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Isabella Ragonese e il ‘primo incarico’ di Giorgia Cecere

Attualità, Interviste

06/05/2011

Una storia intima e personale. Un percorso di educazione sentimentale e, in un certo senso, di liberazione “individuale” di una giovane donna, quando quest’ultima riceve il ‘primo incarico’ per andare ad insegnare in una piccola scuola rurale della campagna pugliese, arcaica e selvaggia, ed incastonata negli anni Cinquanta. “L’origine del film è quella della storia vera tra mio padre e mia madre. Un’ispirazione emotiva che ho voluto lasciarsi riverberare, chiusa nel mio inconscio, sebbene, alla fine, le cose più romanzesche che si vedono nel film sono quelle realmente accadute.” Spiega la regista esordiente e sceneggiatrice Giorgia Cecere, collaboratrice storica di Edoardo Winspeare per cui ha scritto, tra l’altro, quel gioiello che è Sangue Vivo “Il senso del film mi è sempre stato chiaro: un po’ metaforicamente il primo incarico della nostra vita è scoprire che cosa vogliamo davvero dalla vita e qual è il desiderio del nostro cuore. E’ un film che racconta come, alle volte, pensiamo di potere morire per un sentimento e come, poi, stupiti, scopriamo che questo si è dissolto. La crudeltà e bellezza della vita è che ci può sorprendere sempre. I luoghi dove è ambientata la storia sono quelli dove si sono svolti davvero i fatti.” Una suggestione che ha colpito molto la protagonista “Per questo personaggio mi sono sentita molto vicino alla regista da cui ho ‘rubato’ alcuni atteggiamenti e modi di fare.” Racconta Isabella Ragonese “Ero sempre pronta all’ascolto per quello che è stato un ruolo unico per me.”  La storia di una ‘maestrina’ pugliese alla prova di una realtà sociale distante da lei, ma al tempo stesso una sorta di ‘esilio necessario’ lontano da un amore quasi perduto, costituisce un’occasione per uno sguardo diverso sulla femminilità.

La regista aggiunge “Non volevo seguire un approccio sociologico. Ai miei occhi, il cinema coincide con la scoperta della libertà. Per me era importante costruire un film che consentisse di guardare da un altrove il nostro presente che spesso ci impedisce di accorgerci di dove siamo. C’era un tempo in cui anche in condizioni maschiliste, in cui la femminilità chiedeva più audacia. Oggi il maschilismo è più pervasivo e subdolo. Il coraggio morale delle donne è qualcosa che non dobbiamo dimenticare e di cui dobbiamo continuare ad avvalerci sempre. Per me era importante raccontare una storia che non invecchiasse né come tema, né come ispirazione per il suo grande investimento emotivo.” Isabella Ragonese spiega “Un film è sempre una cosa diversa dall’altra.  In questo caso, ero affascinata dalla scoperta personale di un mondo da parte di una donna che non chiede commiserazione, ma che avanti per la sua strada con determinazione e grande coraggio.”

C’è, forse, un legame anche con il cinema di Zang Yimou regista che con film come Non uno di meno hanno parlato di scuola, riflettendo su sentimenti ed emozioni intime? “Certamente. Come spettatrice. Adoro il rigore e la compostezza del cinema orientale.” Conclude la regista “Con pochissimo in quei film viene creata un’atmosfera affascinante.”

Scritto da Marco Spagnoli
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