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Isacco 2010 - Anteprima de Il figlio più piccolo

Attualità, Recensioni

10/02/2010

Il figlio più piccolo è, per molti versi, il film più ambizioso scritto e diretto da Pupi Avati.

Un’insolita pellicola di denuncia dove la commedia viene usata come un’arma potente per divertire, ma anche e soprattutto per fare riflettere lo spettatore sulle miserie di un’Italia resa irriconoscibile dalle sue cattive abitudini e, peggio ancora, dalle sue tante patetiche furbizie.

Lontano dall’introspettivo e talora rassicurante cinema del passato, questa nuova prova di Avati offre al pubblico il senso di un cinema diverso in cui il presente con la sua ignoranza e volgarità viene preso di mira dal regista bolognese con la sua consueta ironia, ma in maniera insolitamente veemente con una storia che non può fare altro che creare un certo sdegno.

Tutto inizia quando un immobiliarista multimilionario, alla vigilia del suo secondo matrimonio, scopre di avere inderogabilmente la legge alle calcagna e, consigliato dal suo staff, decide di intestare tutte le sue proprietà al figlio più piccolo che aveva abbandonato bambino a Bologna insieme al fratello e alla madre dei ragazzi.

Portatolo di peso nella cittadina del Lazio dove risiede, il ragazzo con un’ingenuità commovente, crede davvero che il padre voglia fargli dono della sua grande ricchezza e inizia a fantasticare come la sua vita potrà cambiare grazie ai tanti soldi. Nel frattempo gli eventi precipitano senza possibilità di soluzione: né l’immobiliarista, né il suo fido consigliere interpretato da un sulfureo Luca Zingaretti potrà fare nulla per arginare una situazione ormai sull’orlo del precipizio. Nonostante tutto, però, il finale avatiano offre allo spettatore una morale commovente con un’ultima scena dove Christian De Sica sembra avere qualcosa del Peter Sellers di Oltre il giardino.

Intelligente e brillante, Il Figlio più Piccolo è uno specchio non troppo deformato dell’Italia di oggi con i suoi vizi e con le sue magagne. L’ostentazione pacchiana della ricchezza ha qualcosa di soffocante in questo film dominato da personaggi di grande ambiguità e volutamente irrisolto come la realtà drammatica ed esilarante che racconta, dove si possono sacrificare tutti in nome di tutto e in cui la vita è solo un enorme flusso di situazioni presenti.

Un film da non perdere, perché Avati supera se stesso dando vita ad una delle sue opere migliori e più inquietanti dove un padre immola il proprio figlio al Dio denaro senza che nessun angelo venga a fermargli la mano e, forse, senza un vero e proprio tornaconto se non provare a sfuggire alla propria disperazione.

 

Scritto da Marco Spagnoli
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