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Intervista a Mia Hansen Love, regista di Un Amore di Gioventù

Attualità, Conferenze stampa, Interviste, Personaggi

15/06/2012

(Roma) Mia Hansen Love ha 31 anni ed è già un'affermata regista. La sua opera d'esordio, Tout est pardonné, è stata presentata nella Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2007 ed ha vinto il Premio Louis-Delluc e stata nominata ai premi César come miglior opera prima. L'opera seconda, Il padre dei miei figli, è stato presentata al Festival di Cannes 2009, dove ha vinto il premio speciale della giuria della sezione Un Certain Regard.

Ora torna in sala con Un amore di gioventù, nelle nostre sale a partire dal 22 Giugno per Teodora.

Camille ha 15 anni, Sullivan 19. Il loro amore, nato durante l’estate, è intenso e passionale, ma Sullivan deve partire per il Sudamerica e Camille si ritrova sola. Gli anni passano e la ragazza non sembra riuscire a dimenticare, finché non conosce un maturo architetto di cui diventa assistente e amante. Ma proprio quando tutto sembra andare per il meglio, Sullivan si riaffaccia nella sua vita...

Abbiamo incontrato la Hansen Love a Roma in occasione della presentazione della pellicola.

Lei è molto giovane ma comunque un'adulta e nonostante questo sembra sempre prediligere la descrizione dell'adolescenza. Come mai? “L’adolescenza è un periodo fondamentale della nostra vita, in cui tutto può ancora succedere, è un momento in cui possiamo percorrere tutte le strade, fare tutte le scelte che vogliamo. Come regista e sceneggiatrice trovo intrigante descrivere questa fase, la mia adolescenza è stata breve, diciamo che sono passata direttamente all’età adulta. Ho smesso di essere bambina troppo tardi e sono diventata una persona grande troppo in fretta. Ora racconto quella fase nei film”.

Questo film sembra chiudere una ideale trilogia... “Si è formata spontaneamente, nel senso che  diversi temi sono presenti nei tre film: la sopravvivenza dopo un lutto o una separazione, il tempo che passa, la forza dei sentimenti, la solitudine, il destino ma anche la perseveranza, l'imparare ad essere se stessi, liberi. Ho appena letto in un libro di Annie Ernaux una frase di Proust che mi ha colpito molto: 'Là dove la vita alza un muro, l’intelligenza apre una breccia'. Ecco è questa l’idea“.

Nel film Camille ama Sullivan, che torna nella sua vita quando c’è già un altro uomo. Lei l'ha definita una vera eroina. “ Si certo non si tratta di un’eroina nel senso classico del termine. I miei film parlano d’amore, che è al centro di tutto. L’amore è importante, ma questa volta volevo rappresentare la crescita e il cammino verso l’indipendenza e la libertà di una giovane donna moderna. Un amore di gioventù non parla solo della passione che lega due personne, ma anche della disperazione che segue la fine della loro storia e del cammino che Camille intraprende verso l’accettazione del cambiamento e che prevede solitudine".

Quanto c'è di lei nel film? “ C'e' un lato autobiografico in questo film come in tutti i miei precedenti. Parto da una realta' che ho vissuto. Tutti i miei film li ho fatti per colmare un vuoto, si parla sempre di affrontare una perdita o un lutto. L'obiettivo è trasformare tutto questo in finzione e renderlo cinematografico''.

Nella pellicola i personaggi si muovono continuamente... “ Si, ha a che fare con la mia necessità di movimento, che ho avvertito non appena ho cominciato a fare cinema. Ne Il padre dei miei figli, il protagonista era un produttore che detestava la staticità, mi piaceva filmare i suoi ritmi, i suoi spostamenti, mi sono identificata con lui. La stessa cosa ho voluto farla con questa pellicola”.

 

Scritto da Manuela Blonna
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