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Intervista a Whit Stillman, regista di Damsels in Distress – Ragazze allo Sbando

Attualità, Interviste

01/08/2012

Film di chiusura dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, Damsels in Distress – Ragazze allo Sbando esce finalmente in Italia con la sua carica di ironia per raccontare il cosiddetto declino della decadenza. Tredici anni dopo The Last Days of Disco il regista Whit Stillman racconta un’altra storia con protagoniste delle giovani donne affascinanti il cui obiettivo è rivoluzionare la grigia vita all'East Coast College e coinvolgendo i depressi dedicandosi alla musica e alla cura dell’aspetto fisico. Ovviamente, non mancano le relazioni sentimentali con l’altro sesso e tutte le complicazioni del caso. “L’ispirazione per questo film è arrivato alla fine di un lungo periodo in cui ho provato a sviluppare dei progetti per il mercato inglese, vivendo nei dintorni di Madrid.” Dice Stillman spiegando così il lungo iato professionale che lo ha separato da The Last Days of Disco. “Pensavo che avrei potuto farcela in Gran Bretagna, ma le cose non hanno funzionato come credevo inizialmente. Ho sviluppato due progetti, uno sulla Rivoluzione Cultuale in Cina, uno sulla Giamaica degli anni Sessanta, ma nessuno dei due è partito, alla fine, nonostante io abbia ancora qualche speranza di potere realizzare il secondo.”

Come è nato Damsels in Distress?

E’ la storia di alcune ragazze realmente esistite che hanno frequentato Harvard alla fine degli anni Settanta, qualche anno dopo la mia laurea. Donne che risultavano simpatiche a tutti e che hanno davvero toccato il cuore di molte persone.

Le ha mai incontrate?

Non ho mai voluto, ma molti miei amici me ne hanno parlato molto bene. Personalmente credo che grazie a donne così l’Università non è più un’esperienza deprimente come lo era ai miei tempi quando ci veniva comunicato che la vita è una trappola senza uscita. A me interessava andare un po’ contro gli stereotipi legati alle Università americane come si vedono a profusione nel film Animal House.

Perché non ha voluto incontrarle?

Perché la loro storia era un punto di partenza e non una biografia. Ora potrei incontrarle, ma prima temevo di rimanere troppo influenzato da loro come persone e io non volevo fare un biopic. Del resto a me interessava raccontare cosa hanno fatto le donne in quegli anni anche in altre Università e non volevo dedicarmi ad un unico gruppo di persone.

Come sempre lei ha un occhio particolare nella scelta delle attrici…

Quando lavori con questo gruppo di età hai a che fare con giovani talenti che non sono ancora nelle grinfie dell’industria e possono fare ancora i film che vogliono fare e in cui credono. Se fossero più giovani o leggermente più anziane mi troverei a che fare con una pletora di avvocati e agenti che me le renderebbero inaccessibili lasciando spazio ad attrici che, nonostante la giovane età, sono già “sul viale del tramonto” a causa degli errori commessi.

Dimostrando inoltre grande sensibilità nei confronti dei personaggi femminili…

Ho due figlie che stavano diventando grandi quando ho realizzato The Last Days of Disco che considero come un racconto morale per le giovani donne. Oggi la più giovane si vede sullo sfondo quando le protagoniste ballano con le amiche. Un po’ di questa attenzione nasce dalla preoccupazione rispetto a quale mondo è quello che le mie figlie stavano conoscendo. Credo, poi, che nella nostra modernità ci siano poche immagini tanto potenti e sexy come quelle di giovani donne che ballano in una discoteca. Per me è un’immagine bellissima e al tempo stesso divertente da guardare. Inoltre credo che le storie sentimentali che coinvolgono le donne siano più interessanti perché, in genere, il loro comportamento è sempre abbastanza nascosto e imprevedibile. Anche il prossimo cui sto lavorando è dedicato a delle donne. Non ho un piano preciso, è solo che le cose vanno così…

Vi ricordiamo che Damsels in Distress – Ragazze allo Sbando sarà nei cinema a partire da mercoledì 1° agosto, distribuito da Warner Bros. Non perdetelo!

Scritto da Marco Spagnoli
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