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Jonathan Rhys-Meyers

Attualità

06/07/2007

Jonathan Rhys-Meyers
E' il protagonista assoluto, nel ruolo di Sua Maestà Enrico VIII, della più sontuosa delle fiction: The Tudors (presentata oggi al Festival), che racconta gli intrighi, gli amori e i complotti all'ombra della corona di questo monarca assoluto, sposato sei volte, che trasformò l'Inghilterra nel XVI° secolo. Androgino e sensuale,  fascino dandy e proletario, ribelle e misterioso. Jonathan Rhys-Meyers, per gli amici Jonny, è, nella catena evolutiva dello spettacolo, l'anello di congiunzione tra Mick Jagger e David Bowie con i vari Cillian Murphy, Jack Gyllenhall e compagni. Irlandese, è nato a Dublino nel '77, cresciuto a Cork, la mamma, dopo essere stata abbandonata dal padre con tre figli, lo spedisce in collegio. Dove resta solo un anno, viene cacciato per indisciplina. Passa le sue giornate al biliardo, finché nel 1993 un agente della Hubbard Casting lo nota. Debutta sullo schermo grazie ad uno spot del dado Knorr. "Meglio che lavorare" commenta. Il colpo di fortuna arriva con l'incontro con Neil Jordan, che lo sceglie per Michael Collins: "Ho trovato l'assassino di Michael Collins" dichiara il regista appena lo vede. Jonathan non ha fatto nessuna scuola di recitazione, ma ha una notevole fisicità e un grande talento naturale. Dopo aver lavorato con Jordan, comincia a crederci anche lui alle sue capacità artistiche. Il riconoscimento internazionale arriva grazie a Velvet Goldmine (1998), l'anti biopic di Todd Hayes sul glam rock. Opera stravagante per vocazione e in grado di rendere pienamente giustizia al suo magnetismo ambiguo e multiforme. Da questo momento in poi se lo "litigheranno" autori del calibro di Mike Figgis, Ang Lee, Julie Taymor. Più maturo professionalmente, sceglie anche ruoli diversi dalla sua fisicità trasgressiva. Nel 2002 si trasforma in un innamorato timido nell'etnocommedia Sognando Beckham di Gurinder Chadha. Successivamente  lavora con Oliver Stone (Alexander), Mira Nair (La fiera delle vanità) e infine Woody Allen. Il ruolo del giovane e cinico social climber irlandese in Match Point resta memorabile. Ma forse ancora più memorabili, almeno secondo la critica, sono i suoi lavori televisivi: dal virile e intrigante ritratto di Enrico VIII nei Tudors all'incarnazione del mito del rock Elvis, che gli è valsa un meritato Golden Globe.

Scritto da ADMIN
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