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Italiani in concorso a Venezia: il trionfo della realtà

Attualità, Personaggi

27/08/2012

C’è un filo rosso che lega i film italiani presenti in concorso a Venezia ed è una riflessione sull’Italia di oggi e sulla nostra società. Fatta, ovviamente, in maniera diversa da autori che hanno poco in comune e che, eppure, da angolature diverse esplorano aspetti differenti e violentemente contraddittori della nostra realtà.

Tratto dal romanzo di Roberto Alajmo, E’ stato il figlio di Daniele Ciprì al suo esordio in solitaria senza l’amico di sempre Franco Maresco, racconta una famiglia come le altre, che ha visto la propria piccola figlia Serenella ammazzata dalla Mafia. La loro non è una storia di vendetta o di rabbia. E’ il racconto di un’ossessione per il denaro che lo Stato dà per risarcire i familiari delle vittime. Soldi che non vengono spesi in buone azioni o per la ricerca di un miglioramento del proprio tenore di vita, bensì dilapidati nella follia di volere sembrare ricchi, pur consapevoli del non poterlo diventare davvero. Il denaro è uno dei grandi temi della società italiana: in famiglia si parla solo di soldi e tutto il resto sembra passare in secondo piano.

Una scelta precisa da parte di Ciprì che sin da subito si è dichiarato affascinato dalla possibilità di una messinscena grottesca e divertente, ma al tempo stesso fortemente drammatica e disperata di quella che così come viene raccontato sembra un’ossessione per l’apparenza.

Una sorta di road movie romano è, invece, quello diretto da Francesca Comencini con Un giorno speciale, film che racconta la storia di due ragazzi: una giovane donna pronta a tutto per l’appuntamento con un politico in grado di aiutarla ad entrare nel mondo dello spettacolo e l’autista che deve portarla a questo incontro. La rabbia e l’energia dei vent’anni, l’appartenere ad una generazione di ragazzi dimenticati dalla società e ricordati dai media solo quando bisogna citare le ‘geremiadi’ sul disinteresse dei ‘vecchi’ nei confronti dei ‘giovani’ fa sì che Francesca Comencini lavori, per sua stessa ammissione, sul confronto complesso tra due persone in una fase difficile e importante della loro vita, alle prese con una società sfuggita alla comprensione di tutti, soprattutto a chi vi è nato e cresciuto.

Ancora una volta, un film di Francesca Comencini affronta tematiche care a questa regista di grande talento: le donne, il lavoro, la gioventù. Tutto questo in una fase e sociale caotica come quella che si vive al di fuori dell’abitacolo dell’auto che porta i due giovani verso una tappa del loro destino.

Il caos e le atmosfere drammatiche che hanno caratterizzato sul piano sociale e istituzionale gli ultimi giorni di Eluana Englaro sono lo sfondo su cui si stagliano i protagonisti di Bella Addormentata opera di Marco Bellocchio con cui il grande regista piacentino è nuovamente a Venezia un anno dopo il Leone d’Oro alla carriera e, soprattutto, torna alla contemporaneità del racconto dopo film come Vincere e Buongiorno Notte legati al passato del nostro paese. Lo spunto della vicenda di Peppino Englaro che Bellocchio definisce come un ‘eroe discreto’ è diventato – a detta di Bellocchio - il motore per una riflessione a tutto campo sulla ‘vita e la morte’ attraverso personaggi diversi come un senatore interpretato da Toni Servillo e da altre figure espressioni di piani diversi della nostra società. Un film importantissimo già sulla carta, perché un grande autore come Marco Bellocchio oltre a occuparsi di tematiche in grado di scuotere profondamente la nostra società, torna ad affrontare la cronaca sociale e politica dell’Italia degli ultimi anni.

Tre pellicole distanti tra loro che, grazie alla ricchezza e alla varietà del pensiero dei loro registi, offrono frammenti importanti di italianità in una sorta di marcia trionfale della realtà che si ode risuonare lontano dai confini del reame della commedia in cui il nostro cinema, talora, si trova “imprigionato”. Negli ultimi anni la nostra industria cinematografica è diventata, infatti, un po' asfittica e ossessionata dalla produzione quasi esclusiva di commedie e film d’autore perdendo di vista altri generi ed idee sfruttati in paesi a noi vicini come Francia e Gran Bretagna.

Almeno nei Festival, in compenso, il cinema italiano dimostra una forza e lucidità di riflessione dalla portata sconosciuta in altri ambiti del dibattito sociale e culturale del nostro paese.

A Venezia, nell'anno del Leone d'oro ad un regista impegnato come Francesco Rosi era giusto che il cinema italiano in concorso esplorasse la realtà del nostro paese in maniera rilevante e ricca di diversità di approccio.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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