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Intervista a Roger Corman: “Cameron e Nolan i miei eredi.”

Attualità, Interviste, Personaggi

19/04/2012

“Su una cosa non ho alcun dubbio: spero di morire facendo un film.” Roger Corman non si smentisce mai. Anche se la sua carriera nel cinema è iniziata quasi sessanta anni fa nel 1954, la sua passione per questo mezzo coincide con tutta la sua vita prima di spettatore e poi di regista e produttore di film prima considerati di serie B e, in seguito, rivalutati al punto di essere considerati ‘di culto’. “Ho sempre amato il cinema sin da quando ero ragazzino.” Spiega “E’ stato, però, all’università che ho scoperto come i critici cinematografici non paghino il biglietto per andare al cinema. Così mi sono avvicinato alla critica e all’analisi cinematografica durante quegli anni. Prima della laurea, però, mi sono reso conto che il mio amore per il cinema andava decisamente oltre e che quindi avrei preferito fare film anziché recensirli e basta. Sapevo che il mio destino, se fossi stato fortunato, sarebbe stato nel cinema come regista.” Un Fuorilegge a Hollywood – Il Mondo di Roger Corman la rassegna cinematografica promossa da Palazzo delle Esposizioni, Cineteca di Bologna, Museo del Cinema di Torino si tiene a Roma, proprio al Palazzo delle Esposizioni, fino al 29 aprile e propone sul grande schermo alcuni dei classici che hanno reso immortale il genio di questo grande talento del cinema indipendente americano, premio Oscar alla carriera nel 2010. Re del B-movie, celebre per le trasposizioni cinematografiche dei racconti di Edgar Allan Poe, ha sperimentato l’intero ventaglio dei generi, dal western alla fantascienza, dalla commedia nera all’horror, come testimonia questa panoramica appassionante della sua immensa produzione, dagli esordi meno noti ai colori tenebrosi dei suoi celebri horror, passando attraverso le produzioni con cui tenne a battesimo tre allievi d’eccezione: Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e Jonathan Demme. Una lunga avventura ben ripercorsa dal documentario, finora mai visto in Italia, che conclude la rassegna aperta alla presenza dello stesso regista di film come La piccola bottega degli orrori e I Selvaggi che lo scorso 5 aprile ha compiuto 86 anni. “Adoro Roma e sono lieto di questa retrospettiva.” Aggiunge il regista “Sono stato in questa magnifica città diverse volte ed è stata sempre una grande sorpresa e un’esperienza piacevolissima.”

Lei come si considera, oggi?

Non credo di essere un artista, ma senza dubbio sono un artigiano. Per ogni film che ho fatto ho dato sempre il meglio di me stesso per ottenere il massimo da ogni punto di vista. Al tempo stesso, però, sono consapevole di avere lavorato soprattutto sull’aspetto artigianale della produzione.

Non crede che Hollywood, negli ultimi anni, abbia perso di vista l’arte e l’aspetto artigianale del cinema, diventando un po’ un’industria che produce film omologati?

Fare cinema ha sempre ha che fare con l’arte e l’artigianalità. E’, semmai, il resto che è diventato un business. La produzione e la distribuzione hanno un carattere industriale che con il nostro lavoro, alla fine, centra poco anche se a Hollywood può diventare “determinante”.

Se lei potesse iniziare ora la sua carriera, crede che il suo cinema sarebbe diverso grazie alla tecnologia?

Senza dubbio: molti dei film che ho fatto sarebbero migliori grazie alle nuove macchine da presa, ma – soprattutto – anche in virtù delle grafiche computerizzate e di tutti gli effetti visivi che sono molto migliori della mia epoca. Anche se la forma narrativa rimarrebbe probabilmente la stessa, la componente visiva dei film sarebbe notevolmente migliorata dalle nuove tecniche oggi disponibili sul mercato.

E questa considerazione come la fa sentire quando rivede alcuni suoi film del passato?

Ho la consapevolezza di avere fatto il meglio possibile con i budget che avevo a disposizione. Certo oggi avrei fatto molto meglio alcune cose con la tecnologia a disposizione dei registi del ventunesimo secolo, ma sa qual è la verità? Uno non può scegliere il tempo in cui vivere e fare cinema.

Tra tutti i suoi film c’è qualcuno che anche se non è il suo preferito è più vicino al suo cuore che consiglia a tutti di vedere?

Ce ne sono due: uno del 1962 intitolato L’odio esplode a Dallas (The Intruder) con protagonista William Shatner che ancora non era diventato il Capitano Kirk della serie Star Trek. Era un film sull’integrazione razziale, un soggetto che per me era importante e che avevo affrontato in maniera molto seria. L’altro film è del 1964 ed è quello che considero il più riuscito dei mie adattamenti del lavoro di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa dove ho diretto Vincent Price girando il film in Gran Bretagna dove mi sono potuto permettere dei set più grandi e importanti che mi rendono cara questa produzione anche rispetto ad altri lavori che ho tratto dall’opera di Poe come, ad esempio, Il pozzo e il pendolo, I maghi del terrore e I vivi e i morti.

Tra i registi hollywoodiani di oggi, chi ritiene essere i suoi ‘eredi’?

Senza dubbio Jim Cameron che ha iniziato a fare film di medio budget e che oggi è diventato, senza dubbio, il più grande regista di fantascienza di tutti i tempi girando un film come Avatar. Mi piace molto anche Christopher Nolan che insieme a Cameron considero come la coppia di registi più dinamici attivi sul mercato. Certo, ho influenzato le carriere di Coppola, Scorsese, Joe Dante e Jonathan Demme, ma – al tempo stesso – considero questi autori della nuova generazione certamente più vicini alla mia idea di cinema.

Come spiega il suo talento nello scoprire nuovi talenti?

Come produttore e come regista mi basta poco a capire immediatamente chi mi trovo davanti e che cosa è capace di fare. E’ una questione di esperienza sul campo.

Quali qualità apprezza di più nei registi?

Sta tutto nella sua capacità di creare una visione personale e unica di una storia. E’ tutto lì. Le caratteristiche che apprezzo di più nel lavoro di un regista? Generalmente sono tre: la sua intelligenza. Nessuno, infatti, può avere una carriera breve o lunga che sia senza intelligenza. L’altra qualità che ammiro la capacità di lavorare duramente. Fare cinema è un lavoro glamour, è vero, ma, se fatto bene, è anche molto duro. Quello del cinema è un business molto difficile: spesso un film viene messo a repentaglio da molti fattori e solo chi ha la voglia e la determinazione di superare ogni ostacolo è veramente in grado di affrontare tutto e arrivare alla fine di un film.

Qual è stata la sfida più importante della sua carriera?

La mia sfida più grande è stata quella di proporre al pubblico idee originali dando vita a concetti che appartenessero soltanto al mio modo di fare cinema. Tutto inizia sempre con un’idea e con una sceneggiatura. La mia sfida è stata quella di avere delle idee.

A questo link tutte le info sulla mostra dedicata a Roger Corman

 

Scritto da Marco Spagnoli
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