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Johnny English – La rinascita. Un uomo. Una missione. Nessuna chance?!

Attualità, Interviste

07/10/2011

Sentire parlare Mister Rowan Atkinson ti incanta. Quel suo meraviglioso accento british, i suoi modi di fare, i suoi signorili atteggiamenti, la sua cultura... insomma un vero Lord. Poi magari uno lo conosce per le sue performance in Mister Bean, Johnny English o per il geniale e indimenticabile serial tv The Black Adder, che fece negli anni ’80 con Hugh Laurie e Stephen Fry e si fa un’altra idea.

Invece, come molti grandissimi artisti, in particolare che hanno lavorato sulla comicità, la sua persona è molto distante dai suoi personaggi. Anche se lui ci dice che sicuramente: “Qualcosina di loro cova in me. Anche se io mantengo sempre un grande distacco, una professionalità, che non mi fa mai rivedere i miei film. Se in tv vedo che ci sono io, esco dalla stanza”.

A Roma per parlare del divertentissimo secondo capitolo di Johnny English, con sottotitolo ‘la rinascita’, il primo uscì nel 2003, il film è una parodia, assolutamente non demenziale, ma molto realistica rispetto alla saga di James Bond e ora potremmo anche aggiungere Jason Bourne. Ma essendo inglese è l’Agente Segreto al Servizio di Sua Maestà ad essere preso di mira. Johnny English è il migliore nel suo campo, o almeno lui crede di esserlo, e in fondo non ha tutti i torti perché come spia se la cava anche... è come essere umano che non ne imbrocca una. Nonostante la sua gentilezza, bontà, generosità, è ottuso e quindi chiunque si ritrovi sulla sua strada o qualsiasi cosa finisca nelle sue mani, ha vita breve. English riesce a provocare catastrofi che nemmeno un esercito sarebbe in grado. Se prova ad accendersi una sigaretta, tanto per darsi un noto perché lui nemmeno fuma, come minimo va a fuoco un grattacielo...

Mister Atkinson da dove viene l’amore per la saga di Bond, del mondo delle spie, tanto da farci un secondo film, ancora più riuscito del primo e con un budget e ambizioni molte più alte? “In realtà nel 1983 ho fatto una particina in un film di James Bond con Sean Connery dal titolo Agente 007, mai dire mai. Ma il vero motivo è che il mondo di James Bond è il mondo di Johnny English, e così noi abbiamo cercato di fare un film spionistico comico con tutte le caratteristiche di un serio film di Bond. Nel senso che non siamo dalle parti di Austin Power. Tutto il film ha un plot, una trama, congeniata perfettamente per un vero agente segreto, solo che English ha dei grandi limiti, di cui lui ovviamente non solo non se ne rende conto ma che pure ostenta, e questo scatena la comicità. Se pensate al cast che abbiamo scelto sono tutti attori che potrebbero recitare in un qualsiasi film della serie di 007”.

Il film è pieno di trovate veramente esilaranti ma English non è tanto male come agente segreto. Anche perché è stato esonerato per vari anni dall’M17 (ma non era MI6?) e per far vedere chi è, si è allenato per ritornare più preparato che mai. E’ come essere umano che sembra non capirci nulla... “E’ vero – continua Atkinson – fa casini in tutti e due gli ambiti però come agente segreto è una spia che ci prova sempre non si sottrae mai a nessun pericolo e a nessuna possibilità di risolvere la situazione. Però è pieno di difetti perché lui non è quello che pensa di essere. Si crede astuto e invece capisce sempre il contrario, in particolare, nella vita privata. Ciò che mi interessava maggiormente era rendere Johnny English credibile, umano, uno che dà tutto se stesso pur facendo danni enormi. Al contrario di Bond che non sbaglia mai. Per questo la gente si identifica in English perché lui cerca sempre di dimostrare agli altri le sue capacità, vuole che gli altri credano in lui. Come ogni essere umano. Vuole essere riconosciuto per i valori che possiede”.

Sappiamo del suo amore per Jacques Tati ma a quali altri attori si è ispirato per i suoi personaggi e per English in particolare? “Ce ne sarebbero davvero tanti. – afferma l’attore – E’ vero che Tati è stata una folgorazione anche perché la mia è una comicità anche molto fisica, come la sua, e lui non parlava quasi mai, anche Bean è così. Per quanto riguarda il personaggio di English nel primo film avevo come riferimento Roger Moore, infatti era tutto molto più british e questi aspetti della nostra cultura erano stati il mio punto di riferimento per ribaltarli e renderli paradossali e comici. Con questo secondo film siamo tornati più alle origini. E’ un Bond più classico, fra Sean Connery e Pierce Brosnan (in un primo momento era uscita la notizia che Brosnan avrebbe fatto un cameo nel film n.d.r.)”.

Perché lo ha chiamato Johnny English - la rinascita? “Diciamo che è una evoluzione del personaggio più che una rivoluzione. Rinascita ci sta in quanto non è lo stesso English del 2003, anche se non è stato di certo stravolto il personaggio, quindi c’è molto del primo anche in questo secondo. Qui però English si spinge al di là delle sue possibilità. E’ coraggioso, determinato quindi potrebbe essere un ottimo agente segreto, peccato che non ha assolutamente coscienza dei suoi limiti come essere umano”.

Johnny English – la rinascita arriverà nei cinema italiani il 28 ottobre, con 400 copie per Universal Pictures.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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