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Jodie Foster: Roman Polanski, i César e The Beaver

Attualità, Interviste

13/01/2011

Momento denso di impegni per Jodie Foster. La brava attrice e regista, a 49 anni, è nel pieno delle sue attività. In volo per Parigi dove raggiungerà Roman Polanski per girare il prossimo film del regista: God Of Carnage (tratto dall’adattamento teatrale di Yasmina Reza) al fianco di Kate Winslet e Christoph Waltz. Il 25 di febbraio sarà anche la conduttrice o meglio presidente della Cerimonia dei César (gli Oscar francesi) che si terranno a Parigi al Théâtre du Châtelet. Era dal 1993 quando il ruolo fu ricoperto da Marcello Mastroianni che uno straniero non conduceva questo fondamentale appuntamento per il cinema francese e internazionale.

Nel frattempo, apprendiamo dagli inviati Usa dei quotidiani, che Jodie Foster ha presentato il suo ultimo film da regista, The Beaver, nel suo Paese. Protagonisti, oltre alla stessa Foster, Mel Gibson e il giovane Anton Yelchin. “Non voglio sempre essere al top – ha dichiarato Jodie – rappresentare un modello di successo secondo certe regole eterne della competizione hollywoodiana-americana. Ciò che più mi interessa oggi è dirigere film capaci di scavare nell’inquietudine della natura umana. Non siamo obbligati a fingere di credere che tutto, sempre, vada nel migliore dei modi e che il nostro obiettivo debba necessariamente essere la perfezione o la felicità”.

Dopo Il mio piccolo genio del 1991 e A casa per le vacanze del 1995, si può dire che The Beaver, secondo le dichiarazioni della regista, chiude una sorta di triade analitica sulla complessità della famiglia e sulle fragilità della natura umana. La storia è infatti quella di Walter Black (Gibson), un uomo depresso, che arriva a lasciare la moglie e il figlio dopo essere arrivato ad un punto di alterazione personale che ha scardinato ogni equilibrio della sua esistenza sia pubblica che privata. Sembra un po’ autobiografico per Gibson che, ultimamente, è stato al centro di moltissime polemiche e accuse per i suoi atti di razzismo e maltrattamenti nei confronti dell’ultima compagna. Non vogliamo lanciare un atto d’accusa non sapendo come sono andate realmente le cose ma pare che in buona parte questi eventi siano avvenuti.

La vicenda di Black cambia quando trova in un cassonetto un pupazzo che rappresenta uno scoiattolo, il The Beaver del titolo, che diventa una sorta di suo alter-ego. E così l’uomo comincia a parlare con l’animale di pezza e a farlo parlare da ventriloquo come se fosse una nuova identità capace di restituirgli l’uomo, il padre e il marito che non sa più essere. “Detta così – aggiunge la Foster – può apparire una trama piuttosto bizzarra. Ma dietro questo incontro con un oggetto inanimato si nascondono tante realtà. Walter si porta lo scoiattolo di pezza sempre appresso e quest’ultimo diventa una celebrità, tanto che ne faranno anche un gioco di enorme successo. L’aspetto fondamentale della storia è che, dietro a tutto questo, per la moglie e il figlio, non vengono meno i sospetti che Walter cammini sempre su un baratro pronto a ricadere nelle sue nevrosi da un momento all’altro. Le psicosi del nostro tempo tornano sempre a galla, non c’è celebrità, o status privilegiato che ce ne renda immuni”.

“Ecco perché ho diretto un film su un uomo rifiutato da tanti e che vede entrare nella propria vita un amico immaginario di cui poi cercherà di liberarsi: un po’ come l’orsetto che per anni da bambini ci aveva tenuto compagnia”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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