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INTERVISTA A EDOARDO LEO PER BUONGIORNO PAPA’

Attualità, Interviste, Personaggi

08/03/2013

Edoardo Leo dirige e interpreta Buongiorno Papà, una commedia con Raoul Bova, Marco Giallini e Rosabell Laurenti Sellers dal 14 marzo nei cinema per Medusa Film. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Edoardo Leo alla sua seconda prova da regista dopo il suo primo film: 18 anni dopo.

Leo, lei ritorna alla regia dopo tre anni dal suo esordio. Ci sono affinità tra Buongiorno Papà e 18 anni dopo? “No ho voluto completamente buttarmi in un altro genere. Anche perché sono anni che desideravo realizzare una commedia romantica e l’ho fatto con Buongiorno Papà. Difficilmente trovo dei film italiani, che sono classificati come commedie romantiche, che mi hanno soddisfatto. Ho letto il soggetto di Massimiliano Bruno, mi è piaciuto, insieme abbiamo scritto la sceneggiatura di questa storia emozionante e, allo stesso tempo, buffa nei toni e delicata”.

Che cosa intende Edoardo Leo per commedia romantica? Visto che siamo freschi dal caso Muccino dove per un errore di classificazione di genere del suo film, il regista ha avuto un sacco di problemi a realizzarlo negli Usa… “Infatti questo classificare un film con un genere è veramente una cosa molto pericolosa. Per quanto mi riguarda visto che il mio film è incentrato nel rapporto tra un padre e una figlia, che però non si conoscono, io sono tornato con la mente a quelle commedie inglesi che ho adorato, come Quattro matrimoni e un funerale. Nel mio film si ride ma c’è una parte sentimentale molto forte, non si ride e basta, questa è la mia idea di commedia romantica dove le emozioni commuovono mescolandosi anche a situazioni ironiche o comiche”.

Chi è Andrea, il personaggio interpretato da Raoul Bova? “Un uomo al quale apparentemente non manca nulla perché è una persona molto superficiale. Uno fissato con il rimanere giovane, che si fa le lampade, che esce con ragazze di vent’anni perché anche se lui ha passato, anche se di poco, i quaranta vive come uno di venti. E ad uno così che non vuole nemmeno un rapporto, la cosa più assurda era mettergli al fianco una adolescente, che lui scopre essere sua figlia. Oltretutto con una ragazzina determinatissima che vuole che lui le faccia da padre tanto che si trasferisce a casa sua. Uno shock totale per Andrea! E non finisce qui perché Layla ritrova suo padre e con lei c’è anche suo nonno, Enzo, il grande Marco Giallini”.

Leo al di là del suo protagonista, effettivamente, dopo i 40 una crisi c’è sempre per uomini e donne? “C’è perché viviamo in una società che ha dilatato il periodo in cui si considera una persona ancora come giovane in maniera esasperata, ma a quarant’anni sei un adulto e ti ritroverai a fare i conti con le scelte che hai fatto nella vita. E devo dire che mentre scrivevamo ci veniva anche in mente quante amiche o donne abbiamo sentito lamentarsi di avere o vedere uomini che a quell’età si comportano come dei ragazzini. Vedo troppo in giro la ‘sindrome del tronista’ ed è un modello di riferimento folle”.

Arriviamo al grande Marco Giallini che lei ha fatto diventare nonno, a 49 anni… “Avete ragione tanto che io e Marco che ci conosciamo veramente da molti anni, mi ha subito detto, “Cosa devo fare, un nonno?”. Poi gli ho spiegato che si trattava di un nonno giovanissimo e che era un personaggio che aveva vissuto la stessa storia del protagonista, aveva avuto una figlia molto giovane, e si era ritrovato a sua volta, essere un nonno precoce. Questo personaggio è stupendo, è un ex-fricchettone, uno che faceva parte di un gruppo, era il cantante di “Enzo e i Giaguari” e lui, insieme a Layla, sconvolgono la vita di Andrea, e anche un po’ quella del mio personaggio Paolo che divide casa con il neo-papà. E sarà proprio Giallini che metterà Andrea davanti allo specchio per fargli vedere quello che è e, nella sua bizzarria, è il personaggio più maturo di tutti”.

Leo ha per caso visto Somewhere di Sofia Coppola? “Certamente ed è un film che ho amato moltissimo. Devo dire che lo trovo un film straordinario al quale ho pensato tanto però il mio padre e la mia figlia sono profondamente diversi da quelli raccontati dalla Coppola nella sua pellicola”.

C’è qualcosa di autobiografico in questo film? “Proprio niente, come pure in quello precedente. Io sono un attore al quale piace raccontare delle storie. E’ chiaro che un film rappresenta molto il regista che l’ha realizzato, quindi in questo film c’è la parte di me più buffa e tenera e poi c’è n’è anche una più profonda, più interessata a sviscerare le dinamiche della vita. Posso dire che ho scritto il film che mi andava di fare, ho avuto il cast che volevo, quindi sono soddisfatto spero lo sarà anche il pubblico”.

Scritto da Nicoletta Gemmi
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