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Intervista a Tommaso Arnaldi: “Un sogno nel cassetto? Lavorare con David Fincher”

Interviste

31/05/2018

Tommaso Arnaldi è un giovane attore e sceneggiatore romano, classe 1987. Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia ha intrapreso un percorso creativo ricco di soddisfazioni, nonostante alcuni ostacoli. Gli appassionati delle fiction RAI e Mediaset lo ricorderanno nel cast de I Cesaroni o de I Liceali, ma più recentemente ha dimostrato il suo talento nel coraggioso thriller soprannaturale intitolato Hybris, che ha anche prodotto. Al fianco di Lorenzo Richelmy e Guglielmo Scilla, Arnaldi si è ritrovato in una vecchia casa abbandonata, quando porte e finestre sono scomparse improvvisamente dando il via ad un massacro ricco di sangue e violenza. Al cinema è stato protagonista anche di Twins diretto da Lamberto Bava (prossimamente in uscita) e della commedia Colpi di Fortuna, ma una sua grande passione è il teatro, dove concentra gran parte delle sue energie. Come sceneggiatore, infatti, ha realizzato lo spettacolo OPSIS che ha vinto recentemente il conCORTO 2018 ed è arrivato in semifinale all'evento ShortLAB 2018 curato da Massimiliano Bruno

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Tommaso Arnaldi, ripercorrendo la sua carriera tra cinema, tv e teatro, ma soprattutto abbiamo scoperto qualche dettaglio in più sui suoi progetti futuri. 

Cosa vuol dire per te essere un attore?

Per me essere un attore vuol dire principalmente essere un comunicatore, riuscire a trasmettere un'emozione a chi guarda.

L'esperienza professionale che fino ad oggi ti ha insegnato di più?

Ogni progetto a cui ho partecipato mi ha segnato profondamente e in maniera differente, insegnandomi qualcosa su me stesso o sul mondo del lavoro. Ho la grande fortuna di aver lavorato con persone incredibili come Francesco Miccichè, Lamberto Bava, Mike Figgis e tanti altri che mi hanno donato il loro tempo e la loro conoscenza, aiutandomi nel mio percorso formativo e umano.

I tuoi modelli di riferimento come attore?

Trovo Robert Carlyle un attore straordinario, in grado di trasformare la sua anima ogni volta che affronta un nuovo personaggio. Stimo moltissimo Christian Bale e, per quanto riguarda l'Italia, Giancarlo Giannini e Gianmaria Volontè. 

Un regista con cui vorresti lavorare? Italiano o straniero.

Mi piacerebbe molto lavorare con David Fincher, ma è un sogno e credo rimarrà tale.

Un libro che ti ha segnato?

Il Giocatore di Dostoevskij.

Un film che pensi possa parlare di te? In che modo?

Mr. Nobody di Jaco Van Dormael. E' un' opera cinematografica meravigliosa sotto tutti i punti di vista e racconta la difficoltà di un uomo nel compiere la scelta più importante della sua vita. Empatizzo molto con il protagonista; sono il tipo di persona che, prima di prendere una decisione importante, ci riflette sopra all'infinito, e , una volta presa, si continua a chiedere se sia stata quella più giusta.

Hai recitato in commedie come Colpi di Fortuna e horror come Hybris. C'è un genere cinematografico che preferisci e perchè?

Non cè un genere che preferisco. E' talmente bello passare da uno all' altro che spero di riuscire a continuare così per tutta la mia carriera.

L'esperienza con Hybris si può considerare una rivincita del cinema indipendente italiano. Cosa puoi raccontarci di quel progetto che hai anche curato come produttore?

Hybris è stata un'esperienza bellissima e molto provante al tempo stesso. Il progetto ha preso più di due anni tra scrittura, interpretazione e produzione. Mi ha regalato tantissime soddisfazioni e mi ha messo in contatto con il mondo del cinema indipendente che trovo meraviglioso e pieno di idee.

Sei contento del cinema italiano attuale? Visto anche il successo a Cannes 2018?

Assolutamente sì. Da un po' di tempo l'Italia sta tornando a essere protagonista a livello mondiale. Cannes è l'ennesima conferma della nostra rinascita.

I tuoi prossimi progetti sul grande schermo?

C'è in programma una commedia da protagonista. Un' opera prima e la sceneggiatura è davvero interessante, sia nello sviluppo della storia che nei dialoghi. Per ora non posso dire di pù, ma vi posso assicurare che ci sono tutti i presupposti per un bellissimo prodotto.

Sei molto attivo in teatro, non solo come interprete ma anche come regista e autore. Come descriveresti il tuo legame con questa forma creativa?

Il mio legame con il teatro è viscerale. Più vado avanti e più l'amore cresce. Sul palcoscenico sento di potermi esprimere in totale libertà. Mi piace scrivere storie e vederle prendere vita.

Hai vinto il conCORTO e sei arrivato in smifinale a ShortLAB con lo spettacolo OPSIS. Da dove è nata l'idea e cosa provi per questo successo riconosciuto?

La semifinale e la vittoria sono state grandissime soddisfazioni. Devo ringraziare soprattutto i miei straordinari attori. La storia nasce da un trauma personale, avevo voglia di raccontarla perchè credo sia qualcosa in cui tutti si possono riconoscere, parla di una fragilità dentro ognuno di noi.

Secondo te cosa deve avere un aspirante attore per credere in questa professione in questo momento storico?

Determinazione. E' una strada che porta alti e bassi, bisogna imparare a tenere duro. Le tue fonti di ispirazioni quando ti metti davanti al computer a scrivere le tue storie? Le più svariate. Può essere una canzone che sento per la milionesima volta, un trauma personale, come nel caso di Opsis, o qualcosa di divertente che vedo al bar.

Prossimi progetti in generale?

Sto scrivendo uno spettacolo che spero di mettere in scena la prossima stagione. Sarà un noir molto particolare, ma è ancora in fase di sviluppo. Nel frattempo,Opsis continuerà il suo giro nei festival.

Scritto da Letizia Rogolino
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