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John Landis: Charlie Chaplin e i Fratelli Marx sono il migliore antidoto contro i cattivi politici

Attualità, Interviste

23/02/2011

“Berlusconi mi sembra un uomo molto buffo. Del resto noi abbiamo avuto un buffone come George W. Bush e voi avete il vostro, adesso. Peccato solo che non ci sia opposizione e che Berlusconi faccia in Italia quello che vuole, come avere messo un suo amico alla Rai per “affossarla”. E’ un personaggio su cui si potrebbe fare una commedia molto divertente con cui prenderlo in giro, ma lui è come il William Randolph Hearst di Quarto Potere. Chi ti darà i soldi per finanziare un film del genere e qualora pure, come potresti sperare di comunicarlo al grande pubblico quando Berlusconi ha tutto quanto in mano?” E’ un irresistibile John Landis ‘a ruota libera’ quello che ha incontrato la stampa a Roma in occasione della presentazione della sua ultima fatica da regista Ladri di Cadaveri  - Burke & Hare commedia gotica interpretata da Simon Pegg, Andy Serkis e Isla Fisher su due piccoli farabutti che iniziano a cercare cadaveri per fare in modo che un eminente medico ottenga i favori del Re nell’Edimburgo del diciannovesimo secolo. Una commedia dove Landis ritrova il talento del passato e che gli consente di tornare a dirigere una coppia comica, molto brillante e insolita “L’arma contro politici del genere è l’umorismo. Gente come Gheddafi in pubblico soffre a pensare che qualcuno come me possa ritenerlo ‘un idiota’. E’ la stessa cosa che ha fatto Charlie Chaplin con Il Grande Dittatore prendendo in giro Hitler che, così, ha deciso di ucciderlo. I potenti tremano non all’essere odiati, ma dall’essere derisi e per questo, per me, il film più grande non sulla politica, ma sulla satira del potere resta La guerra lampo dei Fratelli Marx. I politici vogliono paura e rispetto, ma non risate e pernacchie. Lo humour è l’arma più forte.

John Landis riflette anche sulla sua carriera “Guardando al mio lavoro posso dire di essere stato molto fortunato nell’avere la possibilità di dirigere film molto diversi tra loro come The Blues Brothers, Animal House e Un lupo mannaro americano a Londra che peraltro avevo scritto nel 1969 e che sono riuscito a realizzare solo nel 1981 dopo avere avuto successo con altri lavori. Del resto questa è la differenza: se hai successo hai, di fatto, ‘il potere’ di continuare a lavorare. Altrimenti nessuno ti dà più altre opportunità.” Continua Landis “Potendo scegliere preferisco che la gente dica che un mio film è brutto, piuttosto che mediocre. Quest’ultimo aggettivo è il peggiore che si possa usare nei confronti del lavoro di qualcuno.” Non è una questione di genere, ma di denaro “Nel 1969, quando sono stato per la prima volta a Roma, non mi facevano entrare in alcuni ristoranti perché indossavo, come faccio sempre, dei bluejeans.” Ricorda il cineasta “Oggi, invece, che questo tipo di pantaloni è stato comprato ed indossato da miliardi di persone, a nessuno gli importa più nulla. E’ sempre tutta una questione di soldi.” John Landis spiega “I registi sono sempre in una posizione molto bizzarra: ho fatto film per ragioni personali,  per motivazioni politiche ed economiche. La consapevolezza è che spesso ti viene offerto un qualcosa di pessimo, ma che farà soldi. E’ così che devi scegliere quello che vuoi fare, perché le decisioni nel mondo del cinema vengono prese quasi sempre da idioti molto indaffarati. John Huston diceva: ‘i registi, le prostitute e i palazzi diventano rispettabili con il passare del tempo…” Ho appena compiuto sessanta anni e molti dei film che venivano considerati orribili solo pochi anni fa, oggi, sono considerati dei classici. La realtà è che l’unico modo in cui si può giudicare se un film è buono è il tempo. Se si guarda a Casablanca che ha compiuto sessanta anni è ancora un capolavoro. Se, invece, diamo uno sguardo ad altri film di quel periodo ci accorgiamo della differenza. La cosa più sorprendente è che film ‘radicali’ che hanno cambiato la storia del cinema e la vita delle persone come Otto e Mezzo, 2001: Odissea nello Spazio e Psycho hanno perso quella forza di impatto.”

Scritto da Marco Spagnoli
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