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Io lo conoscevo bene. Goffredo Lombardo: L’Ultimo Gattopardo

Attualità, Interviste

18/01/2011

“Quando Guido Lombardo mi ha chiesto se fossi interessato a realizzare un documentario su suo padre ho risposto immediatamente di sì. Non mi sono posto nessuna domanda riguardo al tempo e agli altri impegni. Dovevo accettare, era automatico.” Giuseppe Tornatore racconta così la genesi de L’Ultimo Gattopardo documentario il cui work in progress è stato presentato al Festival di Venezia e la cui versione definitiva verrà proiettata in anteprima mondiale al Teatro Petruzzelli di Bari nell’ambito del Bifest 2011. Un film commovente che rispetto alla versione recensita da Primissima da Venezia è ancora più ricco e articolato, in un flusso di coscienza travolgente, in una polifonia di testimonianze straordinarie che vanno da Carlo Verdone a Dario Argento, da Enrico Lucherini a Ennio Morricone, da Armando Trovajoli a Ettore Scola e molti altri ancora fino ad arrivare allo stesso Tornatore “Volevo essere come gli altri e offrire la mia testimonianza: ho fatto questo film per gratitudine e per curiosità. Non mi sembrava giusto limitarmi al ruolo del regista, ma mi sembrava corretto fare parte del coro insieme agli altri.” 

La forma del documentario è molto particolare…

Non volevo andare a fare le interviste del documentario a casa o negli uffici dei vari intervistati. Non mi piaceva. In più grazie alla produzione della Titanus non avevo il problema di dovere andare a richiedere i materiali a nessuno. Potevo utilizzare qualsiasi cosa. Quindi ho deciso di sfruttare questa situazione costruendo uno studio dove potere fare parlare queste persone come seguendo un testo unico e passandosi la palla l’uno con l’altro. Mi piaceva che i personaggi ‘nuotassero’ in un certo senso in una sorta di acquario di immagini. Ho cercato di utilizzare una cifra ‘emozionale’ per raccontare la vita di una persona e il suo modo di concepire il suo mestiere da cui derivava la profonda conoscenza del cinema.

Un esempio?

Lombardo conosceva alla perfezione il suo lavoro. Era, in un certo senso, uno sceneggiatore e un regista. Nessuno poteva batterlo sull’immaginare un melodramma: quando gli ho raccontato l’idea che avevo per Nuovo Cinema Paradiso che, all’epoca, si intitolava ancora Nuovo Cinema Italia mi disse di andarla a scrivere per lui. Prima di vedermi uscire dal suo studio, però, aggiunse “Attento Giuseppe: nella storia che mi hai raccontato c’è un errore: c’è un padre di troppo…” Aveva ragione. Non so se ci sarei arrivato io per conto mio, ma – certo – alla fine la presenza del padre naturale indeboliva la funzione dell’operatore: così decisi di eliminare questo personaggio. Lombardo queste cose le fiutava al volo: aveva un istinto naturale.

Perché non fu lui, alla fine, a produrre il film, ma Franco Cristaldi?

Quando lesse la sceneggiatura mi disse “L’avevi detta meglio rispetto a come l’hai scritta…” Litigammo, non ci siamo parlati per un po’, ma – alla fine – siamo rimasti come sempre amici anche se le nostre strade si sono separate…in realtà credo che il film gli fosse sembrato molto costoso e che non avesse apprezzato alcune battute più ‘pepate’ del bambino. Quando Cristaldi decise di produrlo, incontrò Lombardo per sincerarsi che lui non avesse davvero più alcun interesse.

Il ritratto che lei offre di Lombardo è molto ‘umano’…

Non volevo scivolare nell’agiografia e mi è piaciuto molto inserire testimonianze vagamente ‘dissonanti’ tra loro ponendo a tutti le stesse domande e ottenendo risposte molto diverse tra loro. Questo è stato possibile solo perché conoscevo bene Lombardo. Se così non fosse stato non ci sarei mai riuscito.

I Super8 inseriti, soprattutto, nel finale sono commoventi e bellissimi…

Ne conoscevo l’esistenza, perché quando frequentavo la Titanus negli anni Ottanta avevo visto lui che chiedeva il trasferimento di alcuni di essi su VHS. Facendo il documentario ho pensato immediatamente di potere utilizzarne alcuni.

Si dice che Lombardo le abbia imposto di farsi chiamare Giuseppe e non firmare più come ‘Peppuccio’…

E’ vero: la prima volta che mi vide mi disse: “Ma perché si fa chiamare Peppuccio, è un nome da bambino, non da regista…”

La storia della Titanus riguarda non solo i film fatti, ma anche quelli che non si sono riusciti a fare…

La Titanus ha ancora molti copioni di grande valore che un giorno potrebbero essere realizzati. Bisogna anche dire che, citando il diario di Valerio Zurlini c’è una frase che mi ha sempre colpito. “Nessuno può dimostrare che i più grandi capolavori della storia del cinema mondiale non siano ancora chiusi nel cassetto di qualche produttore.” Un progetto che a me sarebbe sempre interessato fare e di cui avevo lungamente parlato con Goffredo era incentrato su Caruso. Come lo voleva fare lui, si sarebbe potuto realizzare solo per la televisione, mentre io desideravo girarlo per il cinema. Con Cristaldi ci sono andato vicino, solo che l’attore da me scelto non era disponibile e non se ne è fatto più nulla…con un produttore come lui, in un’ora sfioravi due o tre idee, quando lo incontravo si parlava solo di potenziali storie per farne dei film. Cristaldi seguiva lo stesso metodo: erano dei grandi e io sono stato molto fortunato a fare in tempo a conoscerli e a lavorare con entrambi.

Scritto da Marco Spagnoli
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