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Isabelle Huppert: Un’Ipotesi di Complotto della Presidente Rossa

25/05/2009

Forse detto da noi, 'les italiens' che convivono con i conflitti d'interessi ormai da due generazioni, non è particolarmente credibile. Dalla serie prima risolvete quelli che avete in casa vostra e poi protestate per quelli che trovate, o pensate di trovare, fuori. Ma certo che il Palmarès 2009 non brilla, magari per eccesso di 'amorosi sensi' per trasparenza. Sarà soltanto un effetto scenico, un abbraccio più lungo del dovuto, ma la Palma d'Oro consegnata 'appassionatamente e platealmente' dalla Presidente della Giuria Isabelle Huppert al suo ex regista Michael Haneke per il film Il nastro bianco, ci lascia piuttosto perplessi. Isabelle Huppert, di professione attrice, in barba al conflitto di interessi che l'ha vista diretta due volte da Michael Haneke, proprio a lui ha consegnato la Palma d'Oro per il suo film Il nastro bianco distribuito in Italia da Lucky Red nei prossimi mesi. Vincere di Marco Bellocchio, unico film italiano in concorso, torna a casa senza nessun premio. Peccato. E' la legge dei festival. Ma come, per molto meno - per esclusioni o appunto per non premiazioni - abbiamo visto in altre occasioni scorrere il sangue. Adesso, nonostante il danno evidente al nostro cinema, che solo l'anno passato aveva ottenuto una doppia vittoria, nessuno spende una parola in proposito. Forse perché l'ex sessantottino Bellocchio è da sempre personaggio schivo e scomodo, e quel che è peggio, la storia raccontata da Bellocchio - di una giovane sedotta, derubata, tradita e internata da Mussolini - ha troppi evidenti punti di contatto con l'Italia del 2009 dove la selezione delle future classi dirigenti è un vero e proprio casting e non avviene in base alla preparazione, bensì in virtù dell'avvenenza e, soprattutto, della qualità orwelliana di elogiare chi è più uguale di altri. Bellocchio, l'emigrante Tarantino e perfino l'autoctono Jacques Audiard, tutti più che meritevoli, sono restati a bocca asciutta e senza difensori. Premiato Haneke con il suo film in bianco e nero, trombando per l'ennesima volta Pedro Almodovar con Los Abrazos Rotos (in uscita in Italia solo ad ottobre), le scelte dell'Huppert & Co. hanno lasciato piuttosto perplessi critici e giornalisti di tutto il mondo, memori dell'altro presunto disastro colposo, compiuto da un'altrettanto nota attrice francese, Catherine Deneuve quando, alcuni anni fa, a Venezia, fu operata quella che da molti venne considerata come un'altra singolare serie di errori di valutazione. Le Giurie dei grandi Festival sono inevitabilmente in qualche modo 'colluse' da rapporti di lavoro, di amicizia, di subordinarietà artistica etc. ma il caso della Huppert si era manifestato da subito in modo piuttosto stridente. Ma evidentemente nessuno ha osato dirglielo. L'attrice francese, come talora i personaggi che interpreta, è così determinata da risultare non particolarmente simpatica (una delle stimmate del genio_) al punto che, recentemente, ad Ischia per lavorazione di un film sembrerebbe avere fatto letteralmente impazzire l'equipe di lavoro della produzione. Anni fa, in occasione di un incontro stampa con Venezia finito bruscamente perché l'attrice doveva andare a fare shopping, l'Huppert aveva dichiarato: "La cosa più rischiosa di fare il mio mestiere è quella di finire per recitare, diretta o al fianco di persone non in grado di portare avanti il proprio lavoro. Ma questo non è nulla di paragonabile a quello che vivono i medici o i poliziotti. Considero pericoloso non correre dei rischi se fai l'attrice..". Più seriamente, però, al di là dei meriti innegabili del film di Haneke e dell'indubitabile onestà intellettuale di Isabelle Huppert, a parte le sue notorie spigolosità, proprie dei grandi talenti che non riguardano, peraltro, né chi guarda i suoi film, né tantomeno chi ne scrive, quello che più sorprende dell'esito di Cannes è come anche il Festival più grande del mondo cada nella rischiosa trappola dell'autoreferenzialità. Anche se non vi è, ovviamente, nessun complotto, una platea che unanimemente urla a gran voce il premio per Audiard, sarebbe stato lecito venisse ascoltata, invece, di una scelta autarchica (sebbene meritata_) di consegnare la Palma ad un regista tanto amato e, evidentemente, troppo amico. Il conflitto di interessi, alle volte, parte da situazioni più semplici rispetto a quelle cui siamo abituati in Italia, ma, spesso, porta ad effetti disastrosi in maniera analoga per un mondo del cinema che avrebbe bisogno di trasparenza e consenso più che di autarchia in nome dell'arte_ Isabelle Huppert è una donna intelligente e una grande attrice di cui ammiriamo talento, carisma ed onestà, ma che, al tempo stesso, ci sorprende per la sua integrità 'dura e pura' che sembra ignorare sia la realpolitk che il contesto di un cinema mondiale bisognoso di conferme, piuttosto che di lasciare adito a dubbi di qualsiasi genere_

Scritto da ADMIN
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