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Io sono (il nuovo) Spock

Interviste, Personaggi

05/06/2013

“Quando mi è stato offerto il ruolo di Spock mi sono ritrovato insieme a persone di grande talento ed estremamente creative come JJ Abrams e, l’autore di Lost, Damon Lindelof. Quando gente di questo spessore dice di avere fiducia in te e nelle tue possibilità, non hai altra scelta se non quella di credere in te stesso.” Zachary Quinto è visibilmente rilassato e soddisfatto. Dopo una stagione in 24 ed essere diventato uno dei protagonisti di Heroes nel ruolo di Sylar, Star Trek, la straordinaria rivisitazione della serie creata da Gene Roddenberry ad opera di JJ Abrams in persona, ha offerto al trentaduenne attore nato a Pittsburgh la possibilità di confrontarsi con una vera icona del cinema non solo di fantascienza. E’ stato lui, infatti, a ’sostituire’ Leonard Nimoy nel ruolo di Spock, il vulcaniano dalle orecchie a punta compagno delle avventure del Capitano Kirk che ritroviamo a fianco del suo amico anche in Star Trek Into Darkness 3D seguito del primo film con Abrahms saldamente sulla plancia di comando di una delle franchise più amate della storia del cinema e della televisione.

Tornando al ruolo di Spock, quali erano le sue preoccupazioni principali?
Innanzitutto Leonard Nimoy, per contratto, doveva dare la sua approvazione all’attore che lo avrebbe sostituito. Il suo avermi accettato è stata una grandissima soddisfazione per me e uno sprone a dare il massimo. In più sono successe tante piccole cose che mi hanno fatto pensare a una sorta di ‘destino’…

Ovvero? Lei sognava di diventare Spock sin da piccolo?
Tutt’altro. Ho sempre pensato che avrei fatto l’attore, ma non ero un fan di Star Trek. Sapevo che si trattava di una saga di grande importanza, ma non sono mai stato un vero e proprio fan. Quando parlo di destino o meglio di ‘serendipidità’ mi riferisco a tanti piccoli eventi casuali e ad una serie di circostanze strane poco spiegabili razionalmente.

Quali?
Cinque anni fa, la sera prima del provino, sono andato a ricevere un premio insieme al cast di Heroes e a consegnarlo era proprio Leonard Nimoy. L’ho salutato, gli ho stretto la mano, ma ovviamente non gli ho detto nulla riguardo alla possibilità di interpretare il suo ruolo. Due giorni dopo sono venuto qui a Parigi insieme a Tim Kring, il creatore di Heroes per il Festival Jules Verne dove ho incontrato Damon Lindelof che proprio con Kring aveva iniziato a lavorare a Hollywood. Tornato in America, il 4 giugno, due giorni dopo il mio compleanno, JJ Abrams mi chiama e mi offre definitivamente la parte. Sono iniziate, così, le negoziazioni tra Paramount e Universal per lasciarmi libero da Heroes per undici puntate. Poi, però, a sorpresa, c’è lo sciopero degli sceneggiatori. Star Trek era stato già scritto e così mentre Heroes ha dovuto fermare la produzione il venerdì, il lunedì posso andare sul set del film senza perdere una sola puntata! Una settimana dalla fine delle riprese, lo sciopero termina e io torno ad interpretare Sylar nella serie. Originariamente Star Trek doveva uscire a dicembre e io, così, avrei perso quattro episodi per fare la promozione. Viene spostato a maggio dalla Paramount e io, così, posso finire Heroes, fare il tour promozionale per Star Trek e tornare di nuovo per la quarta stagione!

Un incastro perfetto…
E non finisce qui: ieri sera, esattamente due anni dopo essere venuto a Parigi, vado nella toilette di un ristorante e trovo che è interamente tappezzata da foto tratte da una mostra di scatti ispirati ad Andy Wahrol: mentre mi lavo le mani alzo gli occhi e cosa mi trovo davanti? La faccia di Leonard Nimoy truccato da Spock! Cosa dovevo fare? Mi sono fatto una foto con il mio Blackberry per non dimenticarmelo mai! Questi sono tutti piccoli segnali di un’esperienza che, in qualche maniera, ero destinato a fare…

Il suo Spock è un po’ diverso da come lo abbiamo conosciuto in passato: in più ha una storia d’amore con il Tenente Uhura interpretata dalla splendida Zoe Saldana…
Qualcuno pensa che Spock sia insensibile. Non lo è affatto, anzi. Solo che è ‘male equipaggiato’per esprimere le sue emozioni, figuriamoci per affrontare sentimenti come l’amore. E questo è molto evidente in Into Darkness.

Parliamo del suo futuro?
Desidero continuare a fare l’attore, restando, però, con i piedi ben piantati per terra. Insieme a due miei amici del college ho aperto la mia società di produzione dove stiamo iniziando a lavorare su alcuni progetti. Mi interessa fare il produttore e – un domani – anche il regista. Il cinema che amo, però, e che mi piacerebbe produrre assomiglia a quello del Paul Thomas Anderson di Magnolia e del Jonathan Demme di Rachel si sposa. Un po’ come Spock, e da grande appassionato quale sono della psicanalisi Junghiana, sono interessato alle storie che parlano di persone e ad esplorare le emozioni degli esseri umani di questa galassia.

Scritto da Marco Spagnoli
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