hai imparato solo alcune frasi per il film?

Il regista Carl Rinsch voleva avere degli attori che parlassero la lingua nativa. Così, quando girato le scene in giapponese, ho provato ad essere familiare con la lingua e sono riuscito a fare un dialogo in giapponese. Ho preso qualche lezione di pronuncia ed è stato divertente. Lavorare con gli attori giapponesi è fantastico. Ed è anche stata una sfida per loro girare altre scene in inglese. Personalmente lo so, è sempre eccitante per me l’idea di recitare in un’altra lingua. 

Cosa ti ha attratto subito di questo film?

La storia. Quando ho letto la sceneggiatura per la prima volta, ho avuto la sensazione di leggere una storia western. Il mio personaggio, questo emarginato in cerca di appartenenza… Parlo sempre di questo film come una storia di vendetta e di un amore impossibile. Un dramma, ed è bello. Nella vita no magari, ma per un film sì. Così ho cercato di calarmi nei panni di questo emarginato che viene coinvolto in una cultura, pur essendo fuori da essa. Vuole appartenere a questa cultura, e ha la possibilità di combattere per questo, per la causa. Ho trovato molto interessante la storia. Sono andato a Londra a Gennaio, Jan Roelfs aveva iniziato già a realizzare il film, passando dalla fase concettuale alla pre-visualizzazione. Sono rimasto impressionato dalle invenzioni e dalle idee. Ho dato un’occhiata ai set ed erano fantastici. Mi piaceva l’idea di essere in un posto così a girare qualcosa e mi sono divertito molto.

Come è stato il lavoro con il 3D e l’allenamento?

La cosa che mi è piaciuta del film è stato lavorare con il 3D. Molte volte quando pensiamo al 3D pensiamo a cosa potrebbe venire fuori dallo schermo, ma in realtà, tu non vedi niente, o meglio vedi uno spazio negativo, mentre al pubblico arriva il cosiddetto spazio positivo. Quest’ultimo riesce a vedere la profondità. Con il metodo tradizionale, tu vedi le scene e i set, sentendo e andando dentro alla storia. Con il 3D è come camminare su un palco mentre gli attori recitano, in un certo senso. Mi piace molto come viene usato il potenziale del 3D per coinvolgere il pubblico. E’ stupendo.

Per Kai, il tuo personaggio, gran parte della storia è alla ricerca di un’accettazione da parte dei Ronin. La loro è una storia di vendetta. 

E’ interessante. Penso alle mie azioni, loro imparano a conoscere Kai, la sua grazia come la sua ferocia e il suo impegno in quello che fa. Sono 47 uomini, alla fine, che lo accettano e fanno un giuramento di sangue. Io credo che la loro comunione per un obiettivo finale, la loro idea di onore e di vendetta li unisce in una cosa sola. Io divento uno di loro. C’è solo un limite: non posso portare a cena fuori la principessa.

Lo status di Kai come mezzosangue è molto importante nel Giappone feudale che era molto xenofobo. Cosa puoi dirci su questo aspetto?

Nella storia, Kai viene trovato da Lord Asano e Oishi quando ha 13 anni. Lo spettatore scopre questo dopo che lui è scappato da un posto ed è diverso. Oishi dopo uno scontro, mi prende la mano e ha intenzione di usarla contro di me, o ha intenzione di accoltellarmi. Asano dice "Stop". Oishi dice: "Mio Signore, è un demonio" e Lord Asano dice: “E' solo un ragazzo giovane”. Ako è una specie di Camelot. Quando è giovane, Kai vede la principessa e la principessa vede lui, e c’è un momento in cui lei gli porta cibo e si crea una connessione, un amore non dichiarato. Loro due non possono stare insieme, non c’è posto dove possono andare. E c’è un samurai che ritiene Kai un cane, ma scopre che sa combattere. E così pensa di aver bisogno di aiuto per liberarsene. 

Per le scene di azione ti sei ispirato ad alcuni dei tuoi film precedenti?

Speed e Point Break avevano molte scene in cui dovevo correre e saltare, e poi con la trilogia di Matrix ho fatto molti combattimenti e un lungo lavoro con gli elementi del green screen. In una parte di questo film c’è una breve corsa e pochi salti, e qualche combattimento, quindi è stata una passeggiata rispetto agli altri.

 

Scritto da Letizia Rogolino
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